“Le piattaforme per le trivellazioni possono rilanciare i poli metalmeccanici”

Rizzuti (Filctem Cgil): “La produzione della Vega A è scesa a 2000 barili al giorno e alla piattaforma rimangono 5/6 anni di vita. Ma ce un’altra sacca con almeno 30/35 milioni di barili. Se la Regione non firma per la Vega B, c’è il rischio di perdere un investimento di 500 milioni”

Maurizio Landini, alter ego della segretaria Camusso, qualche giorno fa ha dichiarato che se non viene messo in discussione l’equilibrio ambientale non è da buttare l’idea di nuove attività di ricerca di idrocarburi offshore e onshore. In fondo se Italia e Sicilia non danno le necessarie autorizzazioni il rischio è che gli investitori si spostino altrove con un nocumento economico ed occupazionale per il nostro territorio. Certo ognuno rimarrà con le proprie posizioni: ambientalisti e deputati contro le trivellazioni, Renzi e Crocetta a favore. Lo Sblocca Italia, peraltro contestatissimo a livello politico e nazionale, all’art. 38, misure urgenti in fatto di energia, recita “Al fine di valorizzare le risorse energetiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili” tant’è che i critici del decreto lo hanno subito ribattezzato con il nome di sblocca-trivellazioni.

In Sicilia sulla stessa scia di Renzi si muove il presidente Crocetta che da poco ha chiuso accordi con Eni e altri petrolieri internazionali, convinto che in tal modo vi siano le basi per creare nuovi posti di lavoro e risanare il bilancio regionale. Di contro gli ambientalisti e l’Ars, che ha votato una mozione sulla sospensione delle autorizzazioni per le trivellazioni impegnando il governo a sospendere tutte le autorizzazioni di ricerca e prelievo di idrocarburi e di coltivazione di campi geotermici in corso di Via e già rilasciate. 

Ma quali ricadute comporterà ciò sul nostro territorio? “Il rischio concreto – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem Siracusa – è che si perda la possibilità di un ulteriore investimento per circa 500 milioni, nella realtà di Siracusa, che la joint venture Edison (60%) ed Eni (40%) per la costruzione della Vega B intende realizzare. Tutte le autorizzazioni sono state già da tempo concesse eppure i documenti giacciono sul tavolo del ministro Territorio ed Ambiente con il rischio che la società francese dirotti i propri soldi in altre zone del Mediterraneo. La costruzione della Vega B peraltro è necessaria perché fino a circa 30 anni fa l’estrazione giornaliera della Vega A era di circa 8/9 mila barili di petrolio.

Oggi la produzione è scesa a 2000 barili al giorno e alla piattaforma rimangono 5/6 anni di vita. Accanto alla sacca principale di petrolio però ve n’è un’altra che contiene circa 30/35 milioni di barili di petrolio e la nuova piattaforma, più piccola della prima ed a questa agganciata, sarebbe in grado di estrarre le angolature che la maggiore non riesce a raggiungere. Ciò vuol dire un ritorno all’estrazione di 8000 barili di petrolio al giorno per circa 30 anni di attività. L’investimento previsto dalla joint venture per la costruzione della Vega B è di 250 milioni ai quali vanno aggiunti altri investimenti per agganciarla alla piattaforma madre per un totale di 500 milioni di euro”.

Ciò determinerebbe un incremento occupazionale fisso di cento unità sulla piccola piattaforma oltre al mantenimento dei 300 lavoratori attualmente impegnati sulla Vega A. “Inoltre – aggiunge il segretario Filctem – circa 500 metalmeccanici sarebbero impegnati per almeno 3 anni nella costruzione dei moduli della Vega B che verrebbe affidata a un cartello di aziende locali pronte a costruire i moduli della piattaforma”.

La Vega B potrebbe essere la prima di una serie di piattaforme da costruire a Punta Cugno e Marina di Melilli consentendo il rilancio delle due aree di eccellenza. “Nel Mediterraneo – ci spiega Rizzuti – è prevista la costruzione e l’istallazione di 6/7 piattaforme di varie grandezze richieste da vari gruppi industriali mondiali che consentirebbero il rilancio dei nostri poli metalmeccanici di eccellenza che potrebbero partecipare ai bandi di gara per l’acquisizione anche delle altre commesse”.

La Filctem ci crede e ritiene che anche questa sia una giusta strada per creare lavoro, portare investimenti e rilanciare i nostri siti metalmeccanici di eccellenza. In verità tutto è in bilico soprattutto a causa dello stesso governo che da un lato propone e accetta le trivellazioni, dall’altro però, con il gioco delle tre carte, non firma le autorizzazioni ad Edison ed Eni e blocca il tutto da 8 mesi. E non vorremmo essere dei gufi ma la situazione ci ricorda molto da vicino quella del rigassificatore, investimento da 1000 milioni di euro mai realizzato perché il coraggio della politica deve essere quello di saper dire o sì o no ma dire!

 

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