Un articolo dell’avvocato, già presidente dell’Ordine, che ha tradotto il testo di Euripide messo in scena dalla Compagnia degli Umili composta da operatori del Foro di Siracusa. Ma alcune delle attrici escono dalla palestra teatrale dell’INDA
Grande successo per la rappresentazione delle Troiane al Teatro Giovanni Paolo II° di Rosolini. È la prima replica dello spettacolo già rappresentato al Teatro Greco di Palazzolo Acreide nello scorso mese di agosto con una inconsueta presenza di pubblico. Il nostro desiderio è di replicarlo nelle scuole per avvicinare i giovani al tema dei diritti e al Teatro.
Alcuni anni addietro, quale componente esterno della Commissione cultura del C.N.F., accettai l’invito del Presidente B. Grimaldi di organizzare nell’ambito del Distretto della Corte d’Appello di Catania la messinscena di una tragedia su temi vicini al diritto. La scelta cadde su “Le Troiane” di Euripide, considerato il panorama internazionale e gli avvenimenti politici che incombevano e incombono sui popoli e sulle nazioni che si affacciano sul bacino del mediterraneo e ad est dell’Europa, preludio di gravi sconvolgimenti.
Ho raccolto attorno alla iniziativa un gruppo di valorosi colleghi con cui ho realizzato lo spettacolo, provvedendo nel nostro ambito alla traduzione del testo e alle musiche. Alcune delle colleghe che interpretano i personaggi della tragedia escono dalla Scuola di Teatro dell’Inda, le altre nel corso di questi anni hanno affinato la voce e si sono inserite nel progetto raggiungendo un buon livello di recitazione. Da ultimo abbiamo curato imovimenti e la coreografia restituendo al coro la sua naturale funzione scenica.
Abbiamo così costituito un laboratorio e dall’amalgama delle nostre forze è nata la Compagnia degli Umili. Vogliamo così richiamare l’attenzione, nel piccolo spazio che ci è consentito nel nostro territorio, in modo insolito rispetto al nostro ministero giornaliero, di dare voce attraverso laforza emotiva della rappresentazione scenica ai nodi tuttora irrisolti del vivere civile del nostro tempo, nonostante le formali proclamazioni.

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