Il Petrolchimico rispecchia il declino industriale ma può essere un inizio

La direttrice del centro studi dell’ateneo di Catania, Marisa Meli, sulla zona industriale di Siracusa: “Le aree per la bonifica sono state perimetrate due volte. Le carte si accatastano ma i fatti sono pochi”

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

Marisa Meli è professoressa ordinario confermato di Diritto privato dell’Università degli studi di Catania e dal maggio 2014 Direttore del Centro Studi Interdipartimentale “Territorio Sviluppo e Ambiente”. Sono diverse le iniziative che il Centro Studi ha organizzato nel nostro territorio, a cui la prof.ssa Meli è particolarmente legata.

 

Prof.ssa Meli, chi aderisce al Centro Studi?

Il Centro Studi Interdipartimentale è nato per iniziativa di alcuni docenti dell’Ateneo di Catania per promuovere un incontro, sul piano della ricerca e della didattica, tra le diverse discipline che fino ad oggi hanno affrontato in modo settoriale il tema del rapporto tra territorio, sviluppo e ambiente. Più precisamente, il Centro è nato per iniziativa di una giurista (la sottoscritta) e di uno storico (Salvo Adorno) ed ha raccolto le adesioni di altri docenti dell’area giuridica, umanistica, medica, economica, urbanistica con i quali si condividono i medesimi ambiti di ricerca.

 

Quali sono state le motivazioni per la sua costituzione?

Il progetto del Centro Studi ha preso le mosse dalla verifica delle ricadute ambientali e sociali del processo di industrializzazione che ha interessato il meridione e, dunque, non può non tenere in considerazione l’esperienza fondamentale del polo petrolchimico di Augusta-Priolo, che fino agli anni ’70 ha prodotto livelli di occupazione e di reddito tra i più alti del Mezzogiorno

 

Ma negli ultimi anni si sta assistendo a una deindustrializzazione dell’area del petrolchimico. In questo contesto, che tipo di attività porta avanti il Centro Studi Interdipartimentale?

La deindustrializzazione, causata da fattori diversi (tra i quali il progresso tecnologico, il deficit delle esportazioni, la globalizzazione) richiede una rivisitazione del rapporto tra Territorio, Sviluppo e Ambiente Utilizzando i fondi del finanziamento per la ricerca di Ateneo (progetto FIR), con il Centro Studi abbiamo dedicato a questo tema varie iniziative.

E’ stato organizzato un primo incontro dal titolo “Deindustrializzazione e scienze sociali. Storia, territorio e società”, dedicato all’analisi del fenomeno sin dalle sue origini, negli Stati Uniti. Un secondo incontro è stato organizzato insieme alla prof.ssa Mara Benadusi del dipartimento di Scienze Politiche, dal titolo “Deindustrializzazione e controversie ambientali nel mezzogiorno d’Italia”, dedicato al nostro paese, in cui si sono stati messi a confronto diversi casi di studio (Priolo, Gela, Termini Imerese, Matera, Brindisi, Taranto, Avellino, Bagnoli, Termoli, Porto Torres e Ottana). Durante questo secondo incontro sono stati affrontati i temi della crisi strutturale degli insediamenti industriali meridionali a fronte dei processi di globalizzazione, della disoccupazione e della trasformazione dei profili sociali e culturali degli abitanti dei luoghi, delle ricadute ambientali in termini di inquinamento e bonifica dei siti, dei processi di riqualificazione e di riconversione dei territori in via di deindustrializzazione.

 

La tavola rotonda, dal titolo “Il futuro dell’area industriale di Priolo”, tenutasi a Siracusa alcuni giorni fa, che ha visto oltre alla sua partecipazione quella di Francesco Martinico, Gabriella Corona, Aldo Garozzo, Gaetano Valastro, Laura D’Aprile, Maurizio Croce e Salvo Adorno, si inquadra come naturale prosecuzione del lavoro che avete svolto finora e degli altri incontri organizzati dal Centro Studi.

Si certamente. Ci è sembrato doveroso dedicare una particolare attenzione al Polo di Priolo. Approfitto dell’intervista per ringraziare tutti i relatori dell’incontro che hanno reso la tavola rotonda interessante e piena di spunti.

 

Che cosa è accaduto negli ultimi anni nell’area industriale di Priolo?

Anche a Priolo, a partire dagli anni ’80, le cose sono cambiate. Da un lato per la crisi irreversibile di alcuni settori dell’industria di base; dall’altro per l’emergere di una cultura ecologica, con uno sguardo stavolta giustamente rivolto al lato oscuro della crescita. L’insieme di queste ragioni hanno dato inizio alle prime dismissioni industriali, che mostrano con evidenza le ferite che lasciano sul territorio. E’ anche vero, però, che a differenza di quanto accaduto in altri luoghi a Priolo non si può parlare di deindustrializzazione tout court, perché continuano ad essere presenti industrie importanti che puntano sulla produzione di energia.

Si deve ricordare anche il fatto che nel 1998 l’area è diventata Sito di Interesse Nazionale ai fini della bonifica (con una prima perimetrazione nel 2000 e una seconda perimetrazione nel 2006). E qui si apre un’altra pagina, perché le programmate bonifiche hanno prodotto una gran mole di carte, ma niente di concreto, o quasi.

 

Qual è il futuro dell’area industriale di Priolo?

Se da una parte si può dire che il polo petrolchimico di Priolo è emblema del declino industriale dell’Italia, dall’altra parte si deve evidenziare che la fine di qualcosa deve pur significare un nuovo inizio. E questo nuovo inizio oggi si deve imporre se vogliamo assicurare anche alle generazioni future una prospettiva che ci veda come protagonisti anziché come fanalino di coda.

 

L’Università, con il Centro Studi Interdipartimentale, è e sarà attenta protagonista al cambiamento in atto e futuro del territorio?

Su tutti questi temi cerchiamo di avviare un confronto, sempre aperto a possibili ulteriori sviluppi.

L’obiettivo è unicamente quello di guardare al futuro dell’area, prendendo sul serio quella che è “la terza missione” dell’Università, in cui accanto ai due obiettivi fondamentali della formazione e della ricerca si tenta di operare per favorire l’incontro con il territorio e di impiegare le conoscenze per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società.

Da leggere

Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c’è il fantasma

Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti