Articolo per la Civetta di un noto artista siracusano: pittore, cantante, scrittore e poeta. “La sentii recitare alla libreria Biblios. Giunto a casa, senza nemmeno cenare, mi sono seduto al pianoforte e ho musicato i versi…”
La Civetta di Minerva, 21 aprile 2017
Quasi ogni sera, all’imbrunire, dopo aver attraversato a passo sostenuto il Ponte Umbertino, vago per i vicoli di Ortigia. E’ come se un’attrazione inconscia mi spinga a ripercorrere le stesse stradine semideserte, che conosco molto bene, ma dove si cela qualcosa di misterioso: lo percepisco fortemente. Qualcosa che non riesco però a decifrare, a svelare.
Un paio di mesi addietro, durante i miei giri, ho sostato presso la libreria “Biblios”, dietro Piazza Archimede, affollata di gente che ascoltava una ragazza, Ninfa, che leggeva dei versi. Dopo un po’, stavo per riprendere il mio solito percorso, quando Linda Pizzo, la poetessa, mi ha invitato a fermarmi poiché quelle poesie erano sue e aveva piacere che le ascoltassi. Si era liberato intanto un posto a sedere accanto a lei e certo non potevo non accogliere la sua richiesta. Le ho domandato: “ Chi è quella bambina vicino a Ninfa?”. “E’ Mirea. Reciterà alla fine una mia poesia, “Arcobaleno”. La osservavo, incuriosito: piccolina, sette-otto anni, concentrata, in attesa, vibrante d’entusiasmo, dolce. Mi faceva pensare a mia figlia Myriam, quando aveva la sua stessa età. Che coincidenza, poi: Mirea e Myriam!
E’ arrivato il suo turno, a chiusura della serata. Determinata, padrona di sé, ha iniziato a recitare con una dizione perfetta, con un’espressività unica, con un coinvolgimento emotivo che traspariva da ogni più piccola fibra del suo viso, del suo piccolo corpo. Intuivo che si era impossessata del significato più profondo di quei versi delicati e li aveva permeati con una sensibilità incredibile. Ma c’era nella sua recitazione un elemento che la rendeva veramente meravigliosa: la gioia di vivere, di trovarsi insieme a noi spettatori, quasi ad affermare implicitamente: “Qua ci sono io, sono tanto felice, e vi voglio bene!”. Ecco “Arcobaleno”: “Voglio fondermi nell’azzurro dell’orizzonte/ tra cielo e mare/ confondermi col rosso dei papaveri/ respirare il verde dell’erba fresca/ dondolarmi nell’arancione delle calendule/ assopirmi nel viola del mistero notturno/ svegliarmi nell’indaco dell’aurora/ sciogliermi nel giallo del sole/ essere un tutt’uno con l’arcobaleno/ dopo la tempesta delle mie lacrime/ allora sì … che … / una luce bianca e pura … / ti abbaglierà”.
Quando ha finito di recitare mi sono avvicinato a lei e l’ho abbracciata e baciata, stupefatto, senza parole. Ricambiando il mio abbraccio, mi ha guardato e i suoi begli occhi luminosi mi dicevano che aveva capito perfettamente quanto l’avessi apprezzata.
A voler sintetizzare la particolarità della personalità di Mirea, mi viene da pensare a due aggettivi che il mio amico Antonio Di Grado usa con riferimento al carattere di un artista dotato di molto talento, cioè “candido e callido”: il candore che è la qualità naturale per essere genuini e, insieme, l’astuzia innata che tiene vigili e guida l’intelligenza permettendo di conseguire risultati notevoli. Ma, volendo ancora approfondire, mi sembra che Mirea abbia una dote rarissima in una bambina della sua età: ossia una carica di “umanità” che soltanto da adulti si riesce a volte a raggiungere. Ecco, lei è una bambina e nello stesso tempo ha una precocissima capacità di comprensione che le dà una visione chiara del mondo che le sta intorno, un mondo tanto meraviglioso per lei che la porta ad abbracciarlo. Questo mi pare l’aspetto più stupefacente, ed emozionante, di Mirea.
Mentre salutavo, mi è balenata un’idea. Ho chiesto una copia del testo e rientrato a casa, senza pensare che dovevo ancora cenare, mi sono seduto al pianoforte e ho musicato i versi. Completato lo spartito, a matita, non al massimo delle chiarezza, ho preso quindi la fisarmonica e mi sono recato in via Roma, a casa di Ninfa, dove Linda festeggiava quella sera il compleanno e dove prima ero stato invitato anch’io e avevo declinato l’invito. Erano le 23 e ho incrociato lungo le scale Annalisa che portava in braccio la sua piccola bambina prodigio, insonnolita e stremata, per metterla a letto. Non appena Mirea mi ha visto, si è scossa come per incanto dal torpore, gridando di gioia, e siamo entrati in un grande salone dove la festa continuava e dove si trovavano molte delle persone che avevano assistito allo spettacolo.
La sorpresa è stata tanta per la novità inaspettata, anche per me, tra l’altro, che avevo preso quell’iniziativa. Ho imbracciato così la fisarmonica e ho cantato “Arcobaleno” in un silenzio assoluto, trepidante. Dopo l’esecuzione, tutti hanno applaudito a lungo, con trasporto, e mi hanno detto che è nata una canzone bellissima. Io non lo so. So solo che Mirea mi ha comunicato un’emozione incontenibile, così grande da spingermi a comportarmi così come mi sono comportato. E nell’euforia generale avevo la sensazione distinta che quella sera stessi vivendo come in un alone di avventura. Perché, per me, la sola avventura della vita è incontrare gli altri. Quella sera ho incontrato Mirea, che me la riempie, la vita, col suo affetto, con la sua dolcezza di bimbetta meravigliosa, e con la sua “umanità”.
Domani, sabato 22 aprile, alle ore 18, presso la Libreria Mondadori della Fiera del Sud a Siracusa, in occasione della presentazione del libro di Aurelio Caliri “La voce del vento”, Mirea Bramante e due attori dell’INDA, Giulia Messina e Salvatore Pappalardo, leggeranno alcuni racconti tratti dalla pubblicazione.

Commenti recenti