Gli scienziati ritengono possibili terremoti devastanti nel Sud-Est Sicilia. Necessario un piano per rendere antisismici gli edifici pubblici siracusani. Ancora operante la legge che concede detrazioni del 65% (max 96mila euro) per immobile
La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016
Secondo un’inchiesta giornalistica realizzata da Mario Sanna e Maurizio Torreata, in Sicilia e in Calabria potrebbero verificarsi dei tremendi terremoti di magnitudo 7,5 della scala Richter. Gli esperti Carlo Doglioni, docente di scienze della Terra dell’Università di Roma, Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna (che nel 2012 il nostro giornale ha ospitato nel convegno “Rigassificatore, se la terra trema” in Ortigia), Giuliano Francesco Panza, professore di sismologia dell’Università di Trieste, Vladimir Kossobokov, scienziato dell’Accademia delle Scienze in Russia, giungono tutti alla stessa conclusione: il rischio nel Sud Italia è altissimo.
Gli eventi sismici possono causare crolli di edifici, ponti ed altre strutture, con conseguenti perdite di vite umane, possono mettere in crisi l’assetto socio-economico anche di grandi aree e provocare ingenti danni all’ambiente, se sono interessati dagli effetti disastrosi anche impianti cosiddetti a rischio di incidente rilevante (RIR). Vi sono percentuali elevate di scuole ed ospedali senza adeguamento antisismico (dal 70% in su), per questo la prevenzione diventa un dovere per le istituzioni. La Sicilia Sud-Orientale, in particolare, è area sismogenetica e storicamente colpita da terremoti catastrofici e conseguenti maremoti, ultimo quello del 1693, del Val di Noto (di Magnitudo 7.2). Nel 1990 l’area fu colpita da un sisma di Magnitudo 5.2 con epicentro nel Golfo di Augusta e con un apprezzabile danneggiamento al patrimonio immobiliare.
LA PREVENZIONE, OLTRE CHE UN DOVERE, E’ ANCHE CONVENIENTE – Facendo delle considerazioni solo strettamente economiche nell’ambito di un’analisi costi-benefici, senza contare la mortalità e morbilità che si avrebbe in seguito ad eventi sismici di tal fatta, il rapporto tra danni economici al patrimonio edilizio e alle infrastrutture (ponti, strade, ecc.) e i costi di interventi preventivi di consolidamento e adeguamento antisismico, sarebbe largamente a favore della prevenzione. Nelle aree di insediamento industriale tale rapporto sarebbe ancora più sfavorevole nel caso di mancati interventi di sicurezza e di adeguamento antisismico.
Vi è un ulteriore fattore di rischio se vi sono stati, nel tempo, gravi alterazioni negli equilibri ambientali. Ciò riguarda, per esempio, le zone dichiarate, ai sensi della Legge 349/1986, ad elevato rischio di crisi ambientale, come quella di Priolo-Melilli-Augusta che, fra l’altro, per la legge 426/1998, è Sito di Interesse Nazionale (SIN). Inoltre l’insediamento di nuovi impianti, ad esempio il nuovo rigassificatore che si voleva installare ad Augusta, aumenterebbe i fattori di rischio.
INCENTIVI IN ATTO VIGENTI – Detrazione 65% per gli interventi di adeguamento sismico degli edifici esistenti; detrazione 50% per restaurazione sismica degli edifici;detrazione 30% per gli alberghi.
Parliamo di quello che vale ora: la detrazione del 65% per adeguamento antisismico degli edifici esistenti, che si applica fino a un ammontare complessivo non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare. Sarà in vigore fino al 31 dicembre 2016 ma si attendono nuove proroghe nella nuova legge di stabilità. Con la conversione in legge del decreto n°63 del 4 giugno 2013 venne introdotta la possibilità di usufruire della detrazione del 65% anche per gli interventi edilizi che prevedono la ristrutturazione antisismica delle abitazioni e dei fabbricati produttivi.
Per sfruttare la detrazione del 65% sull’adeguamento sismico degli edifici è necessario che gli edifici siano adibiti ad abitazione principale o ad attività produttive e che ricadano nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) individuate dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio n° 3274/2003.
LE CATEGORIE SISMICHE – Sono stati individuati i Comuni italiani che hanno diritto alla Detrazione del 65% per interventi di adeguamento antisismico sul costruito poiché sono inserite nella zona di pericolosità sismica. Nel corso degli anni le Regioni hanno recepito con proprie deliberazioni le indicazioni dell’Ordinanza 3274/2003, individuando per ogni Comune la zona di pericolosità sismica di appartenenza.
La classificazione sismica dell’Italia operata con l’Ordinanza 3274/2003 elimina la categoria “non classificato”e introduce quattro zone di pericolosità sismica decrescente: Zona 1 – È la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti (rientra nella Detrazione 65% adeguamento sismico edifici esistenti); Zona 2 – Nei Comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti (rientra nella Detrazione 65% adeguamento sismico); Zona 3 – I Comuni inseriti in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti; Zona 4 – È la zona meno pericolosa.

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