Foto Mascia Quadarella

Al Teatro Comunale Mogol incanta il pubblico siracusano

Quasi due ore di musica dal vivo, con i più grandi successi italiani scritti dall’autore milanese. Giulio Mogol ha raccontato aneddoti ed episodi ed ha riproposto con Ugo Mazzei i successi di Gianni Bella, Adriano Celentano, Riccardo Cocciante, Pino Mango.

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 29 dicembre 2017

“In un grande magazzino una volta al mese/Spingere un carrello pieno sotto braccio a te/e parlar di surgelati rincarati/far la coda mentre sento che ti appoggi a me/Prepararsi alla partenza con gli sci e scarponi/Esser svegliati presto prima delle sei/E fermarsi in trattoria per un panino/e restar due giorni a letto e non andar più via/Perché no? Perché no? Perché no? Perché no? Scusi lei mi ama o no? Non lo so però ci sto!”. E’ la canzone “Perché no” a riscaldare il Teatro Comunale di Siracusa per il racconto-concerto dal titolo “Cieli immensi immenso amore” durante il quale Giulio Mogol ha ripercorso alcune tappe della sua vita, raccontando aneddoti e ricordando amici e colleghi mentre il cantautore Ugo Mazzei con la sua band (composta da Rosario Bella, Rosario Calì, Rosario Guarracino e Massimo Pennisi) ha cantato alcuni dei tanti brani scritti dall’autore milanese. Le note di Acqua azzurra acqua chiara”, “Con il nastro rosa”, “Il mio canto libero”, Una donna per amico” hanno riecheggiato in un teatro con un pubblico solo inizialmente timido ma che si è lasciato successivamente andare intonando i motivi delle canzoni, trascinato dall’entusiasmo di Ugo Mazzei, visibilmente emozionato per l’esibizione nella sua città. Ma a catturare l’interesse degli spettatori è stato Mogol che ha reso omaggio immediatamente al suo grande amico Gianni Bella ricordando che il teatro Bellini di Catania presenterà a dicembre del 2018 una sua opera, “La capinera”, un capolavoro, considerata dagli addetti ai lavori la più grande opera dopo la “Turandot”.

“Che cos’è il successo?” chiede Ugo Mazzei a Mogol. “Il successo è il regalo che ti fa la gente per ringraziarti delle emozioni che ha provato ascoltando le tue canzoni”.

“Quando ho conosciuto Lucio Battisti era un ragazzo con tanti capelli.”, ricorda sorridente Mogol, “Mi fece ascoltare due canzoni ma gli comunicai subito che non mi piacevano e Lucio con un sorriso mi disse che era d’accordo. Mi fece tenerezza e cercai di rimediare a questa situazione di imbarazzo. Non avevo intuito la sua bravura ma lo invitai comunque a rivederci. Le prime canzoni che abbiamo scritto insieme sono state “Dolce di sera” e “Per una lira”. La terza canzone è stato “29 settembre” con cui abbiamo raggiunto il grande successo”. “Seduto in quel caffè/Io non pensavo a te/Guardavo il mondo che/Girava intorno a me/Poi d’improvviso lei sorrise/E ancora prima di capire/Mi trovai sottobraccio a lei/Stretto come se non ci fosse che lei”.

Il ricordo di Pino Mango è anticipato da Ugo Mazzei con la canzone “Mediterraneo”: “Bianco e azzurro sei/con le isole che stanno lì/le rocce e il mare/coi gabbiani/Mediterraneo da vedere/con le arance/Mediterraneo da mangiare/La montagna là/e la strada che piano vien giù/tra i pini e il sole/un paese/Mediterraneo da scoprire”. “Pino Mango era un uomo molto legato alla sua terra, alla sua casa, alla sua famiglia, era un uomo generoso ed aveva un cuore nobile. Un uomo come Mango non può essere che un grande uomo”. Mogol ha ricordato come il giorno prima della morte di Mango, aveva ascoltato casualmente in macchina con il figlio tutte le canzoni che aveva scritto per lui.

Rispondendo a Giuseppe Lissandrello, psicoterapeuta che con la sua Associazione “Sinergie Psicoetiche” ha contribuito alla organizzazione della serata, Mogol ha confermato che le parole, la musica, le canzoni incidano sul benessere di una persona, anche nel superare le crisi esistenziali. “Esiste un problema nel mondo discografico: oggi chi fa la promozione fa anche la produzione dei dischi. Le grandi radio non promuovono solo le canzoni ma le producono e quindi tendono a privilegiare e a promuovere le canzoni da loro prodotte, non tenendo conto della qualità”

“Passeggiando in bicicletta accanto a te/pedalare senza fretta la domenica mattina/fra i capelli una goccia di brina/ma che faccia rossa da bambina/fai un fumetto respirando/mentre mi sto innamorando”. La canzone “In bicicletta” e “Cara celeste nostalgia” di Riccardo Cocciante sono quasi interamente cantate dal pubblico, appassionato, che conosce a memoria le parole di Mogol.

La canzone “Arcobaleno”, cantata da Adriano Celentano ma scritta da Giulio Mogol e dedicata a Lucio Battisti, nasce da una serie di casualità che coinvolgono una professoressa “medium” spagnola che affermava di aver interloquito con Battisti e un giornalista italiano che aveva sognato Battisti ed aveva dedicato a lui la prima pagina di un giornale. In questo modo, emozionato, Mogol ricorda l’amico per il quale ha scritto tanti successi: “Io son partito poi così d’improvviso/che non ho avuto il tempo di salutare/l’istante è breve ancora più breve/se c’è una luce che trafigge il tuo cuore./L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore/può darsi un giorno ti riesca a toccare/con i colori si può cancellare/il più avvilente e desolante squallore”

La serata si chiude con l’intervento di Santi Scarcella, pianista, compositore e cantante jazz che ha proposto due brani del suo nuovo lavoro “Da Manhattan a Cefalù”.

Positivi i commenti dei siracusani all’uscita dal Teatro Comunale che hanno potuto ascoltare dal vivo un artista, un autore, un uomo, che ha tradotto in parole le vibrazioni dell’anima e del cuore.

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