“La Riserva di Capo Passero non può diventare un resort di lusso”

Gianfranco Zanna e Paolo Tuttoilmondo (Legambiente): “L’assessore regionale annulli l’autorizzazione della Soprintendenza”. Inaccettabile l’intervento di ristrutturazione conservativa e rifunzionale con cambiamento di destinazione d’uso degli immobili sull’isola

 

La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017

“Non siamo pregiudizialmente contrari alla ristrutturazione della tonnara, che insiste sulla terraferma, a fini di destinazione turistico-ricettiva, purché questo avvenga nel rispetto delle norme di tutela, delle previsioni urbanistiche e non cancelli la memoria dei luoghi. Del resto quale modello di esproprio di tonnare per uso museale potremmo contrapporre? Quello della Tonnara di Santa Panagia, a Siracusa, lasciata cadere a pezzi?

Quello che è però inaccettabile è consentire l’intervento di ristrutturazione conservativa e rifunzionale con cambiamento di destinazione d’uso degli immobili sull’isola. Il mancato completamento dell’iter istitutivo della riserva naturale da parte della Regione e lo stato di abbandono dei magazzini, delle ancore e delle barche in essi contenuti, non possono giustificare alcun intervento vietato dalle norme di tutela dell’area, sia paesaggistiche che naturalistiche. Crediamo, invece, che l’istituzione della riserva naturale e una sua gestione sostenibile e intelligente, insieme all’apertura alla fruizione del Forte che la domina, di proprietà della Regione, possano offrire interessanti opportunità economiche” questo il punto di vista dell’avvocato di Legambiente Paolo Tuttoilmondo.

Il progetto del gruppo di Mantova, architetti e ingegneri “fulminati sulla strada di … Porto Palo” dalla bellezza, e potenzialità, degli antichi fabbricati, pronti a una spesa che dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 mln di euro, è ambizioso: prevede la ristrutturazione con cambio di destinazione d’uso degli stabili per il rimessaggio barche dell’Isola di Capo Passero per là realizzare 18 suite e un ristorante d’eccellenza, mentre nella tonnara dovrebbero trovare spazio 110 stanze, bar, ristorante, centro benessere, piscine e solarium. Nessun ostacolo da parte della Soprintendenza di Siracusa che a giugno scorso ha rilasciato il nulla–osta paesaggistico a Francesco Bruno di Belmonte, di antica casata, proprietario della Tonnara, con solo alcune prescrizioni che riportano indietro nel tempo, a un’altra stagione non certo molto felice nella tutela del nostro patrimonio storico-culturale. Entusiasta per l’iniziativa il sindaco Giuseppe Mirarchi.

Di altro avviso Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente: “Condividiamo i progetti di recupero dei manufatti storici anche per un loro utilizzo a fini produttivi ma non possiamo accettare, e faremo di tutto per fermarli, progetti che sanno di speculazione immobiliare senza il rispetto delle leggi di tutela e della storia dei luoghi su cui si vuole intervenire. A tale scopo resta fondamentale il ruolo svolto dalla Soprintendenza e, purtroppo, in questo caso quella di Siracusa è stata a dir poco distratta e superficiale nel dare l’autorizzazione”. A parte i vincoli che insistono sull’area della tonnara (150 m. dal mare, piano paesaggistico in cui la “Tonnara Vecchia di Porto Palo di Capo Passero” è anche tra le aree archeologiche e quindi esclude varianti agli strumenti urbanistici), la parte più critica riguarda l’intervento sull’isola, sottoposta nel piano paesaggistico a un livello di tutela 3 che, per riferire solo qualche obiettivo, mira alla conservazione morfologica delle coste, dei valori naturali e della biodiversità, al mantenimento degli habitat naturali e alla riqualificazione ambientale del litorale. Né è considerato assentibile aprire nuove strade e piste, realizzare infrastrutture, reti, opere a mare che sarebbero invece necessari alla nuova destinazione degli edifici/ruderi preesistenti e che sono già previste nel progetto.

“L’Isola di Capo Passero è anche inserita nel Piano Regionale delle Riserve approvato con il Decreto dell’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente n. 970 del 10 giugno 1991 (come la Pillirina) – chiarisce l’avvocato Tuttoilmondo – Con la sentenza del TAR del 1998, emessa in seguito al ricorso proposto dagli attuali proprietari dell’Isola di Capo Passero, è stata annullata per motivi legati a vizi del procedimento istitutivo, la (sola) istituzione della riserva. La sentenza è importante perché il TAR ha invece rigettato il ricorso contro l’inserimento dell’Isola di Capo Passero nel Piano regionale delle riserve, mantenendo quindi in vita i vincoli di Piano di cui all’art. 22 della LR 98/81 e art. 23 della LR 14/88 che i Giudici richiamano nella sentenza ribadendo le misure di salvaguardia che consentono la (sola) manutenzione dell’immobile esistente sull’isola. Tra l’altro il ricorso contro il Piano era motivato dalla presunta impossibilità di continuare l’attività tradizionale della tonnara (e non certo dall’utilizzazione turistica del complesso) e dall’impossibilità di manutenere l’immobile. Alla luce di questi elementi in fatto e diritto, interventi edilizi come quelli autorizzati dalla Soprintendenza non possono ritenersi legittimi.

Nelle aree di Piano sono vietati, tra gli altri, i movimenti di terra non finalizzati allo svolgimento delle normali attività agricole e soprattutto interventi edilizi diversi dalla manutenzione ordinaria e straordinaria.

L’intervento proposto, sia per definizione dei proponenti che per classificazione operata dal Comune in sede di Valutazione di Incidenza Ambientale (in acronimo VINCA), riguarda la “ristrutturazione e rifunzionalizzazione” dei magazzini dell’ex tonnara con “cambio di destinazione d’uso in struttura ricettiva-turistica” nonché opere esterne in area a inedificabilità assoluta entro la fascia dei 150 metri dal mare. Né si dice qualcosa sugli scarichi dei reflui o sull’approvvigionamento idrico ed elettrico per esempio. Quindi anche l’autorizzazione della Soprintendenza è da ritenere illegittima”.

Da qui le iniziative che Legambiente intende promuovere: l’accesso agli atti e una diffida alla Soprintendenza a revocare in autotutela l’autorizzazione resa; il ricorso gerarchico all’Assessorato BB.CC. chiedendo al neo Assessore l’annullamento dell’autorizzazione concessa; un esposto all’ARTA per il profilo riserva e per alcuni aspetti della VINCA.

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