Maria Callas, una voce memorabile e una grande solitudine

Milena Milani in una pubblicazione dell’editore Lombardi a cura di Bruno Tosi: “Non imparò mai a convivere con se stessa”. E Manuel Giliberti: “Oggi quel mito si presta a una lettura meno esteriore”

 

La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017

Ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario della morte di Maria Callas, avvenuta a Parigi in circostanze non ancora chiarite. La Callas era sola nel suo appartamento, perché aveva deciso di abbandonare le scene e di condurre, per problematiche esistenziali, una vita isolata. In effetti soffriva molto per avere subito l’affronto doloroso di essere stata abbandonata da Onassis che, dopo averla indotta a lasciare il marito Meneghini, aveva poi deciso di convolare a nozze con Jacqueline Kennedy.

Il 2 dicembre 1921 a New York nasce Maria Anna Sophie Cecilia, figlia di Giorgioed Evangelia Kalogeropoulos, emigrati dalla Grecia negli USA. Nel 1929 il padre di Maria cambia il cognome  in Callas. Nel 1932 Maria prende la sua prima lezione di pianoforte. 1937: i suoi genitori si separano, e Maria torna in  Grecia con la madre.

Ad Atene viene ammessa al Conservatorio, e l’11 aprile per la prima volta canta in pubblico in un concerto con altri suoi colleghi. Comincia così tutta una serie di “prime volte”: il 2 aprile 1935 debutta come Santuzza in ”Cavalleria rusticana” in  un allestimento studentesco e le viene assegnato il Premio del Conservatorio.

Il 21 ottobre 1940 ottiene il primo ingaggio al Teatro Reale di Atene e il 21 gennaio  1941 sale in palcoscenico come Beatrice in “Boccaccio”. Nei 4 anni successivi  canterà “Cavalleria”, “Fidelio”, “Tietland”, e il 27 agosto 1942 per la prima volta si  cimenta in  “Tosca”.

Finita la guerra, Maria decide di tornare in USA nel 1945 e riprende il cognome Callas. A dicembre fa un provino per il Metropolitan senza esito. A Chicago nel gennaio 1947 canta in “Turandot” e il 27 giugno dello stesso anno arriva a Napoli con un ingaggio per l’Arena di Verona.

È una svolta decisiva nella vita e nella carriera di Maria. Sposa il facoltoso   imprenditore Giovanni Battista Meneghini, debutta all’Arena in “Gioconda”, nel 1948 a Firenze canta per la prima volta “Norma”, un’opera che canterà moltospesso.

Canterà poi in “Valkiria” e “Puritani”, e intanto continuerà ad affinare le sue qualità canore, intraprendendo quella carriera ricca di fasti e di popolarità. Nel 1951 è alla  “Scala’’ di Milano nei “Vespri Siciliani” con un clamoroso successo che fu definito  “‘storico”, nel 1953 registra la sua prima discografia di  “Lucia di Lammermoor”, e alla ”Scala” incide una serie di opere complete.

Il prosieguo ascensionale della sua favolosa carriera è ben noto: clamorosi successi dappertutto. Ma parallelamente è la sua vita privata che non le riserva analoghe  soddisfazioni. Anzi. Destò scalpore l’avere lasciato il marito Meneghini per  convivere con Onassis un periodo che le avrebbe riservato mortificazioni e  solitudine.

Milena Milani ha scritto a proposito della “Solitudine di Maria Callas” in una pubblicazione dell’editore Lombardi a cura di Bruno Tosi.

“Quel vuoto, quello smarrimento – scrive Milani – erano  evidenti tra le lusinghe dichi la circondava. La sua era una voce memorabile, pioggia sulla terra riarsa, manna celeste, tragedia, invettiva. Ma anche solitudine estrema, senza speranza, senza luce per lei… E lei, l’interprete di tanti personaggi, non imparò a convivere con se stessa, nella propria intimità spirituale. La prova di questo dramma è la sua morte  solitaria”.

E nella stessa pubblicazione Manuel Giliberti ammonisce: “Oggi quel mito, forte più che mai, si presta ad una lettura e interpretazione meno esteriore, ambedue  condotte attraverso lo studio e la ricerca dei documenti sia dei fatti artistici che di quelli umani”.

Un mito, dunque, dolorosamente vissuto in una solitudine come una condanna nonostante i fasti esteriori, una fragilità umana soverchiata dalla gloria artistica, una sempre delusa ricerca della propria mai intravista identità vera.

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