Castello Svevo, agli appelli locali nessuno mai rispondeva

Già nel giugno 2010 la Civetta avvertiva: “Rischia di sprofondare l’intero lato di levante del maniero”. Gli unici interventi effettuati: un po’ di maquillage e una pedonale sui bastioni, presto chiusa. Soldi sprecati

 

La notizia del sequestro del Castello Svevo di Augusta, operato dai Carabinieri della sezione siracusana del “Comando per la tutela del patrimonio culturale”, su disposizione dell’autorità giudiziaria, non coglie di sorpresa i cittadini, abituati ormai da decenni ad osservare il quotidiano deperimento del loro monumento. Immortalato in centinaia di fotografie che campeggiano su siti di storia patria e promozione turistica, il Castello Svevo è il testimone più antico, insieme al Convento di san Domenico, della storia della città. Voluto da Federico II di Svevia per proteggere la facile via d’accesso rappresentata dall’isola di Augusta, permise la nascita di un nucleo abitativo che dalla volontà imperiale mutuò il proprio nome.

Malgrado la condizione di abbandono di cui soffre da anni, gli augustani non hanno mai rinunciato all’idea di riappropriarsi del loro simbolo. Molti studiosi, cittadini, associazioni, comitati spontanei, negli anni e in diverso modo, hanno tentato di richiamare l’attenzione della politica nazionale e locale sulle sorti del complesso monumentale. Già prima della denunzia della locale sezione di “Italia nostra”, dalla quale è partita l’inchiesta della Procura di Siracusa, diverse associazioni, riunite nel progetto “PartecipAgire” avevano tentato di richiamare la politica e gli organi preposti sulle precarie condizioni della struttura.

Era l’anno 2011 e le associazioni scrissero agli Assessori ai beni culturali del Comune di Augusta, della Provincia di Siracusa, della Regione Siciliana, alla Sovrintendenza ai beni culturali di Siracusa, al Ministro dei beni culturali, alla Presidenza dell’Unesco ed al Commissario europeo per la cultura, denunciando con forza il degrado dei luoghi ed il pericolo di crollo, allegando anche un’ampia documentazione fotografica e i messaggi di circa 500 cittadini. Ebbene, a quella missiva nessuno rispose. Giunse, solo qualche mese dopo, la risposta dell’Assessore regionale ai beni culturali Sgarlata che, subentrata nel corso di un rimpasto di governo, non solo rispose alla lettera, nel frattempo nuovamente inoltrata, ma organizzò un sopralluogo all’interno della struttura cui vennero ammessi anche alcuni rappresentanti delle associazioni.

Poi, però, benché il gesto fosse stato molto apprezzato in città, non si fece più nulla. Vi fu soltanto la presa di posizione dei deputati regionali Coltraro e Vinciullo riguardante un finanziamento di ben dieci milioni di euro, finalizzato alla realizzazione di un “Museo del Mediterraneo moderno” di cui in pochi, però, compresero la necessità. Le risorse da impiegare sul Castello, infatti, andrebbero orientate sul superamento delle problematiche strutturali che lo riguardano, sul consolidamento del terreno su cui è stato edificato e che da anni va incontro ad un fenomeno di “scivolamento”, non su velleitarie ipotesi di riutilizzo. Tanto più che il Castello il suo museo lo aveva già. Ci riferiamo al museo della Piazzaforte, voluto da Tullio Marcon ed oggi diretto da Antonello Forestiere, che dopo anni di oblio ha trovato una nuova casa presso il Palazzo di Città. Quello di spendere soldi per operazioni di maquillage è un vizio che si manifesta di frequente e che a proposito del Castello Svevo di Augusta ha avuto un clamoroso precedente nella cosiddetta “passeggiata”, una strada pedonale panoramica che negli anni ’90 venne costruita sui bastioni che circondano la struttura e che da subito ha mostrato gli effetti dei fenomeni geologici riguardanti il terreno sottostante. Chiusa una prima volta, la passeggiata venne ripristinata e riaperta, senza che si provvedesse al consolidamento del terrapieno su cui poggia. L’esito è facilmente immaginabile anche da chi di Geologia o di Ingegneria ne sa poco. Passarono alcuni mesi e la strada che tanto aveva fatto sperare venne nuovamente chiusa, a causa degli squarci che non tardarono a riformarsi.

Sulle pagine della “Civetta”, già nel giugno del 2010, il fenomeno di “scivolamento” che interessa l’intera ala di levante del Castello venne denunciato con forza. In un’intervista rilasciata al nostro giornale, il geologo augustano Massimo Putignano così spiegava le ragioni del rischio di crollo: “il motivo principale sta nel fatto che l’area dei bastioni del castello poggia su uno strato di argilla che tende a far scivolare la struttura verso il mare e questo rende proprio tale zona una delle meno stabili nell’intera costa est dell’isola di Augusta, a ciò si deve aggiungere ovviamente il peso di una struttura imponente quale l’edificio del castello. Questa base di argilla poi subisce anche l’azione dell’erosione del mare che con il moto ondoso produce un effetto di scalzamento determinando così il pericolo di crollo. Il problema però non riguarda solo i bastioni a mare ma l’intero lato est del Castello, sul pavimento del corridoio est infatti si può notare in modo evidente una frattura, larga circa 2 – 3 centimetri, che è segno dello scivolamento dell’intera struttura.”

Delle precarie condizioni di stabilità del Castello Svevo è stato anche messo al corrente il FAI, nel 2012 infatti un comitato spontaneo di cittadini candidò la struttura al concorso riguardante i “luoghi del cuore”. Alla fine del concorso il Castello ricevette oltre 14.000 segnalazioni, classificandosi al sedicesimo posto tra tutti i luoghi segnalati, per quanto la campagna di raccolta firme e di voti via internet fosse stata effettuata in poche settimane. Anche quella iniziativa, però, venne seguita dal solito silenzio istituzionale che, dalle nostre parti, non è mai sintomo di eleganza, quanto di ignavia. Mettendo da parte l’inchiesta giudiziaria di cui in questi giorni si è scritto e parlato, e che coinvolge ben due governatori della Sicilia e diversi dirigenti della Regione, pare evidente come sia mancata l’attenzione di tutta quella linea di comando e sorveglianza del territorio che inevitabilmente deve partire dalle amministrazioni locali e dagli organismi competenti.

Cosa accadrà è difficile da immaginarsi. Forse il sequestro potrà avviare quei lavori di consolidamento che tutti auspicano o, forse sarebbe meglio dire, sognano. Ma lo scenario potrebbe anche essere molto diverso e segnato da un ulteriore periodo di oblio. Un passo utile potrebbe essere quello di mettere attorno ad un tavolo, in una conferenza programmatica aperta alla cittadinanza, tutti i soggetti interessati alla conservazione ed alla valorizzazione del Castello per studiare e condividere un piano che partendo dal consolidamento strutturale approdi al recupero funzionale e che veda la città decidere per il proprio futuro.

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