In Laudate sì di Francesco i ritmi e la velocità della società dei consumi

La cultura dello “scarto”, fondata sullo spreco di cibo e sull’aumento illimitato di rifiuti, è in contrasto coi tempi dell’evoluzione biologica e con i ritmi della natura. L’iperconsumo distrugge gli ecosistemi, apporta corruzione, degrado sociale, emarginazione ed è poi causa dei conflitti

 

Così leggiamo nell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” <…la distrazione costante ci toglie il coraggio di accorgerci della realtà di un mondo limitato e finito>. In effetti,come ha sottolineato più volte il grande saggista e specialista della comunicazione Noam Chomsky, la tecnica della distrazione di massa, strumentalmente alimentata dai poteri interessati, ci allontana dalla realtà, propinando, attraverso media loro soggiogati, banalità, disinformazione, programmi leggeri a più non posso e regalandoci l’illusione di consumi illimitati, favole e miti.

Come ho esplicitato in alcuni articoli  su “La Civetta”, la questione ecologica non è una questione di élites, ma profondamente sociale e popolare poiché gli effetti dei danni causati all’ambiente, danneggiano soprattutto i paesi poveri e all’interno dei paesi ricchi i, sempre più numerosi, deboli e questo concetto ho avuto il piacere di ritrovarlo espresso nell’Enciclica. Di fronte ai negazionisti della responsabilità delle attività umane inquinanti, Papa Francesco si contrappone in maniera inequivocabile e fa riferimento alla scienza e alla comunità scientifica, per cui, forse per la prima volta, si registra una collimazione tra scienza e religione che, “pur fornendo approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe”.

Vi sono ritmi e velocità della società dei consumi che sono in contrasto evidente e nocivo con i tempi dell’evoluzione biologica e con i ritmi della natura. Ce ne accorgiamo quando troviamo nei supermercati prodotti non di stagione, ma provenienti dalle colture intensive e di serra, ma spesso senza sapori ed irrorati da quantitativi industriali di conservanti, pesticidi, anticrittogamici, antiparassitari chimici. Prodotti dall’aspetto rubicondo, gonfi ed accattivanti.

La cultura dello “scarto” (come viene definita nell’Enciclica), ci induce allo spreco di cibo e all’aumento illimitato di rifiuti che invadono, con discariche sempre più grandi, tutti gli angoli del pianeta, ammorbando l’aria, inquinando le falde idriche del sottosuolo, i fiumi e il mare. Nell’Oceano Pacifico un’enorme isola di rifiuti e di plastica è alla deriva; il fondo dei mari, compreso il Mediterraneo, è pieno di rifiuti anche tossici per cui le specie ittiche diminuiscono, alcune sono in via d’estinzione e la catena alimentare viene interrotta.

Qualche anno fa pubblicai un volume intitolato “Il Prezzo della Crescita”. Si trattava di un saggio a più mani in cui si sosteneva da vari punti di vista (sanitario, ecologico, energetico, naturalistico, sociale ed economico) che l’abbrivio in cui la nostra società ed economia si sta avviando era insostenibile e vennero forniti, dai vari autori, dati sistemici e scientifici in cui questi assunti venivano dimostrati. Con grande soddisfazione constato che nell’Enciclica viene messo in risalto proprio questo concetto allora espresso e che poi è, a mio avviso, il tema di fondo su cui argomentare e dibattere ancora per trovare soluzioni e rimedi alle questioni e alle crisi conclamate che stanno attraversando il nostro Pianeta.

Nell’Enciclica si fa cenno, per esempio, alla necessità di adottare in alcune zone del mondo anche una certa decrescita, che significa una diminuzione degli sprechi e dell’iperconsumo che distrugge gli ecosistemi ed apporta corruzione, degrado sociale, emarginazione ed è poi causa dei conflitti.

Bisogna risalire alle cause e non registrare passivamente solo gli effetti e/o concentrarsi solo su di essi, bisogna capire le interconnessioni, altrimenti, leggiamo ancora nell’Enciclica, “è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole a nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni.

Stanno risalendo nuove forme di razzismo e nuovi egoismi, le economie delle armi e dello sfruttamento selvaggio dei beni materiali e delle persone, soprattutto nei paesi poveri, ci conducono a forme coeve di schiavitù e alla disperazione di milioni di rifugiati, profughi, sfollati che alimentano l’emigrazione forzata. Bisogna arrestare con nuovi strumenti questi fattori negativi con una grande collaborazione internazionale e ciò può avvenire, non è un’utopia. E’ recentemente avvenuto in occasione dell’accordo sull’Antartide, dove vi è la più grande riserva di acqua dolce del mondo e per cui ben 147 paesi hanno sottoscritto un trattato per utilizzare l’Antartide non per sfruttamento delle risorse, ma solo per ricerca scientifica. E’ successo anche recentemente tra Cuba ed Usa; dopo 60 anni è scoppiata la pace tra i due Stati.

Come ha detto recentemente il grande filosofo contemporaneo Zygmunt Bauman (Vite che non possiamo permetterci), la risposta non può che essere di nuova solidarietà e l’Enciclica ha un afflato universale verso una nuova fraternità fra i popoli.

 

Consigl. nazionale dei Verdi

 

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