Teatro Massimo, nonostante le polemiche c’è il tutto esaurito

Nella serata di apertura ci sono state lacune evidenti, probabilmente giustificate dall’esordio, dalla fretta e dall’inesperienza, ma la città ha risposto. In primavera l’affidamento della gestione e un cartello degno di un Teatro Massimo

 

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

Io c’ero. C’ero alla conferenza stampa di presentazione della riapertura del Teatro Comunale, evento epocale se si considera che avviene dopo quasi 60 anni dalla sua chiusura. C’ero, quale indegno rappresentante della categoria dei giornalisti invitati (io non lo sono): rappresentavo (immeritatamente) La Civetta di Minerva.

Li ho ascoltati sindaco e vice sindaco, attore e funzionario raccontare che l’Amministrazione aveva appena ricevuto un’autorizzazione provvisoria da parte della Commissione Pubblici Spettacoli. Che per questo motivo hanno messo su un programma improvvisato, necessariamente a basso costo (ogni volta che si apre si sostiene un costo di circa 3.000/3.500 euro)  ma di qualità.  Li ho ascoltati presentare una quindicina di spettacoli, alcuni ancora work in progress, che restituiranno il Teatro ai siracusani e ai turisti fino al mese di febbraio (scadenza dell’autorizzazione). Ho sentito chiarire che nel frattempo dovranno definire un modello di gestione e deliberarne l’affidamento ad un Ente apposito ma soprattutto dovranno cercare di ultimare quanto ancora manca per l’autorizzazione definitiva (mancano alcuni servizi, alcuni spazi non sono ancora agibili, al momento solo 406 posti). Li ho ascoltati spiegare che l’Amministrazione ha ugualmente voluto fare un regalo di Natale alla Città che aspettava da troppo tempo facendo la scelta di un passo alla volta: l’apertura provvisoria con eventi certamente non di livello internazionale ma che danno spazio e visibilità a meritevoli realtà locali, per arrivare man mano al completamento di opere e servizi, all’autorizzazione definitiva, all’affidamento ad un Ente Teatrale e alla definizione di un programma consono. Insomma ci hanno spiegato tutta la loro buona volontà nell’affrontare sforzi enormi e tutte le loro buone intenzioni a non deludere le aspettative della cittadinanza, da tempo illusa da varie e inutili inaugurazioni.

Mi sono meravigliato quando, finita la presentazione e data la parola alla stampa, nessuna critica, nessuna polemica, nessuna contestazione è stata mossa verso quanto enunciato da sindaco e vice sindaco. Anzi, a parte  qualche richiesta di delucidazione e un paio di domande di poco conto, nel salone Borsellino di Palazzo Vermexio mi è parso di respirare una palese euforia, un certo entusiasmo per quello che si percepiva come un avvenimento storico. (molti i selfie con Enrico Lo Verso, attore nostrano e padrino della manifestazione con un suo spettacolo di grande rilievo).

Ora, si sa che questa Amministrazione non gode della simpatia della stampa, anzi. E si sa anche che  a Siracusa siamo tutti ipercritici ed iperpolemici. Che qualsiasi cosa fai, c’è chi ci vede nero, chi rosso, chi bianco. Che se la fai nera la dovevi fare bianca, se la fai bianca la dovevi fare rossa. Insomma, a Siracusa si sa che siamo tuttiscienziatitutti. Specie su face book tutti super esperti di politica, economia, turismo, filosofia, conflitti medio orientali, complotti americani, diete dimagranti, scie chimiche, stelle comete e anche teatro. Ecco, dunque, che le polemiche si sono scatenate dopo, qualcuna su carta stampata, la maggior parte su media on line, a non finire sui gruppi face book.  Forse che al riparo di una tastiera o di uno schermo si hanno le idee più chiare? Forse che dal vivo, in diretta, non si ha il tempo di valutare per bene?

Io c’ero all’inaugurazione del teatro. Il sindaco aveva dato gli accrediti agli intervenuti alla conferenza stampa di presentazione (immagino anche agli assenti). C’ero a fare la fila al botteghino per presentare le mie credenziali e a vedermi destinare all’ingresso, dall’operatrice con gli elenchi e da questa all’altra operatrice con un altro elenco e da questa sentirmi dire (assieme ad una trentina di altre persone munite di accredito a vario titolo) che non c’era più l’elenco, non c’erano più posti. Che non sapevano dove sistemarci ma che avrebbero provveduto a breve.

C’ero quando, tra queste persone in attesa, qualcuno ha alzato la voce “È una vergogna! È uno schifo”. E qualcun altro più sommessamente “Sono un assessore… sono un consigliere… non è giusto…”

C’ero quando il palese imbarazzo degli addetti all’ingresso (gli operatori di una Cooperativa di servizi convenzionata con il Comune) manifestava l’evidente disorganizzazione e impreparazione ad un evento di vasta portata e aspettativa. Ho visto qualcuno andare via con qualche mugugno, altri che non sapevano se ridere o arrabbiarsi. Il tutto sarà durato un quarto d’ora circa e non più di 30 persone. Poi, pian piano gli operatori hanno sistemato qualcuno tra i posti lasciati vuoti in platea, procurato sedie, aggiunte ai palchetti e fatto accomodare gli ultimi sfortunati. A me, che ero da solo, è toccato un palchetto in esclusiva. Peccato che era quello destinato ai riflettori, secondo piano, ad angolo col palcoscenico. Fari, treppiedi, cavi e attrezzi mi impedivano di affacciarmi dal palco ma in compenso l’eccessivo calore emanato dalle luci non mi faceva patire il freddo lamentato da altri.

Ma lo spettacolo è stato bello, il pubblico entusiasta, l’evento in sé, emozionante. Io c’ero. Dopo quasi 60 anni.

Giusta la scelta dell’Amministrazione di aprire ma in modalità provvisoria? Fondate le critiche?

Io credo ci siano state delle lacune evidenti, probabilmente giustificate dall’esordio, dalla fretta e dall’inesperienza degli operatori individuati. Ritengo che alcune critiche ci stiano ma che la maggior parte siano sterili e artificiose. Molto probabilmente questa Amministrazione ha voluto fare un salto d’orgoglio, dimostrare (dopo una serie di brutte notizie, di pseudo scandali e della gogna patita sulle tv nazionali) la sua operosità, riscattando l’immagine e portando all’incasso alcuni prestigiosi traguardi. Tra questi la riapertura del teatro Comunale. È una opzione legittima di cui si assume le responsabilità. Sarebbe stato meglio aspettare qualche mese e riaprire alla grande? Forse. Bisogna però ammettere che l’Amministrazione ha avuto coraggio, ci ha scommesso mettendoci la faccia e il riscontro del pubblico (tutto esaurito in molti spettacoli in programma) al momento sta dando ragione alle sue scelte di un passo alla volta.

In Primavera ci aspettiamo i prossimi passi: la sistemazione definitiva, l’affidamento della gestione e un cartello degno di un Teatro Massimo. La Città è pronta. In caso contrario, allora, le critiche saranno non solo fondate ma doverose.

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