TTIP? No al mercato senza regole. Una nota di Confagricoltura evidenzia varie criticità del commercio con gli USA. E si augura che il TTIP non elimini le norme ma le faccia valere nel modo più equo.
Grano. Riguardo al commercio dei cereali, ad esempio, raccomanda di «evitare nuove concessioni e tantomeno la completa liberalizzazione dell’import dagli USA». Precisa che, relativamente alle importazioni di frumento tenero […] di qualità diversa dalla alta, a dazio ridotto (12 eur/ton) provenienti dagli USA (572 000 tonnellate) e dal Canada (38 853) tonnellate, occorre anche vigilare affinché non sia ulteriormente aumentato il quantitativo annuo massimo già fissato o non sia reso a dazio zero. Viceversa risulterebbe penalizzata la nostra produzione e, di riflesso, anche la nostra economia.
Riso. Un altro aspetto sul quale bisogna vigilare, secondo Confagri, riguarda il riso che importiamo dagli USA. Occorre opporsi ad «un’eventuale richiesta di aumento della quantità annuale di importazioni» e vigilare sulle quantità semestrali di importazioni effettive rispetto a quelle consentite per «stabilire se si applica il dazio agevolato o, in caso di supero, quello ordinario». Gli USA, aggiunge Confagri, sono «in grado di esportare 3 milioni di riso l’anno». Dalla nota ci sembra di poter evincere che un aumento delle importazioni ed una applicazione disinvolta di dazi agevolati penalizzerebbero la nostra produzione. Ma il TTIP è finalizzato alla eliminazione di barriere tariffarie e non tariffarie; pertanto, in caso di approvazione del Trattato così come è stato concepito, salterebbero i limiti quantitativi alle importazioni e sarebbe del tutto eliminato ogni dazio (agevolato o normale). Dunque vigilare sul mantenimento dei vincoli esistenti ci sembra insufficiente: occorre stoppare. Altrimenti sarà… riso amaro per i nostri produttori.
Carni. Ci limitiamo a riferire ciò che letteralmente scrive Confagri: «Un aumento dei contingenti di importazione delle carni bovine (attualmente di 48.000 tons) o, ancora peggio, la liberalizzazione degli scambi, metterebbe in forte difficoltà la produzione europea e nazionale che vive da anni una situazione di stallo e di sottile e delicato equilibrio tra offerta e domanda. Inoltre, si deve difendere la produzione europea dalla possibile sleale concorrenza di prodotti derivanti da Paesi Terzi, e quindi anche dagli USA, chiedendo irrevocabilmente norme sanitarie e di benessere animale che garantiscano la stessa salubrità e qualità dei prodotti europei». Anche in questo caso la firma del trattato TTIP sarebbe una iattura. Ma Pippo-Pippo non lo sa: è in Parlamento solo per votare come gli sarà suggerito dal capogruppo. E per papparsi un trattamento privilegiato, che dovrebbe cercare di meritare.
Formaggi. Scrive Confagri che «Il mercato USA è uno tra i più importanti per le esportazioni di formaggi DOP italiani, quindi sarebbe auspicabile un abbattimento degli attuali dazi che ostacolano la penetrazione dei prodotti made in Italy su tale mercato». Ma non ci sembra che si possa volere la botte piena e la moglie ubriaca: se chiediamo l’abbattimento dei dazi sui nostri prodotti in ingresso negli USA, non possiamo pretendere che siano mantenuti quelli sui prodotti americani che vengono in Italia. Piuttosto dovremmo preoccuparci di impedire una invasione di prodotti (anche caseari) di italian sounding; cioè dovremmo evitare di essere sommersi da prodotti di bassa qualità, confezionati e denominati in modo da sembrare, ad un consumatore poco attento, come i nostri, meritatamente apprezzati.
Olio d’oliva. «Nel settore dell’olio di oliva sono stati riscontrati vari problemi per l’esportazione in USA legati ai residui fitosanitari. In particolare, partite di olio extra vergine di oliva sono state bloccate per la presenza di clorpirifos-etile, principio attivo il cui utilizzo è autorizzato nella UE sulla coltura di olive da olio mentre negli USA, pur essendo autorizzato su alcune colture come arachide e mais, non lo è per le olive». Risultato: loro ci vendono arachidi e mais trattati con lo stesso prodotto che impedisce al nostro olio di oliva di essere esportato in USA. Si tratta di una barriera non tariffaria assurda quanto iniqua.
Vino. Denuncia Confagri che «Il vigente Accordo tra UE ed USA (specifico per il vino) non risulta essere rispettato in merito alla modifica dello status giuridico di alcuni termini riportati sulle etichette di vini venduti negli stessi Stati Uniti. […]Per quanto riguarda i prodotti italiani la problematica è riferita a Chianti e Marsala». […] «Più in generale, chiediamo il rispetto delle nostre denominazioni di origine. […] E’ necessario che gli Stati Uniti rispettino la tutela delle denominazioni d’origine dei vini europei (italiani) […]. Il mancato rispetto della norma ha fatto sì che alcuni vitigni autoctoni italiani abbiano perso la protezione (Cerasuolo e Vermentino)».
Agrofarmaci. «La normativa USA in materia di agrofarmaci è molto diversa da quella comunitaria e in una prospettiva di libero scambio occorre armonizzare le due normative».
Stoppare il TTIP. L’elenco potrebbe continuare, ma per motivi di spazio rinviamo i nostri lettori (e soprattutto i nostri parlamentari) ad una attenta disamina del documento di Confagricoltura e ad una consultazione delle nostre aziende, che non possono essere immolate sull’altare del dio mercato da una casta di fanatici della religione del liberismo globale.

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