Il magistrato è stato un meraviglioso presidente di Tribunale Penale prima e di Corte d’Assise dopo. Quando andò in pensione tutti gli avvocati lo vollero a cena: un riconoscimento inconsueto
La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017
Ci ha lasciato il presidente Gaetano Guzzardi; non ho potuto partecipare ai funerali perché ho appreso la notizia troppo tardi.
Prima di parlare del perché sia doveroso ricordare il presidente Guzzardi, per meglio intelligerne la motivazione debbo fare riferimento a un episodio di qualche giorno fa.
Ho organizzato una cena di saluto a un giudice del nostro Tribunale che è stato trasferito in altra sede. Un collega avvocato da me invitato non partecipò alla cena, ed incontratolo pensai a un impedimento per motivi di salute. Il collega volle precisare che la sua assenza era stata una scelta ponderata in quanto i giudici non hanno riguardi per gli avvocati e specificò ”che non vanno nemmeno ai funerali degli avvocati, neanche dei presidenti dell’ordine degli avvocati”. Non aveva pertanto motivo di partecipare alla cena per uno di loro.
La mia risposta fu che le cene di saluto non sono per tutti i magistrati che lasciano Siracusa, non è un rutinario atto di deferenza ma è una scelta per dei magistrati che hanno reso onore al loro potere di giudicare uomini e vicende umane. Nella mia carriera di avvocato ne avrò organizzato non più di sei sette e sempre con grande partecipazione di colleghi. Che significa questo? Significa che gli avvocati giudicano i giudici con i quali sono stati protagonisti dei processi civili e penali e la cena di saluto costituisce il rilascio di una patente ad un magistrato meritevole di essere considerato Giudice Signore, titolo che si conquista in aula di udienza giorno per giorno.
Il presidente Guzzardi è stato un signor giudice e un meraviglioso presidente di Tribunale Penale prima e di Corte d’Assise dopo. Era incazzuso anche con gli avvocati: in piena udienza a gran voce ci richiamava all’ordine; ma dopo cinque minuti gli ritornava il sorriso, riprendeva la sua garbatezza naturale e al bar dove lui ogni giorno andava a comprare le caramelle per gli adorati nipotini doveva offrirci il caffè .
Ma questo non basta: il presidente Guzzardi deve essere ricordato e portato come esempio per la sua grande umanità verso gli uomini che giudicava; mai aveva a dimenticarsi che davanti a lui compariva un uomo con le sue sofferenze, con le sue speranze, con il suo pentimento. Filtrava all’epoca – ma lo intuivamo dal contesto delle sentenze – che egli tante volte aveva a tirare la giacca ai giudici che componevano il collegio giudicante per ottenere una pena mite, per concedere un’attenuante per mitigare la pena che doveva irrogare.
A distanza di anni ne abbiamo avuto conferma da giudici, oggi in pensione, che hanno parlato dell’insegnamento alla mitezza del Presidente Guzzardi che dava loro in “Camera di Consiglio”.
Sono felice di ricordare che quando andò in pensione tutti gli avvocati lo vollero a cena: una patente di Giudice Signore.

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