Nel Comune di Augusta il debito reale oscilla fra 30 e 65 milioni di euro

 

A seconda del criterio utilizzato per determinarlo. Una cifra enorme. La bocciatura del Piano di riequilibrio finanziario apre la strada alla dichiarazione di dissesto

Dopo lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose, i cittadini di Augusta rischiano di vedersi cadere addosso un’altra pesante tegola. La bocciatura da parte della Corte dei Conti del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, se non verrà accolta l’impugnazione presentata nei giorni scorsi dalla Commissione straordinaria, apre di fatto la strada alla dichiarazione di dissesto finanziario quale soluzione obbligata per risanare le finanze dell’ente. Il testo unico sugli enti locali stabilisce infatti che si ha il dissesto finanziario nel caso in cui l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte attraverso il ripristino del riequilibrio di bilancio né con lo strumento del debito fuori bilancio.

Per molti versi la dichiarazione di dissesto equivale al fallimento di un’impresa privata, con la differenza sostanziale che, mentre l’impresa privata chiude la propria attività, il Comune deve comunque continuare a fornire i servizi indispensabili a cui tutti i cittadini hanno diritto, dal momento che i rifiuti devono essere raccolti, le strade illuminate, le scuole aperte. Nel caso di dissesto di un comune, si crea quindi una discontinuità nella gestione tra il passato e il futuro che consente all’ente di continuare ad esistere e di proseguire al sua attività.

Gli organi elettivi del Comune, il sindaco e la giunta e il consiglio comunale, sono affiancati da una commissione nominata dal Presidente della Repubblica che ha il compito di redigere un piano di estinzione del debito, contrattandone con i creditori la ristrutturazione e procedendo alla liquidazione del patrimonio disponibile. Per fare questo l’intera situazione finanziaria è estrapolata dal bilancio, con un inevitabile restringimento dei margini di manovra dell’amministrazione e del consiglio.

Tra gli effetti immediati della dichiarazione di dissesto c’è l’estinzione di tutte le procedure esecutive in corso e l’inefficacia dei pignoramenti eventualmente eseguiti, e il fatto che i creditori non possono più rivolgersi alla magistratura per intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti dell’ente, vedono cristallizzato il loro credito che non produce più interessi né può essere soggetto a rivalutazione monetaria. Inoltre, fino al completo risanamento, il comune non può contrarre nuovi mutui, ad eccezione di quelli previsti dalla legge per la gestione dei mezzi finanziari per il risanamento e di quelli con oneri a totale carico dello Stato o della Regione.

In ogni caso il risanamento deve essere realizzato con le risorse proprie dell’ente, riducendo al minimo le spese, eliminando i servizi non indispensabili e adeguando le imposte locali (IMU, addizionale IRPEF, TARSU) alle aliquote massime previste dalla legge. È escluso ogni contributo straordinario dello Stato e della Regione.

Misure straordinarie interessano anche il personale dipendente; l’organico di un comune in dissesto, con popolazione compresa tra 20.000 e 59.999 abitanti, come nel caso di Augusta, non potrà superare la proporzione di un dipendente per 133 abitanti, stabilita dal Ministro dell’interno con un decreto del 24 luglio scorso. I dipendenti in soprannumero dovranno essere collocati in mobilità.

Dall’introduzione del dissesto finanziario nella normativa degli enti locali nel1989, e fino a tutto il 2013, sono stati ben 479 i Comuni che hanno dichiarato bancarotta, e 12 di loro addirittura per due volte. In Sicilia i comuni dissestati sono almeno 35 e tra questi Caltagirone, Santa Venerina, Bagheria, Comiso, Ispica, Milazzo e, da appena pochi giorni, Lentini. Tra le cause del fenomeno, in continua crescita, sono certo da considerare la contrazione dei contributi da parte dello Stato, che negli ultimi quindici anni si sono ridotti di oltre il 50%, e il nuovo regime di controllo finanziario degli enti locali, che impone un rigore impensabile fino ad appena quindici anni fa, quando è maturato gran parte del contenzioso che arriva ora a definizione sotto forma di ingiunzioni di pagamento.

Per arginare il numero crescente di dichiarazioni di dissesto, è stato introdotto tre anni fa lo strumento del riequilibrio finanziario pluriennale, attraverso un piano straordinario della durata massima di dieci anni, che prevede la possibilità di ricorrere a un finanziamento straordinario attraverso un fondo di rotazione, che i comuni devono restituire nell’arco di vent’anni. Si tratta della procedura avviata dalla Commissione straordinaria che è stata fin qui respinta dalla Corte dei Conti.

Sulla reale consistenza del debito esistono interpretazioni e voci diverse. Abbiamo provato a fare luce sulla girandola di cifre che circolano e a capire come si è arrivati alle soglie del dissesto.

Cominciamo col ricordare che i debiti di un ente locale possono essere ricondotti a tre categorie: quelli dovuti alla mancanza di liquidità, quelli per mutui e quelli prodotti da debiti fuori bilancio.

I primi sono i debiti che l’ente ha per la mancanza di risorse finanziarie disponibili per fare fronte a impegni regolarmente assunti, a causa della carenza delle entrate rispetto a quanto previsto nel bilancio di previsione. I debiti per mutui, per i comuni, sono in genere quelli contratti con la Cassa depositi e prestiti e sono quelli più facilmente determinabili, in quanto la spesa da inserire nel bilancio annuale è definita dall’ammontare delle rate semestrali ed è quindi assolutamente certa.

I debiti fuori bilancio, che rappresentano il vero problema nella gestione finanziaria di un ente, sono invece quelli che non trovano copertura finanziaria nel bilancio, dal momento che derivano, oltre che da errori nella registrazione degli impegni di spesa, dalla sottovalutazione di alcune spese non determinate preventivamente in modo corretto, e da spese per loro natura non prevedibili perché dovute ad emergenze di vario tipo o da contenzioso, come avviene nella stragrande maggioranza dei casi.

Nel caso di Augusta, la commissione straordinaria ha azzerato i debiti dovuti a mancanza di liquidità, palla al piede delle precedenti amministrazioni, con la stipula di un mutuo trentennale di circa 15 milioni di euro, sfruttando la possibilità introdotta con il decreto ‘Salvaimprese’, varato dal governo nel 2013 proprio per permettere il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.

I debiti per mutui ammonterebbero complessivamente ad oggi a circa 20 milioni. A questi vanno sommati i circa 21 milioni di euro per debiti fuori bilancio accertati e altri 24 milioni che sarebbero da accertare, essendo potenziali, che maturerebbero solo in caso di esito negativo per il comune di tutti i contenzioni attualmente in corso. Solo in questo caso il totale dei debiti fuori bilancio raggiungerebbe i 45 milioni, circa l’80% dei quali da imputare a sentenze relative a lavori o espropri e di natura diversa, relativi a contenziosi nati molti anni fa, a partire dagli anni sessanta.

Tuttavia, secondo le dichiarazioni dei commissari riportate dalla stampa qualche mese fa, nelle casse del comune sarebbe disponibile una liquidità pari a circa 12 milioni.

Ecco che l’ammontare del debito reale, che in caso di dichiarazione di dissesto sarebbe comunque accertato dalla commissione liquidatrice, oscilla tra circa trenta e sessantacinque milioni, a seconda del criterio utilizzato per determinarlo.

Si tratta in ogni caso di un debito enorme, maturato in alcuni decenni, nonostante il tentativo di risanamento avviato negli ultimi anni dalla precedente amministrazione avesse contribuito a ridurlo di circa quattro milioni. Un problema non da poco che il sindaco e il consiglio comunale che raccoglieranno l’eredità della gestione commissariale dovranno affrontare, e sul quale, a pochi mesi dalle elezioni, continuano a pesare notevoli incertezze.

 

 

 

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