Rizzuti (Filctem Cgil): “Versalis produrrà a Priolo resine idrocarburiche”

Presto la costruzione di un nuovo impianto di separazione dei monomeri e uno per le produzioni.Durante i lavori si prevede nell’indotto l’impiego di 1500 lavoratori per un periodo di circa due anni”

Prima l’accordo del marzo 2013, adesso il verbale tra le segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di metà ottobre. Uno scenario complessivo nel quale Eni dismette ma le condizioni positive create in questi anni (grazie soprattutto alle forze sindacali) hanno consentito a Priolo di veder confermati gli investimenti.

 Ma la crisi dell’Eni è reale o si tratta di un alibi per non onorare i patti?

“Eni registra perdite sul territorio nazionale sia nella chimica che nella raffinazione – spiega Mario Rizzuti segretario provinciale Filctem Cgil – per svariati milioni di euro. In specifico il problema maggiore si riscontra nella raffinazione, perché dai 75 milioni di tonnellate tra gasolio e benzina (fabbisogno nazionale) si è scesi a 50-55 milioni. Ciò sta comportando la chiusura di alcune raffinerie in Italia e l’ENI in questo scenario sta facendo da protagonista, incrementando la perdita di posti di lavoro già drammatica nel nostro Paese. Tutto ciò perché l’Eni, come tutte le multinazionali di questo settore, ha deciso di puntare sull’estrazione del petrolio con grandi margini di guadagno. Simbolico il viaggio di Renzi in Mozambico che è servito, infatti, a suggellare con un accordo politico i corposi investimenti dell’Eni in quel territorio per aumentare l’estrazione. Anche in Sicilia l’Eni ha previsto un investimento di un miliardo ed 800 milioni di euro per potenziare l’estrazione già in atto a Ragusa e Gela”.

In Eni  lo Stato è l’azionista di maggioranza e quindi, oltre al ritorno prettamente economico, il più grande gruppo industriale italiano dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare e rilanciare con investimenti il consolidamento e lo sviluppo dell’apparato industriale, assumere un dovere sociale nei confronti dei territori dove è insediato quindi creare e tutelare l’occupazione e non distruggerla deindustrializzando come sta avvenendo nella raffinazione: Gela, Roma, Livorno e Marghera ne sono tristi esempi.

E che dire del governo? Il Presidente del Consiglio non ha speso una parola quando Eni ha deciso di chiudere le raffinerie considerate obsolete.

“Lo Stato ha il dovere di  pretendere da Eni, prima degli utili. la certezza del lavoro nel domani  per i lavoratori e per le loro famiglie – spiega il segretario Filctem – e una  politica industriale adeguata, attraverso investimenti per creare competitività; cosa che invece non è mai stata una priorità dell’Eni, tanto è vero che oggi risolve la difficoltà di stare sul mercato con la chiusura degli impianti”.

Inoltre con l’avvento del nuovo management, insediato dal nuovo Governo, Eni ha messo in discussione gli accordi stipulati soltanto qualche mese fa, che prevedevano investimenti sia nella raffinazione che nella chimica come previsto anche nello stabilimento di Priolo da Versalis per 400 milioni di euro. Dopo le smentite e le mezze conferme che si sono susseguite in questi mesi, destando non poche preoccupazioni nei lavoratori, qualche giorno fa finalmente, dopo le svariate richieste del sindacato, Versalis ha sottoscritto un verbale di conferma degli investimenti previsti, riconoscendo la positiva concertazione realizzatasi nel territorio in questi anni con i sindacati.

“Il primo step è già stato avviato dopo l’accordo del marzo 2013 – continua Rizzuti – L’invasione di polietilene nel mercato da parte di India e Cina ha condotto a un passaggio obbligato: fermare il polietilene (senza che ciò abbia comportato ricorso agli ammortizzatori sociali) ed efficientare il cracking con riduzione della produzione di etilene (da 2000 tonnellate a 1500) e l’abbattimento dei costi energetici (50%) e di manutenzione. Ciò, ha confermato Eni, ha reso competitivo l’impianto che è collocato oggi ai primi posti tra i produttori europei. Per completare l’iter, però, è necessario, come previsto dall’accordo del 2013, riconvertire la produzione di commodity (singole sostanze chimiche in quantitativi elevati) in specialty (miscele di differenti sostanze chimiche, progettate e prodotte in vista di un ristretto campo di applicazione). Nella fattispecie Versalis produrrà resine idrocarburiche attraverso la costruzione di un nuovo impianto di separazione dei monomeri e uno per le produzioni degli stessi”.

Ora però il dubbio rimane: per costruire ci vogliono autorizzazioni e tra la richiesta ed il rilascio delle stesse solitamente passa un anno e mezzo e dunque i tempi non possono essere così certi!

“Per l’impianto di separazione dei monomeri sono necessari solo permessi poiché l’area individuata, già di proprietà Versalis, verrà riadattata velocizzando così il tutto e consentendo la cantierizzazione entro l’ultimo trimestre 2015. Per l’impianto di produzione delle resine, Versalis conferma la tempistica che vede l’avvio dei nuovi impianti entro il  2017. Si raggiungerebbero così due obiettivi: da un lato creare lavoro, dall’altro consolidare l’impianto per almeno altri 15-20 anni. In tal modo altre imprese potrebbero essere richiamate ed interessate dalla materia prima prodotta da Versalis».

Risulta in corso peraltro la progettazione per l’utilizzo e la messa in funzione della banchina 25/26 del superpontile per un impegno finanziario di 35 mil., previo accordo con l’Isab. A conclusione dell’impianto di resine l’organico di stabilimento si dovrebbe assestare a 510 unità con il riassorbimento dei lavoratori trasferiti temporaneamente altrove.

“Durante la costruzione dell’impianto – aggiunge Rizzuti –  si prevedono 1500 unità per un periodo di circa 2 anni. Ma è indispensabile affrontare un’altra nota dolens che mette in difficoltà i costi di gestione, gravando per circa il 60% per le aziende piccole e grandi, che è la spesa energetica.Da anni chiediamo al governo una politica energetica adeguata. Chi fornisce energia deve abbattere i costi. Nel 2013, l’energia elettrica siciliana ci è costata 660 milioni, per la cronica differenza, tra il costo di produzione locale e quello del continente. La Sicilia é l’annosa spina nel fianco del sistema elettrico nazionale, che non riesce a trasmettere all’isola l’energia prodotta al di qua dello stretto. Il vecchio elettrodotto non garantisce uno scambio decente con il continente, il nuovo è in ritardo di quattro anni e così l’isola deve far fronte alle variazioni della domanda con le sue centrali elettriche.

Curioso che, in questi anni di verde ubriacatura incentivata, in Sicilia, si sia installato meno fotovoltaico, non solo rispetto alla Puglia ma addirittura del nord Italia; la Sicilia consuma, mediamente, 21 TWh all’anno, circa il 7% del paese. Nei primi 8 mesi di quest’anno, il prezzo zonale è stato di 47 €/MWh al nord, 45 €/MWh nelle altre zone, e 50 €/MWh in Sardegna. In Sicilia è stato di 79,5 €/MWh. Nelle ore serali la media è di 113 €/MWh, con punte di 180 €/MWh. Ogni mese di ritardo la posa di questo benedetto cavo ci costa tanti di quei milioni da giustificarne una posa immediata in 24ore. E poi, anche con il cavo, la dissestata rete regionale sarà in grado di sostenere l’arrivo della nuova energia? Comunque almeno di  questa diminuzione ne gioverà il sistema produttivo dell’isola”.  

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