Massimo Maugeri: “Il successo di Raptus tutto merito di Manuel Giliberti”

L’attrice Carmelinda Gentile: “Prima di decidere se interpretare il personaggio di Cetti, mi è stato chiesto di leggere almeno cinque volte il testo, cosa che ho fatto. E’ diventata una nuova amica, che ho conosciuto in tutta la sua umanità, forza e debolezza”

Concluse le repliche dello spettacolo “Ratpus” – rappresentato presso l’Antico Mercato di Via Trento a Siracusa –, “La Civetta” ha incontrato per voi Massimo Maugeri e Carmelinda Gentile, rispettivamente autore del racconto contenuto nella raccolta “Viaggio all’alba del millennio” (edita da Perdisa Pop) e successivamente trasformato in testo teatrale, e protagonista del monologo.

Il racconto di Maugeri è stato ridotto e adattato per la scena da Manuel Giliberti, che ne ha poi curato la regia – ricordiamo che Giliberti, autore della monografia teatrale “Bravo lo stesso” per i tipi di Lombardi Editore dedicata al teatro di Piera degli Esposti, consulente artistico dell’Istituto Nazionale Dramma Antico di Siracusa, regista, tra l’altro ha diretto lo spettacolo dell’Accademia Giusto Monaco dell’Inda, in scena al Teatro Greco di Siracusa nel maggio del 2014, “Verso Argo”.

Aiuto regista dello spettacolo è Giannella D’Izzia, scene e costumi sono di Lidia Agricola, il disegno luci è di Gianfranco Santoro, l’organizzazione di Mattia Fontana.

Ma ecco l’intervista a Massimo Maugeri, blogger e scrittore – “Trinacria Park” è il suo ultimo romanzo, edito da E/O nell’ambito della collana Sabot/age curata da Massimo Carlotto e diretta da Colomba Rossi, e che ha vinto tra l’altro la diciottesima edizione del Premio Vittorini insieme a Paola Mastrocola e Chiara Gamberale; il suo “Letteratitudine” è uno dei litblog più frequentati ed ospita post dedicati alla letteratura in tutte le sue sfaccettature, discussioni e interviste.

Conoscevo già il tuo racconto… com’è nata l’idea di farne uno spettacolo teatrale? Raccontaci il percorso che ti ha condotto da un testo narrativo ad uno teatrale, che hanno comunque codici e forma diversi…

“Il racconto fa parte di un’antologia (intitolata Viaggio all’alba del millennio) che è già di per sé molto teatrale… nel senso che un po’ tutti questi racconti, a mio avviso, potrebbero essere trasposti in pièce. Tra tutti, però, credo che proprio “Ratpus” sia quello più idoneo (essendo, di fatto, una sorta di monologo espresso in forma di lettera). In ogni caso, l’idea di farne uno spettacolo teatrale è venuta a Manuel Giliberti (che ha curato l’adattamento del testo e la regia). Se Ratpus è giunto a teatro, il merito è tutto suo”.

Il lavoro con la protagonista e con il regista… raccontaci se è stato un lavoro di squadra e come si sono esplicate le vostre differenti competenze.

“Quando Manuel ha espresso la volontà di realizzare lo spettacolo, ho messo il racconto nelle sue mani (al punto che ho preferito non assistere nemmeno alle prove per non influenzare i lavori). Manuel è un maestro e sapevo che avrebbe realizzato la migliore trasposizione possibile. E così è stato. Peraltro, dopo aver assistito allo spettacolo e all’interpretazione di Carmelinda Gentile, devo dire che sono rimasto folgorato. È la perfetta interprete di questo personaggio. Di più… come dice Manuel Giliberti, ‘Carmelinda Gentile è Cetti Curfino. L’attrice sceglie di divenire il personaggio piuttosto che interpretarlo’. Dunque, dico: non può esserci altra Cetti al di fuori di Carmelinda. Vedere per credere”.

Lo spettacolo è già stato presentato e con lusinghiere recensioni. Sei felice dell’accoglienza del vostro lavoro? Parlaci anche dell’esperienza nelle scuole.

“Sì, siamo tutti molto soddisfatti. Abbiamo ricevuto recensioni più che positive anche da parte di critici teatrali davvero esigenti. Per quanto riguarda le scuole, credo che il loro coinvolgimento sia importantissimo. Di recente, Carmelinda e io, abbiamo avuto modo di incontrare gli studenti del Liceo Quintiliano. È stata un’esperienza bellissima e coinvolgente. Abbiamo raccontato loro come è nato Ratpus. E Carmelinda li ha letteralmente conquistati. Sono curioso di conoscere le loro reazioni, dopo che avranno modo di vedere lo spettacolo. Come accennavo, penso sia importante avvicinare i ragazzi al teatro… anche con un testo contemporaneo e controcorrente come Ratpus. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello a tutti i docenti e dirigenti scolastici interessati: Cetti Curfino è a vostra disposizione. Chiamatela… e non vi deluderà”.

A interpretare la protagonista di “Ratpus” è dunque Carmelinda Gentile. L’attrice siracusana, interprete, tra l’altro, del ruolo di Ismene con Giorgio Albertazzi nell’”Edipo a Colono” nel 2009 al Teatro Greco di Siracusa, nota al grande pubblico come la “Beba” della serie televisiva “Il commissario Montalbano”, ha all’attivo una lunga carriera teatrale, avviata dopo gli studi alla scuola di teatro “Giusto Monaco” dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa e uno stage con J. P. Denizon. Ha lavorato con registi del calibro di Vincenzo Pirrotta e Giuseppe Tornatore, spaziando dal cinema al teatro classico e di sperimentazione – a Siracusa, ha fra le altre cose interpretato la “Andromaca” di Clelia Lombardo.

Come sei stata coinvolta nel progetto “Ratpus”? Come hai affrontato il personaggio di Cetti?

“È stato Manuel Giliberti a propormi Cetti, dicendomi di leggere il testo almeno cinque volte prima di prendere una decisione”.

Qual è stata la reazione degli studenti? Sono un pubblico particolare, forse più difficile da conquistare rispetto a quello “tradizionale”.

“Cetti è stata come una nuova amica che ho conosciuto in tutta la sua umanità, forza e debolezza. I ragazzi sono stati impagabili: attenti ed emozionati. Il pubblico è pubblico, non ha età o fasce sociali,  ripeto: è pubblico. Alla fine delle rappresentazioni ho esortato i ragazzi a ricordare di Cetti non solo i suoi errori grammaticali – “ratpus” anziché “ratpus” – ma anche per la sua carica umana”.

E davvero Carmelinda Gentile ha confermato la sua vis attoriale: intensa, capace di spaziare fra i toni e i registri per regalarci un personaggio drammatico eppure capace di regalare risate a gola aperta tra le lacrime.

Gli spropositi linguistici di Cetti Curfino sono lo specchio delle storture della società – corruzione politica, lavoro nero, degrado, sopraffazione dei più deboli – e la Gentile la interpreta dando voce alle gioie semplici e ai grandi dolori di una donna, che in preda a quello che chiama “ratpus” farà esplodere anni di umiliazione e rabbia.

Il ricordo, forse, e la forza salvifica della parola daranno un senso alla vicenda di Cetti Curfino.

 

 

 

 

 

Da leggere

CASTELLI IN ARIA, AL TEATRO GRECO

“Io veramente volevo nascere  scogghiu re ru frati” disse la sacra pietra. Per me che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti