Corpi idrici della piana Augusta-Priolo: qualità “scadente”

Secondo uno studio della Regione siciliana, mare e fiumi del territorio hanno nell’acqua concentrazioni fuori legge di arsenico, cadmio, piombo, zolfo e ferro. Altro studio sui tumori. Nel 2014: 3607 a Siracusa, 1256 Augusta, 327 Priolo, 319 a Melilli

 

La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016

Quello che qui di seguito leggerete rischia di apparire come un procurato allarme; sappiate però che è il risultato di due studi commissionati dalla Regione siciliana. Si tratta di un’attentissima analisi svolta sul territorio dell’isola: la idro-geologia delle maggiori aree a rischio, nell’ambito dei SIN, Siti di Interesse Nazionale.

Analizziamo prima i risultati relativi all’acqua della Piana di Augusta-Priolo. Il territorio di Augusta e Priolo è interessato da una comune rete di falde acquifere superficiali provenienti dai Monti Iblei. Lo studio valuta la qualità dei siti siciliani, con particolare riguardo alle aree contaminate. Ebbene, cosa si evince per quanto attiene alle aree di Augusta e Priolo?

L’èquipe di ricerca ha classificato in tre categorie la qualità delle acque. Augusta e Priolo sono descritte come non classificabili. Cioè la qualità dell’acqua è totalmente scadente da non poter rientrare nella classificazione di legge. Il risultato è impietoso: “Stato ambientale del corpo idrico Scadente”. Arsenico, cadmio, piombo, zolfo, ferro sono sempre presenti con concentrazioni fuori legge.

Ovviamente stiamo parlando dei corpi idrici, vale a dire mari, fiumi e laghi. “Gli inquinanti industriali incidono sulla quantità e sulla qualità dell’acqua.” L’attingimento delle acque destinate alla distribuzione domestica non avviene nei bacini idrici summenzionati, ma il quesito circa il rischio di contaminazioni delle falde acquifere è sempre aperto.

Non sappiamo quali potrebbero essere, se ve ne sono, le soluzioni ma di certo non è il silenzio a tutelare la salute pubblica.

Purtroppo le brutte notizie viaggiano sempre in compagnia. A fare il paio con quanto appena descritto, aggiungiamo i dati di uno studio sui tumori nel quadrilatero industriale che comprende Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa. Gli ultimi dati disponibili sono stati pubblicati nel 2014. L’Università degli Studi di Taranto Aldo Moro Polo Jonico e l’Asp di Siracusa hanno raccolto tutti i dati relativi alla mortalità legata ai tumori e la loro inestricabile correlazione. Gli autori sono: Luigi Fazzo, Caterina Bruno, Mario Carere, Achille Cernigliano, Maria Rita Cicero, Maria Lia Contrino, Marco De Santis, Fabrizio Falleni, Vincenzo Ingallinella, Ida Marcello, Gina Enza Sciacca e Anselmo Madeddu.

Analizziamo assieme il loro lavoro a cominciare dalla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua: arsenico nel suolo e nell’acqua, aghi di pino esposizione indiretta, cadmio nel suolo e nel pesce, mercurio (di cui abbiamo già trattato) nel suolo, nell’acqua, aghi di pino, esposizione indiretta e pesci, nichel nell’acqua e aghi di pino, piombo sia nei pesci che in esposizione indiretta, benzene e cloruro vinile nel suolo e nell’acqua. Vediamo adesso in cosa si concretizza l’esposizione ad un ambiente reso tanto ostile dall’industrializzazione. Prendiamo in esame i dati sulla mortalità. I morti di tumori assolutamente correlati all’inquinamento ambientale ammontano complessivamente a 6.159. Di questi 3607 a Siracusa, 1256 ad Augusta, 327 a Priolo, 319 a Melilli.

Il lavoro esamina poi i distretti in cui si sono localizzati i tumori: 827 nella mammella, 782 nel colon retto, 718 nei polmoni, 525 nella vescica. 514 linfoemopoietico, 165 leucemie. Sembra un bollettino di guerra.

Per sintesi descrittiva saltiamo tutte le altre classificazioni come quelle relative ai mielomi e a tutti i linfomi. Un dato macroscopico riguarda la percentuale di cancro al polmone, pancreas e tiroide tra le donne di Augusta.

Per concludere la disamina, valutiamo lo studio relativo all’analisi delle concentrazioni di Pm10 che, com’è noto, è il particolato atmosferico presente nell’aria. Per legge la sua presenza non può superare più di 35 volte nell’anno i valori soglia. Purtroppo la media annuale, nelle aree studiate, si attesta sempre superiore ai 41-54 superamenti.

Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in Europa si stimano 400.000 morti premature l’anno a causa delle elevate concentrazioni di Pm10. Sappiamo benissimo che i fattori socio-politico-occupazionali rivestono un ruolo assolutamente inestricabile, ma l’evidenza epidemiologica fin qui descritta impone urgentemente la ricerca di soluzioni immediate.

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