“Pronti alla collaborazione sull’affido interrotta due anni fa”

Sandra Di Marco, presidente dell’associazione Famiglie affidatarie ed adottive: “Positiva la disponibilità dell’ass. Sallicano”, “Le famiglie si demotivano se il Comune non le coinvolge”, “Strano che da due anni i minori nelle case famiglia e comunità alloggio restino 70”

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

Che manchi la cultura dell’affido nella nostra città è certamente vero così com’è vero però che la preparazione e formazione su un tema tanto complesso quanto importante non si inventa né si improvvisa ma si costruisce giorno dopo giorno attraverso il coinvolgimento di enti e famiglie disposti ad accogliere chi è in momentanea difficoltà. Due anni fa la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra amministrazione comunale (allora rappresentata da Rosalba Scorpo) e le associazioni impegnate da anni sui delicatissimi temi di affido ed adozione. Poi il nulla.

Sandra Di Marco, presidente della storica associazione Famiglie affidatarie ed adottive ci spiega “Da due anni siamo in attesa di riprendere il confronto con l’amministrazione comunale di Siracusa ed accogliamo positivamente le dichiarazioni dell’assessore Sallicano auspicando una collaborazione che continua a non esserci. Mentre qualche segnale arriva dall’amministrazione sul tema adozione, sull’affido siamo totalmente fermi dal dicembre 2015, dalla sottoscrizione, appunto, del protocollo d’intesa. L’interesse primario delle associazioni resta da sempre quello di coadiuvare gli enti locali al fine di supportare le famiglie in momentanea difficoltà garantendo ai minori un giusto ambiente come la famiglia temporanea, in attesa del reingresso del minore nella sua famiglia originaria ma viene il dubbio che qualche soggetto, interno all’amministrazione, non desideri alcun supporto e consideri la nostra disponibilità un’ingerenza o che esistano rapporti privilegiati con poche associazioni”.

Dunque il problema non è solo la mancanza di cultura dell’affido ma un modo di procedere che disperde energie e buona volontà anche da parte di chi cura e si occupa dell’accoglienza da anni. “Le preoccupazioni e i dubbi espressi negli anni dalla nostra associazione – continua la Presidente -rimangono tutti. Da 2 anni i minori della nostra realtà, accolti nelle case famiglia e comunità alloggio, restano 70 ed i numeri non sono mutati. Quali progetti socio-educativi personalizzati, viene da chiedersi, ha messo in atto l’amministrazione (e chi di competenza) dal momento dell’inserimento del minore in comunità? Quali percorsi sono stati creati per accompagnarli nel reingresso in famiglia? Ci pare che il concetto di cultura dell’affido debba dapprima radicarsi nell’ente locale che non opera per l’inserimento dei minori in famiglia ma in altri enti, anche quando questo non sarebbe necessario”.

Di certo il dato è triste e già un paio di anni fa proprio in una nostra intervista le referenti dell’amministrazione Garozzo parlarono di 70 minori siracusani in comunità. Se oggi il numero è lo stesso (certamente qualche minore si sarà avvicendato nelle strutture) vuol dire che la maggior parte dei minori è rimasta lontano dalla speranza di poter avere accanto genitori affidatari con un vuoto di affettività ed un aggravio peraltro non indifferente per le casse amministrative. “Vi è poi da notare – aggiunge la Di Marco – che il problema corsi per gli operatori è un argomento molto aleatorio: le pratiche e le competenze sull’affido sono insite nelle professionalità delle assistenti sociali mentre più importanti risultano i corsi per le famiglie che si sono rese disponibili”.

Il problema vero che a noi sembra emergere da quando seguiamo questa tematica è che si riscontra una diversa sensibilità tra adozione ed affido: il primo aspetto è sicuramente più curato tant’è che l’amministrazione ha concluso un ulteriore corso a maggio 2017 mentre sull’affido, massima espressione di accoglienza, tutto diventa difficile. perché? Se, come ha dichiarato l’assessore Sallicano, affido vuol dire dono perché non donare ai minori una famiglia di supporto?

“L’apporto delle famiglie siracusane è sia qualitativamente sia numericamente valido – conclude la Presidente Di Marco – e, attraverso una significativa sensibilizzazione del territorio, sarebbe possibile incrementarne il numero ulteriormente, ma è chiaro che se i nuclei familiari disponibili non vengono né coinvolti né interpellati essi si demotivano e credono non gradito o utile il loro volersi donare. Peraltro, a mo’ di esempio, la nostra associazione, senza alcun protocollo d’intesa, collabora in modo fattivo con l’amministrazione comunale di Noto e da questo rapporto positivo sono scaturiti diversi affidi che hanno consentito ai minori di trovare calore e supporto familiare. L’associazione famiglie affidatarie e adottive è dunque pronta, da sempre, a coadiuvare l’assessorato politiche sociali di Siracusa ed i bambini e famiglie che ne hanno bisogno”.

E, come promesso all’assessore, torneremo ad ottobre a chiedere alle associazioni se finalmente si comincia a procedere affinché la cultura dell’affido non sia una chimera siracusana ma un reale modo di agire ed intendere il bene per chi è in difficoltà.

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