Durante l’invasione in Sicilia, i soldati inglesi si spararono addosso

Gruppi diversi, immersi nelle tenebre, non capivano più chi era il nemico. Nel diario di un sir britannico la ricostruzione degli eventi del 9 luglio ’43, dal decollo in Tunisia alla conquista del ponte di Primosole

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

Nove luglio 1943. A Sousse in Tunisia i preparativi per i decolli degli aerei sono stati completati. Il contingente è composto da 109 Dakota americani, 7 Alifax e 20 Alberimales della Raf. Ad ogni aereo è collegato un cavo per il traino degli alianti Horsa. Su uno di questi è imbarcato l’inglese Sir Mark Henniker che compilerà, a guerra finita, un diario a partire dal decollo fino alla conquista del ponte di Primosole alle porte di Catania. Gli aerei decollano alle 18,30. Henniker racconta le sensazioni vissute durante le 4 ore di volo, l’angoscia per l’incipiente oscurità, il mare “color del vino”, e l’improvvisa sorpresa di trovarsi al centro del fuoco della contraerea della flotta inglese diretta in Sicilia, evidentemente ignara, per la sopravvenuta oscurità, della nazionalità degli aerei che trainavano gli alianti.

Può sembrare un paradosso, ma Henniker non mente perché questa realtà l’ha vissuta sulla propria pelle. Si saprà poi che molti alianti non hanno mai raggiunto la Sicilia, finendo in mare al largo della costa, perché abbattuti dalla contraerea delle navi amiche, oppure per imperizia di piloti che sganciarono il cavo troppo presto. L’invasione alleata cominciò dunque all’insegna della confusione. A sbarco avvenuto molti soldati inglesi di gruppi diversi, immersi nelle tenebre, si spararono addosso. Non solo: ma tanti paracadutisti finirono la loro discesa molto lontano dai punti pre­stabiliti, rimanendo isolati e morirono sperduti nella notte.

Henniker ha un compito preciso: arrivare al ponte sull’Anapo, constatarne l’integrità e darne notizia al comando dei mezzi corazzati che dovevano sopraggiungere dopo essere sbarcati a Fontane Bianche. Ma l’atterraggio degli alianti è drammaticamente avventuroso: finiscono in gran pane sparpagliati, senza possibilità di collegamento, Un aliante, addirittura, finisce a nord dell’Etna. Quello di Henniker pare che atterri in prossimità di Capo Murro di Porco, vero­similmente nella zona delia vecchia tonnara dì Terrauzza: è un miracolo per l’incolumità dell’equipaggio. “L’aliante – racconta Henniker – superato un fascio di luce si abbassò ulteriormente, cozzò contro un albero, rimbalzò più volte, e si schiantò al suolo con enorme fragore. Nessuno si era fatto male. Uscimmo dall’abitacolo strisciando, ci disponemmo attorno all’aliante. Non fu facile perché ci trovavamo in un vigneto con tralci alti fino alla cintola. Vidi degli italiani che si stagliavano contro un riflettore lontano circa 100 yard. Era troppo buio per capire cosa stava succedendo, ma si sparava con le pistole contro di noi e venivano lanciate delle bombe a mano. Un soldato del mio aliante mi si parò davanti puntandomi la pistola allo stomaco e premendo il grilletto. Fortunatamente aveva dimenticato di alzare il cane del congegno”.

Molti altri sono i casi di estrema confusione narrati da Henniker, che avrebbero dovuto portare ad una logica dèbacle. Ma forse era scritto che un destino favorevole si sarebbe prodigato per spianare la strada degli inglesi verso Siracusa. Quanti soldati italiani persero la vita quella notte? Pare che non esista un elenco nominativo. La Storia ci ha restituito quelli di Nunzio Formisano e Calisto Calcagno, caduti sotto il fuoco nemico sul ponte nel tentativo di farsi strada verso Siracusa per raggiungere i luoghi del loro dovere. Proseguendo nel buio, Henniker e il suo gruppetto avvistano una stazioncina “brulicante di italiani”. Gli inglesi partono alla carica, Henniker viene ferito a una gamba mentre intorno a lui gli italiani si arrendono. La facilità della cosa lascia perplessi. E poi l’arrivo al ponte sull’Anapo, il contrattacco degli italiani che costringono gli inglesi, a corto di munizioni, a ritirarsi. Ma alla fine il ponte, col sopraggiungere dei rinforzi dell’8° Armata, è conquistato,

“Fu più tardi – annota Henniker – che contammo le nostre perdite: esse risultarono relativamente alte”. Occupata Siracusa, gli inglesi proseguono verso Catania. Al ponte di Primosole, presidiato dai tedeschi, c’è uno scontro cruento con molti caduti, finché la resistenza tedesca non viene debellata. Ad Henniker non si possono naturalmente imputare certi andirivieni frastagliati nel suo racconto: non è uno scrittore. Ma è interessante comunque rivivere un avvenimento epocale, i cui inizi furono focalizzati nel nostro territorio, che cambiò la storia dell’umanità.

Il dettagliato resoconto del fatto d’arme è contenuto nel diario di Sir Mark Henniker, pervenuto in originale a Vincenzo La Rocca da parte di un conoscente inglese. Con la traduzione successiva di Salvatore Buccheri, La Rocca ne ha fatto un libro pubblicato da Morrone Editore col titolo “Un aliante a Capo Murro di Porco”. La narrazione di Henniker merita considerazioni che sfiorano il dubbio. Almeno a partire dal momento dell’impatto dell’aliante sul suolo siracusano in poi. Henniker dice che l’aliante finì fra i tralci di un vigneto: fino a prova contraria, non risulta che sul promontorio di Murro di Porco sia stata coltivata l’uva.

È più verosimile invece che l’atterraggio sia avvenuto nell’entroterra di Terrauzza, Arrancando a tentoni nella notte, gli inglesi arrivarono al ponte sull’Anapo in vista di Siracusa. E poi al buio sotto il fuoco degli italiani, com’è stato possibile agli inglesi individuare prima e disinnescare poi le mine gettate nel fiume? Nella descrizione dei fatti, Henniker inconsciamente si è forse lasciato prendere la mano dalla epicità dell’ “io c’ero!”.

 

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