“In Europa è necessario attenuare ogni motivo di attrito e di tensione sociale e religiosa”, “Si può non condividere, certamente, ma di sicuro non calpestare l’altrui scelta religiosa. Più rispetto potrà significare maggiore tolleranza e una nuova cultura di pace. Non vedo altre strade”
Il Melting pot di Siracusa è in Piazza S. Lucia, dove grazie al mercato domenicale si incrociano una moltitudine di lingue razze e religioni. Ed è qui, che veniamo ad incontrare l’imam di Siracusa. Alto, magro, dai modi cortesi; una figura ieratica. Ha un eloquio pacato, gentile, ci accoglie col bacio della pace. E di pace vogliamo parlare con lui. Specialmente dopo gli attentati dell’Ile de France.
Imam, secondo lei cosa si nasconde dietro la strategia terroristica di Parigi?
Ho come l’impressione che vi siano diversi ordini di vittime: gli innocenti caduti per mano di questi cosiddetti jihaidisti e tutti i musulmani nel mondo. Attenzione, non voglio fare del vittimismo, ma è vero o no che per colpa dei terroristi oggi si guarda ai musulmani come a dei possibili nemici? Siamo un miliardo e mezzo nel mondo. Viviamo come ogni altro essere umano le difficoltà dell’esistenza. Alleviamo bambini e cerchiamo di crescerli bene. Facciamo il nostro lavoro con dignità e sacrificio. Se fossimo nemici del mondo, come purtroppo tanti ci dipingono, oggi il mondo non esisterebbe più. Se fossimo un miliardo e mezzo di terroristi, chi sarebbe rimasto in vita? Purtroppo la generalizzazione non fa giustizia degli uomini. Se in Italia un uomo uccide la moglie non si generalizza dicendo che gli italiani, tutti gli italiani uccidono le loro mogli. Se un musulmano commette lo stesso crimine è come se tutti i musulmani uccidono le loro mogli.
Non sfugga alla nostra domanda iniziale. Perché il terrore Jaddista e quali possibili soluzioni?
Sono convinto, come tanti oggi in Europa, che sia assolutamente necessario attenuare ogni motivo di attrito e di tensione sociale e religiosa. Abbiamo troppi focolai in Europa, soprattutto ai confini con l’Europa, per poterci permettere di gettare benzina sul fuoco. Penso alla Cecenia musulmana ad esempio. E ancora ai nodi irrisolti nell’ex Yugoslavia. Le periferie urbane di Parigi stanno covando odio e intolleranza. Vi sono immigrati del Maghreb di seconda e spesso di terza generazione. Troppe contraddizioni impongono attentissime riflessioni. Le vignette di Charlie Hebdo sono un modo assolutamente inadeguato di sollecitare discussioni religiose e sociali. Da più parti in Italia ci si trova d’accordo con la nostra logica di rispetto delle identità religiose. La satira è espressione di democrazia matura, ma deve essere anche dimensionata a certe tematiche. Spesso alcuni comici satirici italiani sono stati censurati severamente quando non esautorati dal sistema mediatico.
Quindi secondo lei bisogna imporre una censura. E la libertà di espressione?
Non parliamo di libertà di espressione! Secondo me è piuttosto libertà di bestemmia quella che si vuole. La blasfemia e l’ingiuria dell’altro non possono essere considerati elementi di libertà d’espressione. Libertà non è precisamente calpestare le scelte degli altri. Non condividere certamente, ma di sicuro non calpestare l’altrui scelta religiosa. Allora, più rispetto per tutti potrà significare maggiore tolleranza e nel medio termine una nuova cultura di pace. Non vedo altre strade. Sangue chiama altro sangue. Bisogna cercare assieme la pace. Cristiani, Ebrei e Musulmani possiamo, anzi dobbiamo, ritrovare in quel Dio comune la strada per costruire un mondo in cui vivere assieme.

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