Archimede e le sue statue

Ameno di due secoli dalla morte di Archimede, Cicerone lamentava la dimenticanza da parte della sua città natale, Siracusa, che vantava un passato glorioso, e si premurava di valorizzarne la tomba, inconsapevole che i secoli successivi avrebbero condannato città e cittadino più geniale alla sorte comune dell’oblio. E tutto questo mentre la scienza progrediva, radicando alcuni dei principi cardine per la moderna ricerca nel campo della matematica e della fisica nelle teorie di Archimede, tramandati da una tradizione manoscritta frammentata e lacunosa.

Oggi, la memoria di Archimede a Siracusa sta risorgendo sull’onda, insieme, di una riscoperta – soprattutto locale – del valore identitario del patrimonio storico e della valorizzazione – ormai diffusa nel sentire comune – del sapere scientifico e tecnico. Archimede, straordinaria figura di scienziato completo e polivalente, in cui l’interesse per i rami del sapere scientifico si indirizza verso le più svariate e ingegnose applicazioni tecnologiche, non è dunque soltanto una figura del passato di cui è doveroso riscoprire la luce del genio e custodire la memoria, ma rappresenta forse l’archetipo di un nuovo e moderno umanesimo, che si adatterebbe tranquillamente alle nostre generazioni.

E’ per questo che già da qualche tempo a Siracusa si stanno realizzando, per iniziativa spontanea, manifestazioni e percorsi espositivi centrati su Archimede; tra questi si ricordano, a titolo esemplificativo, l’adesione delle scuole della città al π-day, i cicli di conferenze a carattere divulgativo, progetti di monumenti che ne inseriscano il segno concreto nel tessuto urbano. Archimede può diventare il brand della nostra città? Sì, lo può certamente ma questo richiederebbe una strategia di marketing culturale, capace di coinvolgere i figli più geniali e creativi di Siracusa, i cervelli che nel tempo sono andati via e quelli che sono rimasti, ma che difficilmente riescono ad essere ascoltati. Archimede richiede l’apertura degli orizzonti, non gli spazi angusti e le scelte di pochi. Ecco perché la discussione sulle sue statue rischia di diventare sterile, a partire dalla proposta, a titolo gratuito, del maestro Antonio Leone, del gruppo facebook “Dillo ad Archimede”, per arrivare al progetto del vincitore del concorso bandito nel 2012 e conclusosi il 24 maggio del 2015, che ha messo a disposizione un budget all’artista Pietro Marchese.

Tutto sembra risolversi solo nel problema della rappresentazione dello scienziato. E vi confesso che anch’io, da assessore regionale ai beni culturali, non ho resistito alla tentazione, avendo chiesto e ottenuto dal presidente dell’ARS, on. Giuseppe Ardizzone, la concessione in prestito annuale della statua di Archimede, opera dell’artista palermitano Benedetto Civiletti, realizzata nel 1893 su commissione del re Umberto I. La risposta positiva alla mia richiesta (datata 9 agosto 2013) è arrivata soltanto a fine dicembre dello stesso anno e la fine del mio mandato non mi ha consentito di portare la statua a Siracusa e vederla esposta, aperta su piazza Duomo, nella sala d’ingresso dell’ex Museo Archeologico Paolo Orsi.

Sapete dov’è ancora oggi la statua in bronzo di Archimede, che avrei voluto portare a Siracusa? Completamente ignorata, alla destra dell’ingresso alla buvette di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, portata lì durante un restauro della sala dove era originariamente esposta. Un flusso ininterrotto di deputati, messi e visitatori passa ogni giorno davanti alla magnifica statua e non se ne accorge. Forse a Siracusa il suo destino sarebbe stato diverso e avrebbe risvegliato il nostro orgoglio sopito!

Archimede è riuscito a coniugare, per la prima volta, la coscienza civile e il senso dell’appartenenza, che si raccolgono intorno alla figura di un grande concittadino di cui si scopre, anche emotivamente, la dimensione sovratemporale e la grande attualità. Non è un caso che ad Archimede siano legate quelle istanze di rinnovamento e cambiamento che la società civile rivendica ormai da tempo.

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