Ammesso che l’Annunciazione di Antonello ritorni a Palazzolo

La location migliore sarebbe la Chiesa di S. Maria Annunziata, commissionaria dell’opera nel 1474. Ma occorrono eventi collaterali: convegni a tema e manifestazioni

 

La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016

“L’Annunciazione di Antonello da Messina ha da ritornare a casa!”, “L’Annunciazione di Antonello da Messina non uscirà mai da Palazzo Bellomo!” Sono queste due posizioni (politiche) contrastanti che si stanno dando battaglia in questi giorni su Facebook e sulla stampa.

Se a un primo impatto si potrebbe dire “ma lasciatela lì dove sta, protetta, nel suo microclima appositamente stabilito, con le giuste luci, con un sistema di sicurezza e tutto quanto sta a proteggerla” e ci si possa chiedere “ma perché non pensate all’immenso patrimonio storico-artistico che già abbiamo?”; ci si potrebbe anche “convincere” della buona idea e pensare “perché noˮ?

Innanzitutto, però, si potrebbe avviare uno studio dei documenti di archivio inerenti il ritrovamento dell’opera, quali furono “gli accordi presi” e tutto quanto riguarda il suo trasferimento a Siracusa.

Certo, se si parla di “rientro a casa dell’opera” non ci si può non chiedere perché essa debba andare a Palazzo Cappellani e non presso la chiesa di Santa Maria Annunziata, chiesa commissionaria dell’opera, nella figura del sacerdote Giuliano Maniuni, nell’agosto del 1474, e, quindi, “casa sua”.

Il dipinto, un olio su tavola, oggi su tela, dopo un primo restauro dai risultati disastrosi, era stato commissionato per la decorazione dell’altare maggiore della medesima chiesa. Poi venne rimosso e posizionato in una zona umida, dove è rimasto fino ai primissimi del ‘900. Nel 1902 venne ritrovato il documento di allocazione del dipinto e se ne è attestata la paternità. Da allora, nonostante le sollecitazioni di studiosi quali Adolfo e Lionello Venturi, soltanto nel 1907 lo Stato riuscì ad acquistare l’opera, destinandola al Museo archeologico di Siracusa (da dove nel 1940 passerà al Museo di palazzo Bellomo), sottraendola così al suo stato di gravissimo degrado, con una serie di operazioni di restauro, l’ultima delle quali risale al 2006.

Certo la chiesa dell’Annunziata – la cui facciata è praticamente il simbolo di qualsiasi cosa abbia a che fare col nostro comune, dalla bellezza incommensurabile – ha anch’essa i suoi problemi. Sì perché oltre alla facciata non c’è molto altro che si possa vedere, essendo quasi sempre chiusa. Se si passa con la macchina non si riesce neanche a vederla in quanto le si danno le spalle. Contravvenendo ai canoni dell’architettura Liberty che voleva la realizzazione di stradine strette terminanti nella bellezza e nella maestosità architettonica di un monumento, solitamente sacro.

Si dovrebbe avviare una revisione dell’assetto viario, ridando giustizia alle bellezze della chiesa – con o senza quadro – ma anche della Basilica di San Paolo. La valorizzazione è anche questo.

Inoltre, ammesso che le condizioni siano tali da riuscire ad avere l’opera in prestito, cosa si pensa, che la sua sola presenza riesca a spostare centinaia di turisti? Si è pensato all’organizzazione di eventi collaterali? Convegni, manifestazioni, giornate di studio riguardanti l’opera, il suo autore, il periodo storico e i motivi che l’hanno generata? Si è pensato a coinvolgere studiosi del settore o saranno sempre i soliti “onorevoli” nomi che ci terranno il discorso su quanto è stato difficile o facile ottenere i consensi per “riportare l’Annunciazione a casa suaˮ?

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