“IAS, finalmente si fa squadra per ripristinare la convenzione”

Mario Rizzuti (Cgil): “La firma di un documento comune tra forze sociali, sindacali, lavoratori, aziende, sindaci e deputazione ci darà forza nei confronti della Regione”

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

Sono trent’anni che l’Ias svolge il ruolo di pesce pulitore dell’intera area industriale e se oggi non vi sono più sversamenti a mare da parte delle aziende dell’area industriale e delle due città collegate, Priolo e Melilli, è perché l’Ias svolge bene la propria funzione. L’industria Acqua Siracusana fu costituita per volontà del Consorzio ASI (Area di Sviluppo Industriale oggi Irsap, che ne è socio pubblico di maggioranza) di Siracusa e di alcuni partner pubblici, i Comuni, e privati con le grandi società industriali insediate nell’area di Priolo-Melilli-Augusta.Alla IAS per mezzo di convenzione stipulata tra la stessa e l’ASI viene affidata la gestione dell’impianto di trattamento delle acque reflue (e del collettore) degli stabilimenti petroliferi e petrolchimici dell’area industriale, dei Comuni di Priolo e Melilli e della frazione di Belvedere del Comune di Siracusa. Oggi si sta tentando di coinvolgere anche Augusta, città che potrebbe fruire del servizio.

L’Ias – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem di Siracusa – svolge un’importante funzione che ha consentito e consente di far convivere nella stessa area la storia, l’ambiente e la bellezza assieme all’industria. Uno strumento prezioso per il territorio che ha evitato sversamenti a mare e di certo il recupero e la valorizzazione di Marina di Priolo ne è la lampante dimostrazione. La nota dolens è però oggi rappresentata dalla convenzione trentennale, scaduta il 31 dicembre del 2015. Come Filctem abbiamo tentato tramite audizioni e deputazione regionale di far intervenire la regione Sicilia sul tema, forti non solo del numero di impiegati e delle alte professionalità da tutelare ma anche del rischio latente che un possibile bando pubblico arrecherebbe all’assetto organizzativo complessivo e all’equilibrio maturato in questa trentennale esperienza.

“L’Ias peraltro è uno dei pochi enti che paga un canone annuale di 500 mila euro e che ha reso un servizio vero alla collettività. La Regione è intervenuta ma non ha firmato una nuova convenzione, parte per beghe politiche, parte perché molte Asi in Sicilia sono commissariate su trasparenza, legalità e gestione, sebbene l’Asi di Siracusa non sia stata coinvolta in vicende sospette. La Regione ha dato una proroga di 6 mesi con scadenza a giugno e ne ha previsti altri sei, complessivamente per un anno. Ma con le nuove norme legislative si potrebbe arrivare alla gara d’appalto e il rischio è evidente: nuovo assetto vuol dire rimettere in discussione le maestranze, l’attuale organico, le tariffe, i partner e l’equilibrio complessivo raggiunto. Nel depuratore lavorano 61 diretti e 20 dell’indotto, una ottantina di professionalità eccelse che si occupano anche del laboratorio, il cui compito è controllare la qualità dell’acqua che viene rimessa a mare”.

Con le nuove norme legislative, peraltro, i tempi si allungherebbero a scapito del sistema e del suo funzionamento a meno che non vi sia una comunione d’interessi positivi che consentirebbe, in tal caso, di andare nuovamente a convenzione rivisitata e adeguata comunque alle leggi sull’ambiente. “In questo momento forze sociali, sindacali, lavoratori, aziende, sindaci di Melilli e Priolo ma anche Augusta e tutta la deputazione regionale hanno scelto di fare squadra e andare alla Regione con un unico documento e un unico obiettivo: chiedere il ripristino della convenzione adattandola alle nuove leggi. Far fronte comune per evitare il rischio che qualche azienda straniera venga a gestire il depuratore modificando le tariffe di scarico, mettendo in forse l’occupazione e cambiando un assetto ormai consolidato e assolutamente positivo. Per la prima volta tutte le figure politiche, istituzionali, aziendali e sindacali si sono trovate in accordo e questo non solo ci consentirà di parlar chiaro con il governo regionale ma di chiedere anche investimenti per l’innovazione e il miglioramento ulteriormente dell’impianto”.

E magari nel rinnovo della convenzione inserire l’avvio dell’impianto di osmosi, fermo da sempre, che, attraverso un processo di filtraggio delle acque reflue, produrrebbe acqua per usi irrigui, agricoli e nuovamente industriali. “Invece che attingere dalla falda – ci spiega Rizzuti – si potrebbe utilizzare l’acqua che oggi viene scaricata pulita a mare. L’Ias ha inoltre un’enorme potenzialità e potrebbe non solo essere fornitore dell’area industriale ma mettersi sul mercato e creare ulteriore occupazione e rivolgere una forte attenzione alle specificità dei territori in cui opera. La convenzione insomma deve prevedere la possibilità di creare una nuova efficienza per far sì che l’impianto acque siracusane vada sul mercato esterno e non solo su quello che ha già, recuperando economie, investendo su innovazione e creando occupazione”. E adesso vediamo quale risposta darà la silente Regione.

 

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