A far cassa – con sommo gaudio del commissario dell’Inda Pinelli, ingegnere idraulico con competenze nell’energy power gas – ci pensano ora Ficarra e Picone.Godiamoceli questi due lazzaroni della comicità, facciamo finta di trovarci altrove
La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017
È nell’ordine normale delle cose che qualunque impresa, basata anche sull’entità degli incassi per la propria sopravvivenza, faccia sfoggio di buoni introiti vantando la qualità amministrative. E dunque, quando l’INDA diffonde proclami autocelebrativi snocciolando cifre consolatorie c’è solo da compiacersi. Anche se la coda del Diavolo si dimena, nel dubbio: che fine fanno questi incassi, come e a chi vengono distribuiti, qual è l’entità delle prebende di chi questi soldi gestisce? Dubbi leciti, considerati certi precedenti, Ma i dubbi sono per gli organi preposti ad indagarli.
Stando perciò agli autoelogi amministrativi, “tutto va ben madama la marchesa”! Tutto?
È risaputo che una impresa artistica, oltre ad evitare la bancarotta, deve (e sottolineo deve) curare ranche la qualità del prodotto. Ed è qui che casca l’asino. Perché, tranne superficiali e qualunquistiche impressioni di palese incompetenza da parte di spettatori ferventi seguaci dello squallidume tipo “Isola dei famosi”, è un fatto che dilaga la delusione degli spettatori (non necessariamente acculturati nello specifico) dotati di comune buonsenso che siedono sui gradoni del Temenite vogliosi di scoprire (imparare?) come, millenni addietro, andavano in scena le tragedie che a buon diritto vengono catalogate come “dramma antico”. E invece si trovano davanti a cosiddette “innovazioni” che stravolgono a man salva la sacralità etica e spettacolare del Temenite, contrabbandando la fregola dell’esibizionismo di chi, incapace forse di realizzare uno spettacolo nella sua forma originale, si arrampica affannosamente con prosopopea per dimostrare al colto e all’inclita che lui…
E c’è da chiedersi: il Commissario scelto dal ministro Franceschini (il quale avrà avuto dei motivi per farlo) ritenendolo competente in materia, ha oppure no la facoltà o il dovere e l’autorità di intervenire (come faceva il saggio e competente Giusto Monaco) per evitare storture e manomissioni arbitrarie sulla originalità delle tragedie? E sennò, è da ritenersi connivente?
Preceduto da una notorietà di musicologo e da referenze circa la propria professione di ingegnere (ex dirigente della ERG e presidente della Energy Power Gas), l’attuale commissario Pinelli è proteso verso l’obiettivo primario degli incassi. E gli daranno una grossa mano Ficarra e Picone (che più grossa di così non sì può) nel quadro di una geniale idea per il botteghino. I quali Ficarra e Picone, acclarati professionisti e formidabili cabarettisti, onusti di glorie anche cinematografiche, faranno la propria parte come sanno e possono. Per la gioia degli spettatori che accorreranno a goderseli, sicuri di scialarsi di risate.
Occorre dire, per mia correttezza professionale, che il termine “cabarettisti” è riduttivo per i due picciotti palermitani, perché possiedono anche qualità interpretative che vanno ben oltre la ritualità delle battute in quanto tali. Mordaci come sono, e spericolati giocolieri della parola, non hanno perso l’occasione per dichiarare (sembra al Corriere della Sera o altro autorevole quotidiano) quanto segue: “Ebbene sì, il teatro italiano è caduto cosi in basso, quelli che ce l’hanno proposto devono essere fuori di testa!”. L’allusione alla partecipazione alle “Rane” è palese.
D’accordo: una frase presa così, enucleata dal contesto, non può essere presa alla lettera. Perché sennò sarebbe come sputare nel piatto in cui si mangia. E Ficarra e Picone non sono autolesionisti. Maestri di feroci paradossi, ecco! Per l’irrefrenabile inventiva della battuta oltre le righe. Dio li benedica! E allora? Così andrà a finire: godiamoceli questi due lazzaroni della comicità, facciamo finta di non trovarci al Teatro Greco, che Aristofane stia ad origliare dal Temenite ridendo anchelui. Anche se la comicità di allora rispetto a quella di oggi ci appare come una cosa da educande…

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