Diciassette i rilievi dei magistrati contabili sul rendiconto 2013, tra cui 700 milioni di debiti fuori bilancio, 200 di contenzioso. L’amministrazione avrà tempo fino al 15 marzo per inviare una relazione
Probabilmente si può dire che i conti non tornino per più di un miliardo di euro. Una cifra stratosferica che quasi si raggiunge solo mettendo insieme gli oltre 700milioni di debiti fuori bilancio non ancora riconosciuti e l’importo del contenzioso, in cui il Comune risulta convenuto o attore in opposizione a decreti ingiuntivi, per un ammontare complessivo di oltre 200milioni (ma la cifra ci sembra così eccessiva che non vorremmo si trattasse di una svista grafica: goccia nell’Oceano comunque).
Squilibri economico finanziari, assenza di copertura di spese, forse la violazione delle norme finalizzate a garantire la regolarità della gestione finanziaria, o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno: di tutto ciò il Comune di Siracusa è chiamato a rispondere entro il 15 marzo prossimo, come si evince dal documento segnalato dagli attivisti del Movimento 5 Stelle.
Questo infatti il termine fissato, ai sensi di legge, dalla Sezione Regionale di Palermo della Corte dei Conti dopo aver preso visione della relazione dei revisori dei conti sul bilancio di previsione e sul rendiconto dell’esercizio del 2013. Criticità per altro in parte già segnalate per il rendiconto dell’anno precedente, il 2012, e del tutto ignorate dall’amministrazione attiva e dal consiglio comunale, comportamento di per sé gravissimo. La mancata trasmissione di misure correttive o l’esito negativo della verifica da parte della Corte preclude infatti, o dovrebbe precludere, l’attuazione dei programmi di spesa oggetto dell’accertamento o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria.
Difficoltà stratificatesi nel tempo certo, ovviamente non imputabili in via esclusiva all’amministrazione in carica, ma per le quali oggi è la giunta Garozzo e l’attuale consiglio a dover far fronte proprio con “provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio” da sottoporre a verifica e valutazione della stessa sezione regionale.
Sullo sfondo il rischio di un dissesto finanziario del Comune e il suo commissariamento.
Sorvoliamo sui rilievi relativi al ritardo nell’approvazione del bilancio di previsione del 2013 (avvenuta a fine anno) e del suo rendiconto (avvenuto il 31/7/2014), abitudine che va radicandosi e peggiorando nel tempo piuttosto che risolversi. L’ultimo bilancio, di previsione si badi bene, quello del 2015, è stato approvato nel gennaio 2016!
Sorvoliamo perché, a quanto risulta, le irregolarità e le anomalie hanno ben altra consistenza.
Partiamo dal disavanzo della gestione di competenza pari a oltre un milione e mezzo. Le entrate non hanno coperto tutte le spese e le motivazioni si possono in parte individuare nei successivi rilievi elencati. Elevato l’ammontare di somme ancora da riscuotere per gli esercizi 2011 e 2012 provenienti dai contributi per le autorizzazioni edilizie e dalle sanzioni per violazioni al codice della strada, così come esigue le riscossioni, a fine 2013, relative a somme accertate a seguito dell’attività di lotta all’evasione tributaria. Le somme “da regolarizzare” per Imu e Tares sfiorano, nel 2013, i 3 milioni di euro.
Una mancanza di liquidità che spiega il frequente ricorso ad anticipazioni di tesoreria poi non restituite a fine anno. La cifra di quasi 6 milioni ha determinato anche un aggravio di spesa per interessi passivi pari, nell’anno, a 271mila euro.
La Corte, per l’ennesima volta, ha anche rilevato un elevato ammontare dei residui attivi e passivi antecedenti il 2009, sebbene a suo tempo si sia avuta notizia di un’azione di forte revisione degli stessi, e in merito ai flussi di cassa, ha contestato un fondo di cassa finale pari a zero per una differenza negativa di parte corrente pari a quasi 9 milioni così come il mancato rispetto dei limiti di spesa previste dalla legge per il contenimento delle stesse per convegni, mostre, pubblicità, manutenzione e noleggio autovetture.
Deve poi porsi, a nostro giudizio, una particolare attenzione al rilievo dell’ “improprio utilizzo dei capitoli afferenti ai servizi conto terzi con particolare riferimento ad alcune voci di spesa non in linea con il principio di tassatività” con ipotizzabili riflessi sui dati contabili relativi sia al rispetto del patto di stabilità sia dei limiti di spesa del personale. In sostanza, un anomalo utilizzo delle partite di giro. Per quel che ci risulta un rilievo più volte mosso alla ragioneria del Comune ma evidentemente non preso in considerazione in maniera adeguata, sebbene alchimie contabili suggeriscano a volte alle amministrazioni locali in affanno proprio questa “metodologia” per riuscire a rientrare nei parametri fissati dal patto di stabilità.
Gli ultimi rilievi del lungo elenco, un vero cahier de doléances, 17 punti (alcuni con sotto voci) sono invece relativi all’assenza di informazioni in merito all’eliminazione dei disallineamenti tra crediti e debiti reciproci rilevati tra l’Ente e le società partecipate, la mancata verifica degli effettivi fabbisogni del personale con la conseguente rideterminazione della dotazione organica, l’assenza del piano triennale delle azioni positive in materia di pari opportunità.
Una catastrofe!

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