In ognuna di esse, alla Graziella, circa quindicimila le presenze. Era ritenuta una delle più riuscite tra le settanta manifestazioni che si tengono in Italia. Omar Giardina: “Ci siamo resi conto di essere sopportati anziché supportati”
La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016
21 giugno, solstizio d’estate, ingresso ufficiale della Bella stagione. Da vari anni anche ricorrenza della Festa della Musica, nata in Francia nel 1982 e ormai diffusasi a livello planetario, specialmente in Europa. In Italia nasce nel 1994 e da quest’anno è sostenuta anche dal MiBaCT (Ministero Beni Culturali). Siracusa l’ha ospitata nel 2012 e per 4 anni di seguito, ad opera di alcuni coraggiosi che a livello volontaristico coinvolgendo singoli appassionati, associazioni, movimenti e pochissimi imprenditori, spesso autofinanziandosi e con pochissime risorse hanno dato vita ad eventi di grande spessore artistico e culturale che hanno riscosso uno straordinario successo di pubblico e una partecipazione popolare mai vista prima.
Ma dopo quattro edizioni consecutive (dal 2012 al 2015) la Festa si è fermata, l’edizione 2016 non ha avuto corso. Ne abbiamo parlato con Omar Giardina, avvocato musicista e appassionato animatore di eventi in città. “La festa della Musica – dice – si svolge in circa 300 città in Europa e circa una settantina in Italia. Non è un festival ma, appunto, una festa che si prefigge la condivisione della musica tra musicisti e fruitori e si caratterizza per l’assenza assoluta di biglietti di ingresso e di cachet, con lo scopo di far suonare insieme – possibilmente in strada o piazze o vicoli – musicisti professionisti e dilettanti”.
Tra queste 70 in Italia c’era anche Siracusa…
“Siracusa si era collocata alla grande nel panorama nazionale. A dire dei coordinatori nazionali (Roma), nel giro di soli due anni (le edizioni 2012 e 2013 tra i vicoletti e le piazzette del Rione Graziella in Ortigia), Siracusa si era imposta a livello nazionale come una delle edizioni più riuscite (circa 15mila per ogni edizione). Purtroppo, la città non ha saputo cogliere l’occasione di un evento riuscitissimo a costo zero o comunque davvero irrisorio per le casse comunali. In primo luogo dirottando l’evento fuori dal suo guscio naturale, la Graziella, verso lidi non propriamente adatti: nel 2014 a Fontane Bianche, l’anno scorso allo Sbarcadero Santa Lucia in Borgata. In secondo luogo non supportando adeguatamente lo sforzo degli organizzatori (tre mesi pieni di lavoro per decine di persone, di volontari). Con questo non vorrei polemizzare più di tanto con l’Amministrazione, ma sensibilizzala, far capire che occasione ha perso la città non sostenendo l’edizione 2016. A mio modesto parere la FdM poteva diventare nel giro di pochissimi anni un evento di portata ultraregionale, al pari di eventi simili (Cous cous Fest, Festival del Cinema, ecc.) con grosso beneficio turistico ed economico per la città. Faccio presente che per la seconda edizione abbiamo avuto presenze da tutte e nove le provincie siciliane”.
Sono state edizioni fortemente caratterizzate dal collegamento al territorio, dalla promozione di alcuni siti. È stato anche un modo per scoprire e valorizzare posti della Città, sconosciuti alla maggioranza o in stato di degrado.
“Sulle edizioni alla Graziella, posso solo dire che i siracusani per primi giravano estasiati con la testa all’insù, meravigliati, e in moltissimi in quei giorni hanno paragonato la FdM in Graziella agli eventi che sanno organizzare a Barcellona piuttosto che ad Amsterdam”.
Pensi che ci sia la domanda di eventi simili, il pubblico risponde li apprezza?
“Il fermento in città c’è; manca solo la cultura progettuale, manageriale. Purtroppo ancora qui da noi non si è capito davvero che con la cultura si mangia, eccome. La mentalità è l’elemento più difficile da cambiare, ci vorranno decenni, forse più. Nel momento in cui chi si spende in prima linea per organizzare un evento così complesso si rende conto che è “sopportato” piuttosto che essere “supportato”, ecco allora che la speranza svanisce”.
Omar Giardina appare molto deluso e rammaricato, probabilmente si trattiene dal dire di più, ma la sua frustrazione è palese. Gli chiediamo se ci sono speranze che l’evento possa riprendere l’anno prossimo. “Mah, sinceramente dubito possa accadere. Almeno nel breve periodo. Peccato, peccato, peccato”.

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