È tempo di rimettere mano al Piano Particolareggiato di Ortigia chiamando i cittadini alla partecipazione
Una morte annunciata, da tempo, e di certo voluta. Senza alcun intervento di manutenzione ordinaria nessun manufatto è in grado di resistere all’azione corrosiva del tempo e dell’uomo.
Si tratta semplicemente di fare una scelta. Certo si decide di intervenire con lavori imponenti per il viadotto di ingresso alla città perché via strategica, imprescindibile, e si decide di far morire, per lenta consunzione, il ponte dei Calafatari.
Prima, nel 2005, lo si chiude a metà: “problemi strutturali impongono la riduzione del traffico di passaggio”. Poi si passa alla costruzione del contestatissimo ponte gobbo, sì quello più aulicamente detto di Santa Lucia, “per necessità di protezione civile: due ponti son pochi per garantire adeguate vie di fuga dall’isolotto in caso di cataclismi naturali”. Una decisione dell’allora giunta Bufardeci che lascia di stucco tutti e accende una serratissima contestazione, inutile negli esiti.
Quindi, finalmente, a luglio scorso, si decreta l’abbattimento della struttura degli anni 60.
Nessun rimpianto ben inteso, sebbene sarebbe interessante andare a riscoprire i motivi per cui venne realizzato proprio in quel punto, con la costrizione della curva a gomito: una scelta obbligata secondo alcuni tecnici.
Ma la decisione di abbattere il ponte, presentata quasi come la trovata improvvisa del primo cittadino, non ha solo antecedenti antichi, quanto piuttosto è addirittura coeva alla sua stessa nascita. Una struttura nata già come provvisoria, ma naturalmente, come sempre accade in Italia, rimasta per decenni. E forse proprio alla sua origine da emergenza deve la propria debolezza strutturale al punto che oggi si ‘scopre’ che mancano persino i giunti di dilatazione o che sono scomparsi, erosi dal tempo.
Da abbattere quindi, da sempre. Ma nei piani originari anche da ricostruire. Sotto la giunta Fatuzzo si prevedeva un collegamento diretto al viale Regina Margherita passando tra il circolo del Ribellino, che tra l’altro negli ultimi progetti è da riallocare, e i contrafforti delle mura spagnole.
Un’idea a pensarci bene non disprezzabile e si disse, allora, che c’erano anche i fondi. Ma la giunta Bufardeci, procedendo per logiche ai più misteriose, aveva poi preferito la ferita mortale alla darsena. Meglio, molto meglio dirottare il traffico su questo versante allontanandolo da luoghi meritevoli di maggiore attenzione.
E così sembra che si vada avanti per improvvise illuminazioni, per disegni urbanistici presenti nella mente di pochi. E anche oggi si continua a discutere se rifarlo o no, se serve o non serve. E se l’ingegnere Borgione lo ritiene indispensabile, anche per ragioni di protezione civile, il sindaco subito rettifica: “Ne bastano due: i residenti in Ortigia sono anche diminuiti”.
Dunque si butta giù, e per farlo, dopo “attenta attività di ricerca” qua e là nel bilancio, sfruttando misteriose economie del passato, si trovano le somme necessarie almeno alla sua eliminazione: 5-600mila euro accompagnati però dall’immediata profetica dichiarazione che “il Comune conta di poter ottenere un sostanzioso sconto”. Presagio benaugurale perché avviene proprio questo: l’impresa che si aggiudica i lavori (4 si sono presentate ma due sono state scartate) propone un ribasso che abbatte i costi di circa la metà: solo 279mila euro.
Si abbatte, e noi pensiamo che non si costruirà più, che al suo posto, prima o poi, si realizzerà solo il passaggio pedonale in verità già progettato all’interno del piano di riqualificazione del waterfront del Porto Piccolo, di cui non si parla più ma che pure c’è. E d’altra parte proprio in occasione della realizzazione del ponte gobbo il Consiglio Regionale dei Beni Culturali ricordò che non più di due potevano essere le vie di collegamento a Ortigia, prescrivendo, inascoltato, la demolizione di quello dei Calafatari.
Pensiamo che il traffico quotidiano veicolare dia fastidio all’eccellenza del nascente Marriot, che di certo in qualche cassetto è già prevista quell’intera riprogettazione dell’area prospiciente il nuovo albergo di cui si sente grande bisogno, anche per non vedere più scempi come l’osceno luna park di quest’estate, semmai con un attracco privato. Ma i Siracusani hanno il diritto di conoscere le trasformazioni della città prima che esse avvengano. L’imperativo è tornare a discutere del piano particolareggiato di Ortigia ormai coperto da polvere. Speravamo tutti che il tempo dell’improvvisazione e dell’autoreferenzialità dell’amministrazione fosse finito.

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