Inda: nuova gestione e vecchi vizietti

L’evento che ci qualifica e meglio rappresenta culturalmente nel Mondo gestito con superficialità e leggerezza. Come sono state scelte le ditte per gli affitti dei cuscini e per il punto di ristoro? con selezione o bando? E maschere e hostess sono state individuate per competenze e professionalità?

Il 51° ciclo di rappresentazioni classiche volge al termine. A breve avremo i numeri e i bilanci di questa stagione 2015 su cui avremo eventualmente modo di dissertare. In attesa delle valutazioni tecniche e di merito, una considerazione,tuttavia, ci sentiamo di ribadire ancora una volta.

L’evento clou della nostra città, quello che ci caratterizza e identifica a livello internazionale o per meglio dire “dovrebbe caratterizzare” (così come avviene per il festival dei due mondi a Spoleto o il Salone del Libro a Torino o il Festival della Canzone a Sanremo, il Festival Letteratura a Mantova, ecc.) insomma, ciò che più ci qualifica e meglio rappresenta culturalmente nel Mondo e al quale tanti associano il nome della nostra Città, sembra ancora non del tutto sapersi elevare a livelli consoni e confacenti ad un evento di richiamo e respiro internazionale. Senza nulla togliere, anzi tanto di cappello, alle qualità tecniche, culturali e professionali del cast e dello staff, permangono alcune “pecche” che  rischiano a  volte di squalificare l’immagine e l’essenza della manifestazione.

 

Ci riferiamo alla superficialità e leggerezza con cui si curano (o si evita di curare) alcuni dettagli che invece fanno la differenza. Per esempio l’affidamento della vendita del libretto o dell’affitto dei cuscini o del punto ristoro (?): ditta autorizzata e specializzata o personale “amico degli amici”? Scelti tramite selezione o bando pubblico? Senza rilascio di scontrini o fiscalmente a posto? Di certo non presentano le caratteristiche che si possono riscontrare per gli stessi servizi all’Arena di Verona o alla Scala di Milano, o al Regio di Parma ma piuttosto quelle di una bancarella di un mercato di quartiere, con tutto il rispetto.

E anche le maschere (o hostess) non tutte sembrano scelte per competenza e professionalità e a volte sorge il dubbio che la loro selezione e funzione sembra rispondere più ad una esigenza di mero assistenzialismo a giovani disoccupati (che grazie all’Inda, almeno per tre mesi l’anno possono “respirare”) piuttosto che a specifiche esigenze tecniche e professionali. Insomma, anche qui non ci si rivolge ad agenzie specializzate ma si attua al proprio interno una specie di ufficio di collocamento “de noantri”. Intanto continuano ad essere presenti alcuni personaggi, anche se in passato indagati.

 

Però quest’anno l’Inda ha un nuovo Consiglio di Amministrazione e un nuovo Soprintendente, ci auguriamo che con loro si attui finalmente una vera svolta, che ponga fine alle infinite indagini sulle passate gestioni e amministrazioni, attuando operazioni di spiccata trasparenza e legalità in ogni campo, che si riesca finalmente a dare “respiro internazionale” e livelli eccelsi di professionalità, in tutti i settori, senza timore di volare alto e smettendola di raffazzonare ogni cosa “alla sarausana”.

Il mondo ci guarda. E le Rappresentazioni Classiche sono la nostra “leva”. 

(pubblicato su La Civetta del 26/7/2015)

 

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