Presso il Circolo Unione, su un mare non balneabile, fervono i lavori. Il progetto prevede tre terrazze collegate da scale, tre locali (uno per i servizi igienici con tetto a spiovente “in coppi siciliani”, due in forma cilindrica per la ristorazione), pergolati, gazebi, cabine, docce e un parcheggio
Siracusa è commissariata. Proprio il primo Comune della provincia, il capoluogo, insieme ad Avola e Carlentini, non si è ancora dotato del piano per l’utilizzo del demanio marittimo e dovrà attendere così il commissario ad acta inviato dall’assessore regionale al territorio e ambiente Maurizio Croce.
Questa quindi la risposta indiretta dell’assessore Croce alle domande che il consigliere Salvo Sorbello rivolgeva, in merito, all’amministrazione il 12 maggio scorso, forse perché già a conoscenza della diffida della Regione a mettersi in regola. La nomina dei commissari (al momento 24, ma già si sa, che si aggiungeranno altri Comuni inadempienti) è in allegato alla direttiva con cui il 9 giugno l’assessore Croce ha di fatto prorogato fino al 31 dicembre 2020 (!) le concessioni demaniali marittime.
Per i gestori degli stabilimenti balneari una sanatoria a tutti gli effetti che congela gli oneri concessori per i prossimi cinque anni, agevola alcune categorie (forze di polizia, enti di culto e imprese ittiche o marine) grazie a canoni ‘ricognitori’ (sic!), facilita nuove concessioni e soprattutto porta soldi alle casse regionali attraverso il controllo, a tappeto, del versamento dei canoni di concessione dovuti, garantendo, a chi voglia eliminare eventuali contenziosi in corso, riduzioni del 30% .
E intanto all’orizzonte, entro l’anno, si profila la trasformazione degli uffici periferici demaniali provinciali in servizi demaniali “con piena autonomia gestionale, garantendo la riorganizzazione amministrativa degli stessi e una più capillare presenza sul territorio per poter meglio vigilare sul rispetto generale dei singoli piani di utilizzo del demanio marittimo (pudm)”.
Un settore in riordino quindi, che ha visto amministrazioni locali distratte e, nell’assenza di regole e criteri definiti, scelte del tutto discrezionali e spesso poco condivisibili.
Abbiamo sempre saputo che il demanio marittimo è inedificabile, così come lo è la fascia dei 150 metri dal mare, inedificabile al punto che neanche la più piccola modifica dei fabbricati è possibile, pur se del tutto ininfluente su paesaggio e rispetto dei luoghi. Così era, o forse è solo per qualcuno. Altri, imprenditori privati, hanno cementificato dune, hanno costruito sugli scogli, hanno realizzato sulla spiaggia costruzioni inamovibili pur conoscendo le restrizioni normative, divieti rispettati con ben altro senso della legalità in altre province.
Sulla costa della contigua provincia di Ragusa le costruzioni rigorosamente in legno delle estati, per esempio di villaggi come Baia Samuele o il resort Marsa Siclà, vengono puntualmente smantellate finita la stagione. La costa del siracusano invece è ormai quasi solo cemento o una serie di lidi che lasciano ben poco alla libera pubblica fruizione di un bene comune. Così è sul litorale cittadino, su quello del Porto Grande e dell’Isola: un villaggio ristrutturato in senso espansivo: il Minareto, terrazzini sugli scogli, piscine sulle falesie, e ora nuovi “terrazzamenti”.
Sulla via Lido Sacramento, a poca distanza dal Circolo Unione, fervono i lavori e un cartello di cantiere informa che si stanno realizzando “terrazzamenti” ma nessuno ci crede. Su facebook, dove sono state postate delle foto che immortalano le ruspe in azione, accompagnate da espressioni di incredulità o di forte dissenso, l’idea prevalente è che si tratti del solito gioco di prestigio, verbale, che dice consolidamento del costone roccioso e che significa lido. E in effetti è questo che prevede il progetto: tre terrazze collegate da scale, tre locali (uno per i servizi igienici con tetto a spiovente “in coppi siciliani”, due in forma cilindrica per la ristorazione), pergolati, gazebi, cabine, docce e un parcheggio. Un solarium, su un mare non balneabile, come altri; un progetto del 2009, vistato ai tempi dall’ingegnere Mauro Calafiore e mantenuto in vita in qualche modo, visto che il cantiere va aperto entro l’anno dalla concessione e chiuso nei tre anni successivi.
“Da un punto di vista urbanistico è tutto in regola – assicura l’ingegnere Emanuele Fortunato – dati anche i pareri positivi espressi dai vari enti coinvolti, compresa la Soprintendenza”. In realtà un piccolo intoppo c’è stato proprio con la Soprintendenza che ha imposto il fermo lavori: tutti i pareri contenevano infatti prescrizioni ed evidentemente qualcosa non era in regola. Ma l’ormai inevitabile ricorso al Tar ha consentito di superare ogni ostacolo.
Nessun problema quindi, con buona pace degli ambientalisti, sebbene resti aperta la discussione sull’opportunità o legittimità di considerare ammissibili i terrazzamenti della costa e/o l’inserimento di massi a scogliera per la difesa dall’erosione marina anche se accompagnati dalla limitazione “purché realizzati con materiale autoctono e non in cemento armato”. Questo per anni, quasi ormai un decennio, l’orientamento di Soprintendenza, Comune di Siracusa e Ufficio provinciale del demanio marittimo fino a quando una circolare del direttore generale dei beni culturali Rino Giglione giunse a chiarire i requisiti ritenuti necessari ai fini della tutela paesaggistica prima discrezionalmente applicati.
Probabilmente il commissario ad acta dovrà solo prendere atto dell’avvenuta adozione a Siracusa del modello romagnolo: un’infinita teoria di stabilimenti balneari che comunque, per alcuni, costituiscono un intelligente utilizzo di ciò che altrimenti sarebbe lasciato al più totale degrado.
E che la linea di costa di tutto il Porto Grande non sia che degrado, in un senso o in un altro, è un dato incontestabile.

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