17 aprile, abroghiamo la legge sulle trivellazioni petrolifere

Fabbriche della morte che fanno arricchire i potenti e devastano l’ecosistema. Appello de La Civetta ai lettori. Gravissimi rischi nel Canale di Sicilia “geologicamente instabile”

 

Il 17 aprile si vota per il referendum sulle trivellazioni. Per essere valido devono andare a votare il 50 per cento degli aventi diritto. Se vincerà il sì, sarà abrogato l’art. 6 comma 17 del codice ambiente che prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia.

Con le trivellazioni lo Stato guadagna pochissimo, essendo esse, di fatto, una sorta di regalo alle potenti compagnie petrolifere. In Italia le società petrolifere pagano solo il 10% di royalties, (7% per il petrolio) contro l’80% chiesto da Norvegia e Russia, e hanno diritto a franchigie: non versano nulla se estraggono meno di 20mila tonnellate su terra e meno di 50mila in mare. Se superano le soglie, scatta una detrazione. E il Paese non ci guadagna: i posti di lavoro creati sono pochi e i conti delle regioni hanno scarsi benefici.

Come afferma Domenico Macaluso, ricercatore subacqueo, “Nel caso della Sicilia, al largo delle coste della Sicilia, oltre ai vulcani sottomarini noti, come l’isola Ferdinandea, Pantelleria e Linosa, vi sono crateri dei vulcani di fango, detti anche pockmarks, molto più pericolosi per le esplosioni violente con le quali si manifestano e che non sono altro che l’equivalente sottomarino delle Macalube nella terra ferma, tristemente famose per quello che è successo ad Aragona lo scorso settembre, quando persero la vita i due fratellini di sette e dieci anni. L’aspetto inquietante, è che se le Macalube terrestri possono causare il ribaltamento di ettari di terreno (Macalubbe in arabo vuol dire proprio ribaltamento), le frequenti esplosioni di sacche di metano nel canale di Sicilia, possono essere seguite da terremoti di considerevoli intensità.

Ed ecco il monito lanciato a livello internazionale dagli organismi di geologia più importanti del mondo ed in particolare dalla Nato Science: “Non trivellare in presenza dei pokmarks, perché questi rappresentano il maggior rischio per le realizzazioni di strutture off-shore, cioè oleodotti e piattaforme da trivellazione”.

E’ inconcepibile, inoltre, che nello Studio di Impatto Ambientale di una società richiedente l’autorizzazione venga esibita una carta batimetrica in cui è ben evidente un campo di pockmark. Nonostante, come già specificato, i vulcani di fango rappresentino un rischio geologico sia a breve che a lungo termine.

Nel corso della crociera oceanografica nel 2006, a bordo della nave da ricerca Universitatis, Domenico Macaluso ha individuato un enorme pockmark da mille metri di diametro, poi esplorato nel 2012 con Rov (minisommergibile filoguidato), uno dei più grossi crateri di fango nel Mediterraneo. E’ stato calcolato che quando questo cratere è esploso, sicuramente non in epoca storica, ha determinato una espulsione di fondo marino pari a 7 milioni e 800 mila metri cubi: immaginiamo cosa succederebbe se andassimo a bucare con una trivella una sacca di metano di analoghe dimensioni. Già esplodono da sole per accumulo di gas, aumento delle temperature medie oceaniche che si stanno verificando, scosse sismiche, figuriamoci se ci andiamo a trapanare sopra. L’ultima esplosione si è verificata non in tempi remoti, ma il 10 aprile del 2007 quando, a seguito di un sisma di magnitudo 4.2, si è liberata esplodendo al largo di Sciacca un’enorme sacca di metano. La mattina successiva, è stata sorvolata l’area interessata da quest’esplosione con un elicottero della protezione civile documentando per la prima volta in video una vasta area di mare che ancora ribolliva.

Della presenza del vulcanesimo sedimentario nel Canale di Sicilia, e dei conseguenti rischi, il ricercatore Macaluso ne ha parlato nel corso di un’intervista a Report il 31 ottobre 2010. Mentre, poco prima della tragedia delle Macalube di Aragona, aveva fatto avere al ministro Galletti e al presidente della commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello, una dettagliata relazione sia sul vulcanesimo basaltico che su quello sedimentario dello Stretto di Sicilia e dei conseguenti rischi relativi alla ricerca e coltivazione di idrocarburi. In audizione alla Camera, è stata mostrata con una dettagliata relazione come il Canale di Sicilia si possa considerare “geologicamente instabile”. Per non parlare della straordinaria biodiversità di questo tratto di mare e delle testimonianze archeologiche di tutte le epoche come ha potuto verificare, Domenico Macaluso nel corso di una ricerca per conto dell’Unione europea.

Noam Chomsky, uno dei più famosi esperti mondiali di comunicazione afferma: «L’industria “fossile” da decenni è consapevole delle conseguenze devastanti della politica industriale fondata sul petrolio. Gli executives delle compagnie petrolifere non sono stupidi, bensì dediti a una specifica ideologia di massimalizzazione dei profitti e delle quotazioni azionarie. Tutto il resto ha un valore insignificante rispetto a questo». Anche per questo il 17 aprile bisogna abrogare la legge che prevede la realizzazione di queste fabbriche della morte, che fanno arricchire le tasche dei potenti e uccidono i preziosi ecosistemi del nostro pianeta.

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