Desideriamo le cose che non possiamo avere. La massima deriva da Ovidio (Amores). Il motivo secondo cui si desidera soprattutto le cose proibite è particolarmente caro a questo poeta (oltre che in Amores in Metamorfosi) ma si ritrova anche in numerosi altri, tra cui Petronio, Seneca (Hercules Oetaeus), Tacito (Annali), San Girolamo, Ammiano Marcellino. Una sentenza di Publilio Sirio afferma: Nil magis amat cupiditas quam quod non licet (al desiderio niente piace di più di ciò che non è lecito), e analogo è un passo dei Proverbi veterotestamentari, che pone l’accento sulla bontà dei pani e dell’acqua presi di nascosto. Una variante afferma che Quae venit ex tuto minus est accepta voluntas (di ciò che viene con sicurezza, minore è il desiderio, Ovidio, Ars amatoria). In tutte le moderne lingue europee è attestato l’equivalente del nostro Frutto proibito, più saporito.
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