La richiesta del sindaco/presidente Garozzo di commissariare la Fondazione ha rigettato l’Istituto nelle polemiche che l’hanno ancor più delegittimato
Se la recente nomina, da parte del Ministro Franceschini, del Commissario dell’INDA – Pierfrancesco Pinelli, manager esperto che, avendo guidato peraltro il processo di risanamento delle Fondazioni liriche, appare quantomeno una figura giusta per risolvere alla radice i guasti di governance amministrativa dell’Inda – obbliga ciascuno di noi a impostare il confronto e l’attenzione sulla Fondazione su altri binari, guardando alle prospettive “di sistema” che l’Istituto dovrà assumere (riforma dello statuto, criteri di composizione del nuovo C.d.A. ecc.), è indubbio che le ragioni – pessime, surreali e sconclusionate – che hanno indotto il Sindaco Garozzo (Presidente della Fondazione) a chiedere – nonostante, da Presidente Inda, dirigesse il C.d.A. legittimo organo di gestione –, anzi, a invocare il Ministro Franceschini affinché ponesse fine all’organo democratico di direzione dell’Inda per nominare un Commissario, pesano come un macigno nel giudizio politico sull’intera vicenda e sulle ambiguità che hanno contrassegnato proprio gli orientamenti del Sindaco che, col suo atto “prepolitico” – una sorta di richiesta di “commissariamento della democrazia” – ha rigettato l’Inda dentro un vortice di polemiche che hanno ulteriormente accresciuto la delegittimazione dell’Istituto, proprio alla vigilia della prossima stagione teatrale.
In altri termini, il Sindaco, oltre a buttarsi la zappa sui piedi – un’autorità pubblica, che dirige legittimamente un organo democratico collegiale (il C.d.A. Inda), il quale, accampando l’esigenza (o il pretesto?) di vedere modificato lo statuto dell’Inda, invoca il Ministro per essere sottratto da questa incombenza affinché il compito sia affidato ad un Commissario, offre di sé un’immagine davvero pessima – ha rischiato col suo gesto di ricreare uno stato di ingovernabilità della più importante istituzione culturale del Mezzogiorno: per essere più espliciti, l’istituzione che esprime sul piano simbolico e metaforico il canone culturale, il “vettore di senso” più rappresentativo e prestigioso della cultura occidentale, che lega, attraverso la rappresentazione dell’arte tragica greca, il “trittico” che fonda lo stesso Occidente: “mito, filosofia, democrazia”, della cui eredità, Siracusa rimane una delle poche città depositarie, nel mondo.
Ci si augurava, in altri termini, che l’insediamento, nel gennaio 2014, del Presidente (ruolo che il Sindaco aveva subito rivendicato dal momento della sua elezione, come da statuto Inda) e il ripristino del legittimo organo collegiale di direzione (il Cons. di Amm.), insieme alla nomina contestuale del Sovrintendente, potessero chiudere la stagione delle polemiche che da molto tempo hanno scandito le vicende della Fondazione – fermo restando che le nuove personalità insediate alla guida dell’Inda avrebbero dovuto fare i conti, pur senza averne contezza e responsabilità, con il quadro (e il clima) di delegittimazione dell’Istituto, a seguito delle gravi inchieste penali su aspetti della gestione amministrativa dell’Istituto, o con le contese finanziarie con Regione e altri organi di controllo. E’ anche probabile che queste vicende penali – sulle quali, c’è da augurarsi che la Magistratura possa al più presto giungere a una determinazione chiara, tale da offrire all’opinione pubblica un quadro più certo e comprensibile (processo o meno) – abbiano pesato nel fare affiorare quel clima di conflittualità che via via s’è aperto tra componenti del C.d.A., sino a renderlo incontenibile e pubblico, al punto che «il principio della riservatezza sui fatti interni della vita della Fondazione», espressamente formalizzato al punto 5° dell’art. 10 dello Statuto, s’è sbriciolato come neve al sole.
Il Sovrintendente Lanza Tomasi, alla luce della legge Madia (discutibile quanto si vuole) – impossibilità per persone pensionate di ricoprire incarichi di direzione in Enti pubblici o similari –, ha dovuto prendere atto della cessazione del suo ruolo di Sovrintendente, e in ogni caso, nella sua lettera al Ministro Franceschini in cui prova a ricostruire i fatti della contesa, rimarca il problema della confusione di aspetti dello statuto dell’Inda, facendo affiorare la sua sorpresa nell’aver appreso che, nonostante l’indicazione di un titolo davvero enfatico – “Sovrintendente” –, le sue funzioni (da statuto) apparivano poi secondarie, non tali da offrirgli il potere di un ruolo ideativo/creativo decisivo, essendo questo ruolo (sempre da statuto) assegnato al consigliere delegato – indicato dal Ministro, e nel nostro caso, nella persona di Walter Pagliaro –, pur col rischio di alimentare in alcuni punti statutari una sovrapposizione o confusione di compiti, dentro uno statuto oggettivamente scritto – non si sa da chi! – “coi piedi”.
Spetta, infatti, al Cons. delegato (Pagliaro) formulare al C.d.A. «proposte per gli indirizzi artistico-culturali della Fondazione» – in altri termini, la scelta degli spettacoli e rappresentazioni classiche, ecc.. –, promuovendo l’attività della Fondazione (punto 4 dell’art. 14/Statuto), compresa la scelta e affidamento degli incarichi (registi, attori, ecc..). Mentre, appare davvero surreale il fatto che una figura sia indicata enfaticamente come “Sovrintendente”, il quale, pur partecipando alle riunioni del C.d.A., non abbia alcun diritto di voto nelle deliberazioni dello stesso (punto K, art. 15 statuto Inda).
Nel quadro di tali incertezze – ed è comprensibile che nel vivo svolgersi di un legittimo esercizio di ruoli di protagonismo per personalità culturali di prestigio, qualche incauta rivendicazione di specifiche funzioni, travalicando confini definiti, abbia alimentato incomprensioni –, le condizioni del contesto regresso dell’Istituto, derivanti dalle inchieste penali interne, riferibili a segmenti del personale amministrativo dell’Inda, oltre a precedenti contestazioni di uso improprio di risorse da parte della Regione, nell’assenza di una autorevole capacità di equilibrio del ruolo di direzione “politico-istituzionale” – malamente esercitata dal Sindaco e dall’altro consigliere, Paolo Giansiracusa (che inopinatamente chiedeva pubblicamente al Ministro di esautorare dal C.d.A. proprio il Consigliere delegato, Walter Pagliaro) – ne sia venuta fuori quella sortita del Sindaco di invocare il Ministro di sospendere il ruolo del C.d.A. (una sorta di inconscia “muoia Sansone con tutti i filistei”) e riassegnare così l’Inda sotto la gestione di un Commissario.
Se questa è la sintesi della vicenda, spetterà d’ora in poi al Commissario, non appena avrà modo di impadronirsi dello stato dell’arte dell’Istituto – relazioni interne e quadro amministrativo, modifica dello statuto, finanze, ciclo spettacoli 2016, ecc –, per sottoporre alla città l’impianto strategico dei suoi obiettivi. Certamente, a noi siracusani rimane l’amaro in bocca per un epilogo – il Commissariamento della Fondazione – che è stato determinato, anzi, addirittura, richiesto e sollecitato dal Presidente dell’Inda (il Sindaco Giancarlo Garozzo) che, se da una parte, a metà 2013, appena eletto sindaco, iniziava a rivendicare – con forza e legittimamente –, come da statuto, il suo insediamento a Presidente Inda, dopo appena due anni di Presidenza, dietro una surreale e maldestra concezione della democrazia, incartatosi nella difficoltà a mantenere un’alta veste istituzionale, riporta l’Istituto sotto il Commissariamento.
Non anticipiamo in questa sede le nostre opinioni in merito all’orizzonte istituzionale e scientifico-culturale che l’Inda dovrebbe assumere nei prossimi anni, ci sarà tempo e modo nelle prossime settimane per aprire un serio confronto pubblico sul futuro della Fondazione Inda. C’è da augurarsi – e non abbiamo dubbi – che il dr. Pierfrancesco Pinelli sappia costruire relazioni ampie ed aperte con le espressioni civili e culturali di Siracusa.

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