Nei pressi del Minareto una lingua di costa abusata all’inverosimile fin dagli anni ’70, ora spappolata da frane e smottamenti
La Civetta di Minerva, 19 gennaio 2018
Non bisogna essere geologi o studiosi per capire che lì non andavano realizzate costruzioni così vicine al mare. E il mare è di tutti e la roccia è tenerissima, ricca di argilla. Il fenomeno erosivo è veloce e percepibile a occhio nudo. Ma l’arroganza dell’uomo non ha limiti, specie quando ha la presunzione di riuscire a dominare le forze della natura. Siamo alla Penisola della Maddalena, in via del Faro Massolivieri, sul lato sud del Porto grande di Siracusa. Siamo esattamente presso la piccola spiaggia la Galera ove, a meno di 200 m dalla costa, si alza di appena due metri lo scoglio omonimo in cui Paolo Orsi trovò “una tomba sicula a pozzetto e camera circolare scoperchiata, un pozzo sezionato, una rozza escavazione circolare (diam. m 2,12), profonda poco più di un metro, come fosse una fondazione, e tracce di cave di pietra”.
A partire dagli anni 70 del secolo scorso, quando il boom economico consentì anche al ceto medio di accumulare risparmi e di investirli nel mattone per difenderli dall’inflazione, questa lingua di terra (e non solo) è stata fagocitata dal cemento fino all’inverosimile: ville, seconde case, scalini, tunnel, rimesse per barche, piscine e quant’altro. Tutto abusivo, tanto per decenni gli amministratori siracusani hanno fatto come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
Siracusa si sa, è la città dei furbi, dove se hai le amicizie giuste puoi fare quello che vuoi senza rischiare nulla. E questa colata di cemento ne è la dimostrazione. In alcuni casi, le proprietà adiacenti alla spiaggia hanno alzato muri di 3 m fino alla battigia, lasciando solo un camminamento (in cemento, sic!) di 70 cm. C’è anche chi, per andare al mare senza uscire dalla proprietà, ha fatto costruire degli scalini, ovviamente in cemento. Qualcuno ha trovato complicato dover camminare a piedi scalzi sugli scogli, quindi li ha rivestiti di cemento. E siccome con la natura non si scherza, c’è anche chi ha ricevuto il conto da pagare. Sulla penisoletta che delimita a est la spiaggia era stata costruita una piscina il cui destino era già scritto nei continui casi di frane e smottamenti che si registrano nell’area. La penisoletta è crollata e con essa la piscina che la sovrastava.
Costruire infischiandosene delle regole provoca pesanti conseguenze allo sviluppo urbanistico, alla qualità del paesaggio, all’economia e alla sicurezza del territorio. Punire il reato di abusivismo edilizio è un passo indispensabile per evitare nuove colate di cemento fuori controllo, per evitare di vedere deturpato il bene comune. Considerato che Siracusa non è Licata, non ci facciamo illusioni: le costruzioni abusive non sono state mai e mai verranno abbattute. Solo uno tsunami potrà rendere giustizia.
FAGOCITATI
Monumenti, coste, paesaggi e beni naturali fagocitati da costruzioni realizzate nella provincia di Siracusa in assenza di Piano Paesaggistico.
Per decenni abbiamo costruito senza alcuno strumento organico di pianificazione del territorio. I Piani regolatori dei Comuni non sono stati capaci di impedire la costruzione di mostri, anche in presenza di beni irriproducibili. Monumenti, coste, paesaggi e beni naturali sono stati letteralmente fagocitati dal cemento e dall’asfalto e, in alcuni casi, persi per sempre. E senza suscitare la reazione di nessuno, con il tacito assenso di cittadini, società civile, chiesa, amministratori, forze dell’opposizione. Adesso lo strumento di tutela c’è e si chiama Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa. È stato adottato, approvato, ed è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana. Ma è già in vigore. Le linee guida del Piano, se rispettate, faranno evitare gli errori del passato.
I risultati di uno sviluppo urbanistico senza Piano Paesaggistico è sotto gli occhi di tutti. Basta accorgersene. Oppure basta seguire questa rubrica che, ogni quindici giorni, ne metterà sotto i riflettori uno, dando molto spazio alle immagini, le uniche capaci di dimostrare i danni arrecati.
La rubrica nasce dalla conferenza omonima organizzata da Natura Sicula il 25 ottobre 2017.

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