Lo struggente ultimo saluto a Giuseppina Russo (“come una madre, per me”), già moglie del presidente di sezione di Corte d’Appello Giacomo Greco. La redazione della Civetta partecipa al dolore di una sua collaboratrice storica
C’era una volta, e forse c’è ancora o ci sarà di nuovo, una principessa. Non era una principessa come tante, di quelle – per intenderci – che nascono già all’ombra di un castello, che scrutano la loro beltà e delicatezza fra le brume di uno specchio, che non riescono ad addormentarsi su un materasso che poggia su un piccolo legume. No, la nostra principessa non era nata da una famiglia regale, ma la nobiltà, la dignità e la bontà d’animo le aveva innate.
Giuseppina Russo era una donna buona, tenace, forte e coraggiosa, le cui mani d’oro amavano ricamare, disegnare e cucinare prelibatezze. Ha lasciato il suo paese natio, Lentini, per sposare un principe dagli occhi azzurri, il Presidente di Sezione di Corte d’Appello, Giacomo Greco, e ha vissuto una vita ricca, a Siracusa, ad Agrigento, a Roma – città in cui ha lasciato, eternamente, il suo cuore – e a Catania, all’ombra di un Etna che appariva imponente alla sua finestra.
Se n’è andata in punta di piedi, dopo un tenace combattimento, lasciando la sua famiglia – il marito, i due figli e i nipoti – in uno stordimento amaro e doloroso.
Ha costellato la vita propria e dei suoi cari di bene e di affetto; ha dato il massimo e il meglio di sé, senza mai chiedere nulla indietro.
Per me, è stata una madre, più che una nonna: lei e mio nonno hanno formato quell’ideale famiglia unita che ho sempre bramato e sono sempre stati il mio modello di vita, il porto sicuro nel quale rifugiarmi, le parole di incoraggiamento che fanno bene al cuore. Grazie, infinitamente grazie.
Ti vogliamo bene, ora e per sempre.

Commenti recenti