Petralia: “Timori per la nuova legge sulle aree protette”

Il convegno di Avola sulle riserve naturali in Sicilia. Il prof. dell’Università di Catania: “Si vogliono allentare i controlli e la vigilanza  e inoltre vi è il pericolo che nella gestione dei parchi sia assente la comunità scientifica”

 

 

La Civetta di Minerva, 19 maggio 2017

Recentemente si è svolto presso l’Istituto Maiorana di Avola un convegno regionale sulle Riserve naturali in Sicilia, organizzato dalle associazioni: Acquanuvena di Avola, Archeoclub di Noto, CAI di Siracusa, Ente Fauna Siciliana, Legambiente, Lipu, Notoambiente e Sciami di Noto. Si è voluto fare il punto delle loro condizioni dopo 35 anni dall’istituzione.

Le Riserve oggi presentano molte criticità, ma nello stesso tempo altrettante prospettive e potenzialità per uno sviluppo ecosostenibile del territorio. Le metodologie individuate e le  soluzioni possibili a parere della presidente dell’Archeoclub di Noto, Laura Falesi, che  ha aperto i lavori a nome delle associazioni organizzatrici, sono il  “dialogo costante con le istituzioni, alle quali si chiede un occhio più attento alla tutela”.

Grazie alle relazioni di esperti importanti del settore, sono stati approfonditi contenuti e proposte. Ha iniziato il prof. Alfredo Petralia, già docente di Zoologia all’Università di Catania, sul tema: Analisi e prospettive di uno sviluppo ecosostenibile del territorio. “Questo momento celebrativo si tiene in una fase delicata e particolare perché si è in pieno dibattito sulla nuova legge per le aree protette. Ci desta preoccupazione il fatto che si vogliono allentare i controlli e la vigilanza  e inoltre vi è il pericolo, come già alcune associazioni hanno fatto notare nei mezzi di comunicazione in questi giorni, che  non sia garantita la  professionalità dei dirigenti delle aree protette e che sia assente la comunità scientifica nella gestione dei parchi. Una grandissima incongruenza non prevedere, per la scelta di chi deve dirigere Parchi Riserve ed Aree protette, evidenti e comprovate esperienze nel settore. Vi è il pericolo che sia perduto il patrimonio acquisito con l’impegno e l’abnegazione delle associazioni ecologiste e culturali siciliane”. Petralia si è poi soffermato sul tema delle questioni ancora aperte, in primis quella sul Parco degli Iblei, non ancora istituito e che racchiude non solo grandi valori naturalistici ma anche storici, etnoantropologici, archeologici e culturali, e poi sull’altra grande questione del ticket d’ingresso delle Riserve che non parte poiché non si riesce a garantire il servizio guide, i centri visitatori e i servizi igienici.

Il docente di Aree protette all’Università di Catania, prof. Giorgio Sabella, ha relazionato sui “Piani di utilizzo delle zone B delle Riserve Naturali della Regione Sicilia”. E proprio in Sicilia, dove sono state istituite le prime Riserve Naturali puntando come concetto di base sul valore etico della conservazione, purtroppo i piani di utilizzo approvati sono pochi e sembra che, oggi, rispetto alle Riserve, vi sia un approccio meno etico e più consumistico.

Il direttore della Riserva Naturale Orientata dell’Isola di Lampedusa, Angelo Dimarca, è intervenuto sul “Sistema delle Aree protette: problematiche e potenzialità”.  Partendo dall’esempio pratico di Lampedusa e dell’isola dei conigli è stato possibile comprendere che le buone pratiche di salvaguardia e fruizione possono e devono andare di pari passo. Pertanto, ha aggiunto, l’azione non può prescindere dal concetto che non è possibile pretendere canoni di sicurezza alla stregua di una strada o una piazza. Bisogna, inoltre, fare i conti con l’emergenza dei cambiamenti  climatici, dell’indiscriminato uso del suolo agricolo, dell’utilizzo sostenibile dei terreni ed inoltre è necessario, nella gestione delle aree protette, un piano di gestione unico”.

Alcune indicazioni per il documento finale vengono dal pubblico. Due studentesse dell’Istituto Rizza di Siracusa, accompagnate dal prof. Tanino Midolo del CAI di Siracusa, hanno chiesto chiarimenti sull’iter di istituzione del Parco degli Iblei ed hanno, pertanto, spronato i presenti a farsi portavoce verso le autorità per una risoluzione di questa vicenda. Questa proposta è stata accolta e condivisa da parecchi  interventi a seguire poiché il Parco rappresenterebbe per gli Iblei una grande possibilità per i vantaggi e benefici in termini di conservazione e tutela della biodiversità, per l’agricoltura e l’allevamento di collina, per i prodotti all’interno dell’area  e  per un turismo ecosostenibile.

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