In elaborazione il pensiero condiviso dalle associazioni. Proposte per riportare la finanza al servizio dell’economia e restituire la monetazione agli Stati
La Civetta collabora attivamente con SRRS – «Siracusa Resiliente» sin dalla sua costituzione. È lieta di poter divulgare alcuni temi che costituiscono oggetto di riflessione del gruppo. Proposte (in bozza) attualmente all’esame di SRRS – officina siracusana di idee. Obiettivo: la ricerca e l’ideazione di proposte e suggerimenti per riportare la finanza al servizio dell’economia e restituire la monetazione agli Stati. Questa, in estrema sintesi, la piattaforma attorno alla quale è in corso di elaborazione un documento condiviso da tutte le associazioni che la costituiscono.
– Ridimensionamento dei maggiori gruppi bancari per ridurne il potere sulla politica e sull’economia; evitare che in presenza di rischio siano “troppo grandi per fallire”; impedire che ciascuna banca cresca troppo, ponendo un limite di MLD agli attivi; vietare M&A mergers & acquisitions (fusioni e acquisizioni).
– Evitare la finanziarizzazione eccessiva e le pratiche scorrette e/o rischiose: separare le banche di affari da quelle di credito e risparmio; vietare che banche dei due tipi facciano parte di uno stesso gruppo finanziario; ridurre il leveraggio (rapporto capitale proprio/capitale prestato o investito); imporre che qualsiasi prestito sia costantemente coperto da riserve effettive, da depositi liquidi e/o da titoli del debito pubblico (BOT e CCT di cui la banca sia in possesso); porre fuori gioco la possibilità di produrre moneta-assegno fittizia o moneta meramente contabile (inesistente), lucrando su essa interessi reali senza nulla pagare all’istituto di emissione (o a che ne potrà assumere il ruolo); vietare di collocare fuori bilancio qualsiasi attivo o passivo (non cedere o vendere a veicoli sponsorizzati i crediti a rischio; la pratica ha consentito di aggirare le norme sulla riserva da versare alla BCE e gli accordi di Basilea);
– Regolare rigidamente la produzione di derivati; proibire la produzione di derivati che favoriscano aumenti di generi alimentari; vietare la produzione di derivati senza essere in possesso del sottostante; vietare derivati che scommettano sui guai di terzi; porre fuori legge la finanza ombra: non-banche che operino come banche; responsabilizzare le agenzie di rating (che emettono giudizi e valutazioni, su titoli di credito/debito privato e pubblico, aventi influenza sull’economia; che si trincerano dietro il Primo emendamento della Costituzione americana per fare apparire le loro come libere opinioni; che hanno vinto una causa ma ne hanno altre pendenti in base a vari ricorsi di procuratori statali e federali; che sono in conflitto di interessi per essere pagate da istituzioni finanziarie (banche e sim.) che emettono e/o compravendono i titoli valutati; che incorrono dunque in fattispecie di reato valutabili come manipolazioni del mercato (da definire mediante opportuni aggiornamenti, che tengano conto della questione);
– Rivedere e chiarire, di conseguenza, la normativa sulla manipolazione del mercato. Oggi un cittadino, se compie ciò che fa una agenzia di rating, è perseguibile.
Qualche ideuzza in merito a una riforma dei trattati e dello Statuto della BCE.
Art. 3 comma 3 del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato UE (Dicembre 2007): «L’Unione… si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente… combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociale, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri».
Peccato che di fatto si sia limitata a salvaguardare alla competitività del mercato, trascurando altri obiettivi più nobili (la piena occupazione, il progresso sociale, la protezione sociale, la lotta all’esclusione sociale, la solidarietà tra le generazioni…), che pure sono indicati. Forse bisognerebbe togliere la dicitura «fortemente competitiva», che rischia di rimanere l’obiettivo esclusivo dell’economia dei singoli Stati europei. Alla competizione (al libero mercato) si sacrifica tutto: la disoccupazione giovanile e dei lavoratori adulti, la solidarietà, i diritti dei minori (che vengono defraudati del loro futuro)… Tutto in pasto al minotauro globale!
Primo suggerimento di integrazione normativa. Nell’art. 127 comma 1 del Trattato di Lisbona si legge: «L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali […] è il mantenimento della stabilità dei prezzi». SRRS (condividendo il suggerimento di L. Gallino) propone di aggiungere: «e della piena occupazione».
Secondo suggerimento di integrazione normativa. SRRS propone di aggiungere ancora allo stesso Trattato: «nonché il necessario supporto economico alle politiche di inclusione, di coesione, di protezione sociale e di solidarietà tra generazioni nonché di coesione economica, sociale, territoriale, e di solidarietà tra gli Stati membri, di cui all’art. 3».
Terzo suggerimento di integrazione normativa. SRRS, facendo proprio e condividendo il suggerimento del prof. L. Gallino (p. 294), propone che all’art. 2 dello Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali («L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi») sia apportata la seguente integrazione: «e il perseguimento della piena occupazione». SRRS fa presente che questa seconda finalità è già contenuta nello Statuto della FED, che in tal modo può operare scelte a sostegno di politiche sociali nel pieno rispetto dei suoi fini istituzionali. Cosa che oggi la BCE potrebbe rifiutarsi di fare in ossequio pedissequo alla norma riduttiva di cui si propone l’opportuna integrazione.
Quarto suggerimento di integrazione normativa. La BCE, in base all’art. 123 del Trattato UE non può concedere moneta in prestito (!) direttamente agli Stati membri; né può acquistare direttamente da essi titoli del debito pubblico. Li può però acquistare sul mercato secondario, ovvero in Borsa. SRRS trova assurda questa limitazione, che per mettere al riparo da manovre speculative i titoli del debito pubblico, costringe la BCE ad acquistarli dal mercato secondario. La trova doppiamente assurda, in quanto costringe gli Stati a dover sopportare, per ricevere moneta attraverso l’emissione di titoli di debito, un esborso consistente non giustificabile, di cui beneficiano parassitariamente le banche, esigendo dagli Stati un interesse aggiuntivo rispetto al tasso di sconto che esse pagano alla BCE per approvvigionarsi di moneta.
Oggi l’Italia paga sui titoli del debito pubblico (BOT e CCT) un tasso medio prossimo al 4% mentre il tasso di sconto è attualmente fissato allo 0,05%. Sono quattro punti percentuali di esborso per interessi annui che, sull’intero ammontare del debito pubblico italiano (2.200 miliardi), comportano l’aggravio di quasi 88 miliardi di euro. Una cifra enorme, che potrebbe essere destinata a risollevare l’economia e a creare opportunità di lavoro, finanziando servizi, opere pubbliche e spesa sociale.
SRRS ritiene che l’immissione di moneta aggiuntiva prodotta nell’ambito del quantitative easing QE (come anche ogni altra ordinaria emissione monetaria) potrebbe e dovrebbe essere realizzata senza intermediazione di banche e senza alcuna finzione di asta pubblica, ma per trasferimento agli stati semplicemente al costo del tasso di sconto. Solo così la moneta creata entrerebbe in circolazione per favorire efficacemente la ripresa economica, mentre le banche tendono a tesaurizzarla per elevare le proprie riserve quando risultino asfittiche o insufficienti o a investirla in attività speculative borsistiche per prospettive di lauti guadagni, senza curasi di alimentare la ripresa dell’economia reale e della questione occupazionale.
La proposta potrà trovare attuazione: in forma minima, attraverso la cancellazione del divieto del prestito diretto dalla BCE agli Stati (all’interesse pari al tasso di sconto); in forma più consistente, attraverso la definizione del canale diretto come unico ammissibile, in modo che siano poi le banche a rifornirsi di moneta presso il Tesoro dei singoli Stati, pagando ad essi un piccolo interesse aggiuntivo rispetto al tasso di sconto; in forma massima, attraverso la convenzione di un trasferimento delle banconote agli Stati per consegna e non per prestito(fatto salvo il versamento di una opportuna ed equilibrata quota percentuale, a ristoro delle spese di produzione della moneta e di funzionamento della BCE).
La soluzione appare quanto mai razionale in considerazione del fatto che le banconote odierne derivano il loro valore nominale proprio dalla legge e dall’autorità statale e non da alcuna base aurea sottostante. Non si vede la ragione logica per la quale gli Stati dell’UE debbano prendere in prestito la moneta a cui la legge statale conferisce valore, essendo possibile salvaguardare l’assoluta autonomia attuale degli organismi decisionali della BCE in ordine alla quantità di moneta da produrre per i fini statutari ed anzi ulteriormente rafforzarla senza assoggettare gli Stati sovrani ad una sudditanza nei confronti dell’Istituto Centrale di Emissione, che deve essere del tutto autonomo nelle decisioni ma non sovrano e padrone del valore monetario prodotto.
La realizzazione di questa ultima proposta è ovviamente da collegare ad una istituzionalizzazione della BCE come Istituto Centrale di Emissione, collaterale ad una nazionalizzazione delle Banche Centrali Nazionali (quasi tutte attualmente… nazionali solo di nome e non di fatto). L’assoluta indipendenza della BCE-ICE rimarrebbe perfettamente garantita dalla salvaguardia dello Statuto attuale, che non subirebbe mutilazioni in ordine all’aspetto dell’autonomia istituzionale, strumentale e finanziaria. L’autonomia personale dei responsabili dell’Istituto risulterebbe addirittura rafforzata dal nuovo assetto proprietario, facente capo a banche nazionalizzate.
Quinto suggerimento meramente operativo, realizzabile a normativa vigente.All’interno del quadro normativo già esistente nulla vieta di varare una piccola iniziativa suggerita dal Prof. L. Gallino, che SRRS condivide totalmente e ripropone all’attenzione dei politici che ci governano. Ciascuno Stato europeo potrebbe emettere un titolo obbligazionario di scopo, ossia un BOT finalizzato a ottenere risorse per creare lavoro. Potrebbe concordare preventivamente con la BCE che essa ne acquisti una quota consistente sul mercato secondario (per rispetto dell’assurda norma vigente) al fine di tenerne basso il tasso di interesse, che SRRS ipotizza dell’ordine dello 0,08 anziché 0,05 (tasso di sconto attuale). Tale emissione non dovrebbe venire computata come grandezza incidente sul deficit ammissibile (3% del PIL) in quanto motivata da «circostanze eccezionali» (art. 3 comma 3 del trattato di stabilità).

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