Teatro Comunale, ora bisogna trovare le giuste competenze

Un articolo del regista siracusano, ricco di memorie degli eventi accolti nel bellissimo edificio dal secondo dopoguerra fino alla sua chiusura. “Al di là delle solite critiche, la gestione va affidata a un soprintendente di provata esperienza”

 

La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017

Io non c’ero. A differenza di Aldo Castello, che c’era perché invitato alla conferenza stampa (benché, per sua ammissione, non giornalista come me) e all’inaugurazione del Teatro Comunale.

Non c’ero perché si ignora chi opera a Siracusa con una costante attività e con un palese curriculum. E che non ha mai lustrato le scarpe a chi frequenta il Palazzo. Io non c’ero. Ma nel suo resoconto sulla nostra “Civetta” Aldo Castello è stato molto esauriente grazie anche alla insita padronanza di un elegante equilibrio.

Non c’ero, ma sia chiaro: qui non si fa un cruccio di sterile supponenza, e nemmeno una questione di sciocca “lesa maestà”‘ che, oltre  ad essere improponibile, non mi appartiene. Chi mi conosce bene sa che ignoro cosa siano le ubbìe di “grandeur”.

Detto questo, mi inserisco sull’argomento Teatro Comunale perché leggendo il “Taccuino”  di Titta Rizza (che conosco e stimo sin dai tempi del giornale studentesco “6 meno e col quale ho collaborato realizzando un “Convegno Internazionale  sulla Musica leggera”) nei miei ricordi si sono aperti spiragli di memorie riguardanti, appunto, il Teatro Comunale dal secondo dopoguerra fino alla sua chiusura.

Oggi forse nessuno sa oppure nessuno ricorda le stagioni liriche e i concerti al Comunale subito dopo la sua prima apertura, come mi sono stati raccontati, quando ero bambino, da  chi c’era. E forse nessuno ricorda gli spettacoli realizzati in seguito, dei quali sono stato imberbe spettatore.

Chi ricorda la commedia “Piccola città” con la Compagnia di Annibale Ninchi? Un testo rivoluzionario per i primi anni ’50. E ancora: lo spettacolo con Paola Borboni, e gli show delle grandi orchestre di mambo di Pantaleon Peres Prado e poi di Xavier Cugat con la favolosa Abbie Lane? E i frizzanti spettacoli “II dito nell’occhio” con Dario Fo, Franco Parenti e Giustino Durano, e “Sani da legare” con Walter Chiari che aprivano la strada a quello che sarebbe diventato il genere “cabaret”?

Nomi prestigiosi, certo, portati da impresari in modo tuttavia occasionale, così qualche opera lirica (ricordo una “Tosca” in cui feci anche da comparsa) e alcuni ottimi concerti “vocali e strumentali” (come si diceva una volta) coi mitici Ferruccio Tagliavini e Franco CorelliNomi e avvenimenti prestigiosi sul palcoscenico del Comunale che, pur non essendo la “Scala”, o la “Fenice”, o il “San Carlo”, e non disponendo di un cartellone preordinato e opportunamente meditato come Palermo e Catania, ha avuto momenti importanti. Anche quando fu chiuso.

Perché, solo per fare qualche esempio, nel Foyer feci approntare un grande “praticabile” sul quale, in mancanza di palcoscenico, portai “Giovanna del popolo” con Lydia Alfonsi e  la Compagnia di Massimo Mollica. E nello stesso Foyer portai anche lo “Stabile” di Catania con “L’opera da tre soldi” di Brecht.Tralascio i veglioni carnevaleschi che organizzai con l’orchestra Zannelli, prima nella platea sgombra e poi nel Foyer, i veglioni studenteschi col Nautico, e la regia con le prove per la messinscena di “Dio salvi la Scozia” di Manzari (che portai poi al Vasquez) con Renzo Monteforte, Pippo Bianca, Aldo Spitaleri, Dora Peluso del “Teatro d’Arte”…

E ora? A febbraio si tireranno le somme perché così ordina la deroga concessa in via provvisoria. Nel frattempo dovrà essere individuato un sovrintendente di provata competenza, ben oltre ogni camarilla.

Ecco: al di sopra delle futili critiche “alla siracusana” (che critiche spesso non sono perché  attingono alla meschinità della maldicenza), ecco verso che cosa puntare l’attenzione. Cercare, cioè, e trovare “la competenza”. Va bene l’avvio come è stato svolto, ancorché  frettolosamente, e nella frammentarietà occasionale. Va bene la validità del concerto del mio amico Orazio Sciortino. Va bene il preliminare “rodaggio” artistico e organizzativo  pur se maculato da comprensibili disservizi lamentati.

Ma ora occorre guardare avanti con discernimento e senza più pressapochismi.Come esorta la saggezza di Titta Rizza, che come me è innamorato ancora (nonostante tutto) della nostra Siracusa.

Da leggere

CASTELLI IN ARIA, AL TEATRO GRECO

“Io veramente volevo nascere  scogghiu re ru frati” disse la sacra pietra. Per me che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti