Rimedi e soluzioni per i danni causati dagli incendi negli Iblei

Gli ecologisti hanno incontrato i sindaci di Siracusa, Noto e Avola. Si potrebbe fare come nell’Aspromonte: parco affidato alle associazioni e decurtamento dei soldi per ogni fuoco appiccato

 

Nella nostra provincia la fruizione della Riserva Naturale di Cava Grande del Cassibile è interrotta a causa degli incendi che ha devastato ambienti unici recando danni alla flora ed  alla fauna, rovinando, per di più, gli importanti e meravigliosi scenari naturalistici e paesaggistici. I sentieri, per motivi di sicurezza, sono chiusi e, se non saranno riaperti in tempo, anche la stagione turistica della prossima estate sarà fortemente compromessa. Nei decenni passati, per vari motivi la piaga degli incendi, troppo spesso, veniva attribuita a “fenomeni di autocombustione”. Oggi si riconosce il fatto che, quasi sempre, gli incendi sono di natura dolosa o colposa perché spesso si innesca un meccanismo perverso che incentiva l’interesse a bruciare.

La grande preoccupazione delle associazioni. A tal uopo le associazioni ecologiste e culturali della provincia di Siracusa hanno incontrato i Sindaci di Noto, Avola e Siracusa per affrontare il problema del piano di utilizzo della pre-riserva che, dopo trent’anni dalla sua istituzione, ancora non è stato varato. In seguito è avvenuto l’incontro col direttore dell’Azienda Forestale, dott. Nunzio Caruso. Sono state evidenziate le varie criticità della Riserva Naturale Orientata di Cava Grande del Cassibile, in particolare i persistenti incendi ed il pascolo abusivo. Si è addivenuto al riguardo di chiedere al Prefetto di indire una riunione con i vari enti istituzionali interessati per affrontare tali problemi.

Innescare l’interesse a non bruciare. Ho conosciuto, tempo fa, il prof. Tonino Perna (insegna Sociologia Economica ed Istituzioni di Economia) che ha attuato un metodo per porre fine alla piaga degli incendi, nel periodo in cui era presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte dal 2000 al 2005. In quegli anni aveva fatto scendere dell’80% la quantità di incendi in quella zona della Calabria. Ma come ci era riuscito? Il metodo consisteva nell’affidare zone del parco ad associazioni o cooperative con un contratto di responsabilità, ovvero pagare anticipando solo la metà del compenso e legare l’assegnazione dell’altra metà alla capacità di evitare incendi. Basti pensare che solo con lo 0,2% di superficie bruciata si perdeva il 10% del compenso, fino ad arrivare al 50% se ad andare in fiamme era l’1% della zona assegnata. Lo sapete cosa c’è che non va nel sistema Perna? Lo spiega ironicamente lo stesso inventore: costa poco.

Attività di prevenzione. Si può promuovere tramite l’attuazione della legge nazionale n. 353/2000 con cui si può ottenere una drastica riduzione delle cause d’innesco d’incendio anziché intervenire soltanto sugli interventi legati alla fase emergenziale dello spegnimento degli stessi. Detta legge tra l’altro ha introdotto, nell’ordinamento penale nazionale, la definizione giuridica specifica di incendio boschivo(art.423-bis c.p.), sia esso doloso o colposo, come un delitto contro la pubblica incolumità e perseguibile penalmente. Al comma 2 dell’articolo 10 detta legge stabilisce che: “I comuni provvedono a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli già percorsi dal fuoco nell’ultimo quinquennio, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato. Il catasto è aggiornato annualmente…”. Un altro metodo, già adottato qualche anno fa con successo, è il progetto operativo ”Il Guardaboschi”, un programma di vigilanza finalizzato alla prevenzione incendi dolosi e realizzato dall’Ufficio speciale servizio antincendi boschivi (Legge Region. 15 maggio 2000, n. 10, art.4 comma 7).

Le migliori pratiche e le tecnologie innovative.E’ da evidenziare che regioni quali la Lombardia e l’Emilia e i comuni che si sono dotati per tempo degli strumenti previsti dalla nuova normativa hanno registrato un notevole calo delle superfici percorse dal fuoco. In altre regioni come la Sicilia, invece, assistiamo alla catastrofe ambientalecon grande sperpero di risorse economiche per lo spegnimento degli incendi. Le nuove tecnologie, inoltre, offrono oggi innumerevoli possibilità per lo sviluppo di azioni di monitoraggio e prevenzione, come l’utilizzo di UAV (veicoli aerei senza pilota). Recentemente nel Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate è stata organizzata una dimostrazione al centro della quale c’erano proprio i velivoli a pilotaggio remoto.

La questione degli Iblei. La questione della R.N.O. di Cava Grande (che deve essere, certo, affrontata per il piano di gestione, per il piano di utilizzo e per la messa in sicurezza e conseguente o contestuale apertura dei sentieri) dovrebbe essere vista nel contesto degli Iblei, poiché avrebbe più senso se si fa sistema con la zona archeologico – naturalistica di Noto Antica, Pantalica, ecc. Anche la proposta di inserire la zona di Cava Grande come Patrimonio dell’Umanità, pertanto, viene affrontata in termini limitativi in quanto ristretti solo ad una zona. L’Unesco, da quanto si conosce e da quanto si sa da autorevoli fonti, per quanto riguarda i contesti con prevalenza naturalistica (vedi Eolie) o culturali (vedi “Città del tardo barocco del Val di Noto”), è propensa ad inserire nell’Heritage List dell’Unesco, ampi contesti che abbiano valori comuni (ecosistemici, geomorfologici, storici ed etno-antropologici come, appunto, nel caso l’altopiano degli Iblei), che poi è il concetto-guida per cui fu formulata la proposta del Parco Nazionale degli Iblei.

 

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