Dalla green alla blue economy, verso la rigenerazione dell’ambiente

Nel mondo moderno il concetto di produzione è stato falsato; si produce per il consumo non per il bisogno, tutto ciò va contro le più elementari regole economiche e viene superato il capitale naturale per effetto del sovra consumo

 

Sistemi evolutivi per fronteggiare la crisi. Negli ultimi anni vi è stata un’evoluzione, un’interazione ed a volte un’integrazione dei vari sistemi adatti e compatibili per fronteggiare o quantomeno smorzare la crisi sistemica e quindi anche economica ed ambientale-climatica, in atto. I tentativi di analisi sono stati numerosi ed articolati e spesso ci si è soffermati sugli effetti senza ben valutare le cause dei fattori che l’hanno scatenata, ma ora vi è il pericolo contrario, cioè di accanimento diagnostico, quindi vi è la necessità, oltre la doverosa e razionale  ricerca, quantomeno di accompagnare i punti di criticità, o meglio ancora, di mettere in atto rimedi e soluzioni.

Le considerazioni, qui di seguito esposte, cercano di tener conto delle possibilità ed opportunità concrete per arginare la crisi e per ricostruire una ripresa possibile ed efficace, per introdurre nuovi modelli economici.

Cultura della sostenibilità. Ci viene incontro, per un primo approccio, il World Watch Institute che dedica il suo annuale rapporto alle soluzioni culturali per passare da una cultura del consumo ad una della sostenibilità.

La nostra Terra è sotto stress, il cambiamento globale dell’ambiente dovuto alle attività antropiche viola ampiamente i limiti della sicurezza, la perdita continua di biodiversità ed è oltre il limite il ciclo dell’ozono. Autorevoli scienziati ci avvertono che siamo ben oltre i “confini planetari”. Un abitante degli Stati Uniti consuma oggi quanto due europei, sei cinesi, ventidue indiani o settanta kenioti. La crescita illimitata ed indifferenziata oltrepassa i limiti fisici del nostro pianeta. Dobbiamo recuperare il tempo per riflettere e trovare soluzioni e rimedi. Bisogna conoscere bene qual è, in sostanza, la relazione tra ambiente fisico e comportamenti, bisogna recuperare la dimensione culturale del nostro tempo e quale rapporto vi è tra essa  e la sostenibilità del consumo e del bisogno.

Stiamo consumando tutto il capitale naturale che il pianeta ci ha messo a disposizione. Abbiamo terminato tutta la capacità di autorigenerazione che il nostro mondo ci dona. Abbiamo utilizzato tutta l’acqua che si ricarica nelle falde, l’erba prodotta dai pascoli, i raccolti delle terre, i frutti ed i paesi del mare: una folle corsa all’iperconsumo e al sovraconsumo e quindi alla distruzione progressiva del nostro capitale naturale. Il concetto di produzione è stato falsato; si produce per il consumo non per il bisogno, tutto ciò va contro le più elementari regole economiche e viene superato il capitale naturale per effetto del sovra consumo.

Inoltre i calcoli diffusi dal Global Footprint Network mostrano che gli esseri umani vivono al di là delle risorse ecologiche messea disposizione dal nostro pianeta. Le ricerche effettuate dall’organizzazione non-profit statunitense in collaborazione con la “New Economics Foundation”, un’organizzazione indipendente inglese, dimostrano che l’umanità sta consumando la quantità totale di risorse rinnovabili che la natura ha prodotto quest’anno. In ogni dato anno, se l’umanità consuma più cibo di quanto produce, ha bisogno di dar fondo alle riserve; se gli alberi vengono tagliati più velocemente della loro ricrescita, le foreste diventano più piccole dell’anno prima. Il consumo di risorse dell’umanità cresce, e di conseguenza il nostro stile di vita attuale sta esaurendo il capitale naturale terrestre, cosa che mina il futuro dell’umanità. Attualmente, l’impronta ecologica dell’umanità é almeno il 35% più grande della biocapacità del pianeta. In altre parole c’é bisogno di un anno e quattro mesi affinché la Terra rigeneri ciò che usa in un singolo anno.

Uscire dal debito e fermare il sovraconsumo significa riportare la domanda entro il livello sostenibile dal pianeta, consumando meno risorse pro capite, incrementando l’efficienza nell’uso delle risorse salvaguardando meglio gli ecosistemi strategici per la fornitura di rifornimenti. Intraprese insieme, queste azioni possono aiutarci, intanto, a proteggere sia la biodiversità che a fermare il sovraconsumo.

Green Economy e Blue Economy. Dalla Green Economy partono delle proposte per uscire dalla crisi che fronteggiamo da alcuni anni e che continueremo purtroppo a combattere: Ecoinnovazione; efficienza energetica ed eco-riqualificazione edilizia; sviluppo delle rinnovabili; gestione e riciclo dei rifiuti; bioagricoltura; mobilità sostenibile. Sono queste le macroaree d’intervento. La green economy è un processo reale ormai in corso. L’inerzia di vecchi e consolidati modelli di produzione e consumo influenza purtroppo ancora gran parte dei decisori politici, che stentano a capirne la potenzialità. Eppure la green economy è uno dei pochi settori in crescita. E non solo in Italia.

Graziano Pini in un recente saggio afferma che la Blue Economy può essere considerata in parte un’evoluzione della Green Economy ed offre delle opportunità. Essa, infatti, affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione: lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare della natura. Gunter Puali, il fondatore della blue economy, ha previsto in 10 anni cento innovazioni e cento milioni di nuovi posti di lavoro. E’ un sistema di pensiero e di azione complesso in cui la dimensione economica della proposta parte sempre dal livello sociale e globale della condizione della persona, sia dei paesi dove avviene la produzione sia dei paesi ove avviene il consumo di beni prodotti: Non si basa solo sull’innovazione, ma anche su nuovi modelli produttivi che cambiano il nostro modo di guardare alla produzione, alla distribuzione e ai consumi.

Ciò che acquistiamo deve contribuire alle esigenze fondamentali di tutti, i prodotti e i servizi che acquistiamo regolarmente devono contribuire alla costruzione di un capitale umano e creare nuovi posti di lavoro. È un approccio completamente nuovo di cui abbiamo urgente bisogno. Dovremmo evolvere, come fa la natura. Questo è il messaggio che viene da essa. La natura è una incredibile fonte d’ispirazione, perché ci mostra che col tempo usando soluzioni è sempre possibile evolvere verso il meglio. In natura tutti contribuiscono al meglio delle loro possibilità. E se parliamo di materie prime, non esistono scarti o inquinamento. O meglio, ciò che è scarto per qualcuno è sempre materia prima fonte di energia per qualcun altro. In questo modo, ci rendiamo conto che possiamo sfruttare a cascata nutrienti, energia e materiali. La natura continua a semplificare il modo in cui produciamo e consumiamo. Pensiamo a quanti apparecchi oggi abbiamo che non servono. La natura ci insegna come farne a meno.

La natura è basata prima di tutto su un sistema a cascata interconnesso e ci insegna a fare molto di più con meno, ad eliminare anche quello che ci sembra indispensabile e tutte quelle apparecchiature che continuiamo a utilizzare e gettare via. Il concetto stesso di rifiuto è un’invenzione umana. Nei sistemi naturali nessuno produce qualcosa che non serve a nessuno. Ci chiamiamo homo sapiens, sapiens ma forse dovremmo definirci in altro modo.

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