“Siamo tutti vittime e colpevoli del cambiamento climatico”

C’è indifferenza verso l’imminente catastrofe dell’umanità. “Home”, il docufilm di Yann Arthus–Bertrand, e il libro “La Grande Cecità” di Amitav Ghosh

 

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Il film: Come ha affermato Yann Arthus–Bertrand “Viviamo un periodo determinante. Gli scienziati ci dicono che abbiamo 10 anni per cambiare i nostri modi di vita, evitare d’esaurire le risorse naturali ed impedire un’evoluzione catastrofica del clima della terra. Occorre che ciascuno partecipi allo sforzo collettivo. Ho concepito la pellicola Home persensibilizzare ilmondoquanto più possibile, per questo non ha nessun’ambizione commerciale”.

Home è un documentario su ambiente e cambiamento climatico di Yann Arthus-Bertrand, diffuso in concomitanza con la giornata mondiale dell’ambiente. Ideato come un reportage di viaggio, è realizzato quasi interamente con immagini aeree. Denuncia lo stato attuale della Terra, il suo clima e le ripercussioni a lungo termine sul suo futuro. Un tema che viene continuamente espresso lungo tutto il documentario è quello del delicato e fondamentale collegamento che esiste tra tutti gli organismi che vi fanno parte. Esso inizia con le riprese di grandi paesaggi vulcanici spiegando la connessione che esiste tra le alghe monocellulari e la nascita della vita sul nostro pianeta.

Approfondisce in ispecie le tematiche riguardanti le attività dell’uomo e sui nefasti effetti che queste stesse attività producono sull’ecosistema. Partendo dalla rivoluzione agricola e il suo impatto sulla natura, vengono affrontate le questioni riguardanti il petrolio, l’industrializzazione, le città e le disuguaglianze sociali, che non sono mai state così grandi quanto nel nostro tempo. L’attuale situazione degli allevamenti di bovini, la deforestazione in Amazzonia e in altre parti del mondo, la carenza di prodotti alimentari e di acqua pulita, l’eccessiva estrazione di materie prime e la sempre maggiore richiesta di energia elettrica sono alcuni dei temi trattati. Città come New York, Las Vegas, Los Angeles, Mumbai, Tokyo e Dubai sono mostrate come esempio di pessima gestione con i loro ingenti sprechi di energia, acqua e cibo. Lo scioglimento dei ghiacciai e l’essiccamento delle paludi e dei grandi fiumi vengono mostrati attraverso le riprese aeree effettuate in Antartide, al Polo Nord, ed in Africa,denunciando l’aumento della emigrazione di massa e dei rifugiati nel caso in cui non vengano subito prese le adeguate contromisure.

Le conseguenze sul pianeta – Home ci spiega come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e il cambiamento meteorologico non hanno solo a che fare con il terzo mondo ma che, continuando di questo passo, molto presto interesseranno anche le regioni più sviluppate. Vengono forniti i dati sulla situazione. La conclusione del film cerca di essere al tempo stesso positiva e propositiva. Il documentario, dopo aver mostrato le terribili conseguenze di alcune attività umane sul nostro pianeta e sul suo ecosistema, fornisce indicazioni riguardo alle energie rinnovabili, la creazione di parchi nazionali, la cooperazione internazionale tra le varie nazioni in merito alle questioni ambientali come risposta agli attuali problemi che affliggono la terra.

La pellicola è stata girata in varie fasi a causa della vastità delle aree riprese. Ci sono voluti oltre diciotto mesi di tempo. Il film è stato tradotto in 14 lingue e sin dal primo giorno di pubblicazione ha ricevuto un’eccellente accoglienza: è stato visualizzato oltre 400 mila volte, combinando le varie versioni realizzate nelle differenti lingue, nelle sole prime ventiquattro ore dalla sua pubblicazione su You Tube. Nello stesso giorno è stato inoltre trasmesso su moltissimi canali televisivi e teatri di tutto il mondo. Al suo debutto sull’emittente televisiva oltralpe France è stato visto da oltre 8,3 milioni di spettatori.

Libro: Amitav Ghosh, autore della pubblicazione La Grande Cecità, afferma “siamo tutti vittime e colpevoli del cambiamento climatico, perché ne subiamo le spietate conseguenze”. Ma siamo anche tutti colpevoli perché – dice lo scrittore indiano – il silenzio e l’indifferenza verso la più grande e imminente catastrofe del presente umano è di tutti. Non solo dei politici, ma anche di scrittori e intellettuali, che si occupano raramente di questo problema, e dei cittadini, che oramai dimenticano le sempre più frequenti catastrofi naturali, da Livorno ai Caraibi, dall’India a Houston. Benvenuti dunque nell’epoca della Grande cecità, dove neanche l’occhio di Irma, il più terribile uragano della storia recente degli Stati Uniti, ci illumina la vista, né smuove le coscienze. O meglio, la nostra incoscienza, Il cambiamento climatico e l’impensabile. Impensabile, spiega lo scrittore, “è l’autocensura del termine climate change, che compare raramente in libri e media, nonostante la gravità del problema”.

È una questione di narrativa, di immaginazione, alla base c’è sicuramente una colpa dei politici e della inerme comunità mondiale. Gli accordi di Parigi, già rinnegati da Trump, sono stati importanti ma si tratta di un passo minuscolo verso una soluzione del problema perché innanzitutto ne hanno affrontato una parte piccolissima, concentrandosi solo sulle emissioni e non su agricoltura, acqua e altri aspetti cruciali. Più in generale, per stoppare l’avanzata del cambiamento climatico e del riscaldamento globale è necessario fermare la crescita economica. Questa è la realtà. I politici lo sanno ma non lo ammetteranno mai, altrimenti si brucerebbero la carriera. Invece continueranno a ripetere “crescita, crescita, crescita”. Così i disastri e il calore cresceranno sempre di più, e sono necessari energia e fondi sempre maggiori, fino al

prossimo disastro. Bisogna limitare l’uso di energia, e ricalibrare quest’ultima sul consumo pulito.

Ridefinire il modello economico e la globalizzazione. Così non si può andare avanti. La crisi idrica è una delle tante conseguenze di questo sistema insostenibile. E nessuno ne parla seriamente. Se analizziamo le cause possiamo senz’altro dire che la cultura è connessa al mondo della produzione di merci e ne induce i desideri. Inoltre, non c’è istruzione né educazione su ambiente e cambiamento climatico, né da piccoli, né da grandi. Eppure il disastro è qui, imminente, intorno a noi. La cosa più deprimente è la glaciale insensibilità che persino i cittadini, ormai, mostrano senza ritegno.

In Europa abbiamo smarrito l’anima ecologista. L’attuale modello di vita estremamente materiale, individuale e schiacciato su una singola esistenza influisce profondamente su qualsiasi domanda sul nostro destino e sul futuro del mondo. Paradossalmente, nell’era della globalizzazione, non abbiamo più quello spirito globale nell’avversità. Per questo si tratta di un

problema soprattutto culturale. Conseguentemente, molto spesso non si fa nulla neanche per la prevenzione dei disastri. È incredibile che in un paese come l’Italia possano accadere drammi come a Livorno senza alcuna protezione pregressa, date anche le condizioni particolarmente ostiche del territorio italiano. Persino le Mauritius hanno un ottimo sistema di allerta anti cicloni, per esempio. Anche la vituperata Cina sta facendo molto rispetto al passato. Ma nemmeno questo oramai ci stupisce più. Le grandi nazioni occidentali, nonostante la facciata, sono paradossalmente quelle che fanno meno per risolvere il problema. Siamo succubi dell’ideologia paranoica estrattiva e della crescita ad ogni costo, senza limiti e di una frenesia consumistica insostenibile.

Fonti: You Tube, Wikipedia, Antonello Guerrera (Repubblica).

Da leggere

Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c’è il fantasma

Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti