Confindustria all’attacco dei piani paesaggistici

Campagna mediatica in tutte le province dell’isola. Prima che entrino a regime li si vuole bloccare impedendo ogni pianificazione in Sicilia. Non è vero che stravolgono tutto ciò che era stato autorizzato in precedenza

 

 

La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017

Dunque è partito l’attacco ai piani paesaggistici della Sicilia: un attacco concentrico, ben strutturato, anzi concertato.

Atto primo: l’articolo del Sole 24ore una decina di giorni fa; ultimo atto, a livello locale: l’incontro tra il presidente dell’Ance, Massimo Riili, quello di Confindustria Alberghi e Turismo, Salvo Corso, e  l’assessore comunale all’urbanistica Antonio Moscuzza.

Comune denominatore le lamentele nei confronti di piani che strozzerebbero iniziative fondamentali per lo “sviluppo” della regione e della città.

Da una parte si denuncia che siano di fatto bloccati, per la regione, stanziamenti da 180 milioni per il termovalorizzatore del messinese, 100 per la provincia di Ragusa nel settore petrolifero, 800 per il progetto dell’alta tensione di Terna, 1 miliardo per infrastrutture (strade, autostrade, depuratori); dall’altra, a Siracusa, si protesta che sia stato “ingessato” lo sviluppo urbanistico della città, dalle infrastrutture portuali e delle zone costiere a tutte le altre aree dove vige il vincolo dell’inedificabilità imposto dai piani paesaggistici che però, e va detto, si limitano a recepire e riordinare norme preesistenti. In euro una perdita di risorse pari a 500 milioni.

Una situazione “insostenibile” denunciata nei giorni scorsi da Giuseppe Catanzaro, neo eletto presidente di Confindustria Sicilia, che, supportato da alcune forze sindacali, ha paventato anche lui la perdita di oltre due miliardi di euro di investimenti e lamentato decisioni poco coerenti degli uffici regionali che, se da una parte hanno autorizzato alcune attività di imprese, in particolare agricole, dall’altra ne hanno impedito la produttività proprio con i vincoli paesistici.

Sull’altro versante, ovviamente, le associazioni ambientaliste in difesa di un territorio “devastato dall’attacco di speculatori e politici” interessati a facili guadagni o a manovre elettoralistiche, e pronte a lottare per salvaguardare ciò che resta di un patrimonio naturalistico bene comune da preservare anche per le future generazioni.

Sotto accusa il governatore Crocetta, e con lui gli assessori Contrafatto e Croce, autori di un emendamento (non sottoscritto però dall’assessore ai beni Culturali Vermiglio) che cancellerebbe di fatto i piani paesaggistici. Secondo il presidente di Legambiente Zanna la norma prevede una deroga generalizzata per le opere di pubblica utilità, definizione onnicomprensiva e facilmente adattabile a qualsiasi situazione, che, per di più, avrebbe effetto retroattivo anche per opere già negate per contrasto con i piani approvati. Una proposta che si ritiene “palesemente incostituzionale”, quindi da dichiarare inammissibile se arrivasse in Aula, ma che “così come quella dell’estate scorsa sulla sanatoria delle case abusive entro la fascia dei 150 metri, continuerà a far parlare in pessimo modo della Sicilia e della sua squalificata e inqualificabile classe dirigente.

L’ennesima vergogna, un’altra ragione in più per non sentirsi degni di essere siciliani” è il commento sdegnato di Zanna.

Si apre così una nuova stagione di diatribe su strumenti di salvaguardia del territorio nati a tutela delle vere ricchezze dell’Italia e della nostra isola, i beni culturali, che andrebbero semplicemente valutati non come ostacolo a un presunto sviluppo bensì per quello che sono: “una cerniera tra il sistema di governo e il sistema di produzione e di consumo territoriale”.

Naturalmente, la campagna di demonizzazione che si riapre da subito non rinuncia a informazioni false e tendenziose: se è infatti pur vero che l’entrata in vigore delle norme di tutela paesaggistiche non è avvenuta “a bocce ferme” ma con investimenti o valutazioni d’impatto già avviate, è da chiarire che esse non stravolgono ciò che era già stato autorizzato in precedenza, ad eccezione dei casi in cui il soggetto competente, ovvero la Soprintendenza, non ritenga incompatibile con i criteri di tutela ciò che era stato autorizzato prima in territori che hanno  invece ricevuto un’attribuzione di valore e di peso maggiore rispetto al vincolo paesaggistico preesistente.

E’ questo il caso della rete elettrica di TERNA che, al contrario da quanto affermato nell’articolo del Sole 24, non viene bloccata ma solo invitata ad interrare i tratti di linea più impattanti nel paesaggio, riproponendo un nuovo progetto.

Sembra piuttosto che, prima ancora che i piani paesaggistici entrino a regime, ci sia la volontà dei grandi e più potenti stakeholders di bloccarli, impedendo così ogni possibile pianificazione nella nostra isola.

L’elaborazione ed approvazione dei  piano paesaggistici, oltre che un dovere sancito dalla legge Galasso in poi, è per tutti un valore che accosta la nostra regione a quelle regioni italiane più lungimiranti ed efficienti che già si sono dotate di un piano territoriale a valenza paesaggistica, quali la Toscana, la Puglia e il Piemonte. Gli investitori citati dall’articolo non ne vedono i vantaggi ma i progetti che sono conformi alla strategia del piano vengono attuati ed anche velocemente, mentre solo quelli non conformi vengono fermati e ne viene richiesta la riprogettazione, e solo allora ne discenderà un diritto di trasformazione del territorio.

Per impedire che il territorio venga oltraggiato ancor più di quanto fin qui non lo sia stato e per assicurare uno “sviluppo” che sia veramente tale, e pertanto esteso a tutta la comunità, presente come futura, è necessaria oggi più di prima una maggiore responsabilità dei soggetti sia pubblici che privati che devono incontrarsi e comunicare al fine di risolvere i problemi. La certezza di regole  e di diritti non può che agevolare le stesse imprese private. Occorre quindi negoziare i progetti di investimento eventualmente bloccati dai piani paesaggistici per coniugare le strategie di tutela dei beni culturali e la qualità degli interventi di trasformazione del paesaggio. Tutto qui.

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