La fortezza greca “unica al mondo” coi cancelli chiusi

A mo’ di racconto, l’immane impresa della costruzione del Castello Eurialo, che doveva proteggere la città dalla potenza cartaginese la cui flotta si avvicinava. Ne scaturì un formidabile sistema difensivo, oggi inaccessibile ai turisti

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

Al termine della visita alla fortezza dionigiana la guida radunò ancora una volta il gruppo, chiedendo un ulteriore sforzo di attenzione e, nel silenzio generale, propose queste ultime considerazioni: «Signori, abbiamo fatto un viaggio nel tempo alla ricerca del significato di quest’opera nel contesto geopolitico in cui fu creata e perfezionata. Questo imponente sistema difensivo ci ha fatto capire e quasi toccare con mano quanto fosse difficile e precaria, nel Mediterraneo, la convivenza di Siracusa, Atene, Sparta, Cartagine e Roma. La straordinaria collaborazione costruttiva richiesta dall’edificazione di queste mura e la facilità con la quale i romani (dopo che stavano per mollare l’impossibile impresa dell’assedio) poterono penetrarvi, grazie ad un tradimento mal dissimulato da Tito Livio, ci hanno fatto capire anche i diversi esiti di una politica che unisce e mobilita tutti i cittadini (enì pitùlo, cioè come un sol uomo, in un impeto comune) e di una opposta politica che divide e mina la compattezza. Allora (nel V-III secolo a. C.) come sempre.

<Ma vi prego di rimanere ancora per qualche minuto immersi in quel periodo. Non siete visitatori, ma persone di quell’epoca. E dunque… “siracusani di fuori” o del contado. E vi è facile capire che siete stati voi, voi, chiamati “come un sol uomo” (ένί πιτύλῳ), a costruire queste poderosa mura, che incorporano la vostra fatica. Siete stati voi tra quei sessantamila di cui Diodoro ci ha lasciato (forse con qualche esagerazione, motivata dalla sua ammirazione) le encomiastiche notizie che abbiamo letto durante la visita. Voi, Sebastiano e Carmelo, siracusani dell’agro di Kakìparis (Cassibile) e voi, Tano e Salvatore, siracusani dell’agro di Floridia (della Floris Dea, figlia di Demetra), e voi, Paolo e Peppino, siracusani dell’agro che si stende in pendio verso l’alta Acre, siete accorsi tutti insieme) (ένί πιτύλῳ) ed avete messo a disposizione i vostri carri e vostri animali da tiro. Come hanno fatto tutti gli altri siracusani del contado. Seimila gioghi in tutto avete messo a disposizione. Ed altrettante braccia, le vostre, per guidare gli animali e i carri nel trasporto dei blocchi.

<Uno sforzo collettivo colossale: per cavarli dalle latomie, incidendo profondamente in orizzontale e in verticale le pareti di pietra coi grandi scalpelli ad ariete; e poi, una volta che i vari blocchi erano stati isolati dai quattro lati, grazie al reticolo di spazi intagliati con l’ariete, per staccarli ad uno ad uno dalla parete di fondo coi cunei di legno, che bastava inumidire affinché si espandessero; e poi per caricarli sui carri e per trasportarli e per issarli e murarli ordinatamente sotto la guida dei capomastri e degli architetti preposti ad ogni settore…

<Foste voi a sottoporvi all’immane fatica, galvanizzati da Dionisio; che non se ne stava con le mani in mano, ma che si prodigava assieme a tutti voi, partecipando ad ogni lavoro della popolazione attiva. Foste voi partecipi del suo disegno di salvezza dal nemico incombente. Sapevate che già altre città greche di Sicilia (Selinunte, Himera, Agrigento, Gela e Camarina) erano state attaccate e distrutte sul finire del V secolo (intorno al 406 a. C.). E che ai pochi superstiti fuggiaschi era stato concesso, con ambiguo patto, di ritornare nelle loro sedi e di riedificare le case ma non le difese, affinché essi fossero ostaggio di Cartagine che, dopo ottanta anni circa, si accingeva ad una nuova guerra contro Siracusa, indebolita dalla spedizione degli Ateniesi. Dionisio e voi tutti vi rendevate conto che la vostra città, pur vittoriosa alla fine sull’armata ateniese, era stremata e risultava quindi più vulnerabile di fronte al nemico punico, sconfitto ad Imera nel 480. Ora ve lo sareste trovato addosso. Occorreva predisporre una difesa adeguata e la guerra degli ateniesi aveva mostrato che era l’Epipoli il fronte più nevralgico.

<Il nemico era a meno di un solo giorno di navigazione. E l’occasione per lui era troppo ghiotta perché se la lasciasse sfuggire. Avrebbe attaccato in forze. Bisognava batterlo sul tempo e premunirsi; e costruire poderose mura, entro le quali avrebbero trovato scampo le vostre famiglie. Perché voi eravate siracusani del contado, uguali (o quasi) a quelli della città. Tra loro erano più numerosi i gamoroi o i gheomòroi (γεωμόροι, ricchi proprietari terrieri), discendenti dai colonizzatori greci venuti da Corinto. Ma questa era storia vecchia di oltre tre secoli. Ormai eravate tutti un sol popolo, anche se nel contado eravate più numerosi voi kyllýrioi o killikìrioi (κυλλύριοι o κιλλικύριοι o κυλλυκύριοι, signori piegati o sottomessi), discendenti da coloro che erano stati signori (κύριοι) di queste terre prima della venuta dei Corinzi. Ma le figlie di quegli antichi κύριοι spodestati erano divenute mogli dei nuovi arrivati e poi sempre più spesso rapporti di parentela avevano legato in un sol popolo i signori di un tempo e i nuovi. Ora eravate tutti siracusani anche se i gamoroi (i più ricchi) vantavano rapporti di discendenza coi greci di Corinto. C’è sempre stata questa insulsa pretesa di attribuirsi valore grazie al prestigio (per altro non sempre meritato) di lontani antenati. Ma ormai nelle vene dei più ricchi scorreva anche il sangue di tante madri che erano figlie di quegli antichi κύριοι pre-greci. E non di rado qualche aitante Liolà avrà contribuito allegramente ad arricchire di prole più robusta i gamoroi più inetti o più acciaccati dall’età. Ormai la distinzione era solo socioeconomica, non etnica. La Sicilia è da sempre un crogiuolo di etnie e di tipologie somatiche diverse. E ne siamo fieri, anche se oggi riteniamo doverosa una limitazione responsabile del flusso migratorio in ragione delle potenzialità reali di accoglienza. Ma non divaghiamo.

<Voi, possessori o semplici coltivatori di terre altrui, eravate tutti siracusani a pieno titolo. E fu anche o soprattutto grazie a voi che sorsero queste mura che avete visto. E il vostro sforzo non fu vano; almeno per due secoli. Il nemico cartaginese non tardò, infatti, a rimettere piede sulla vostra terra. Nel 396 Imilcone venne ad assediare la città e riuscì a penetrare sino al tempio di Demetra ed a saccheggiarlo, prima che il muro del lato Sud, già difeso dalle paludi, venisse completato. Ma Imilcone fu costretto a sloggiare presto e la sua incursione, andata praticamente a vuoto, vi sollecitò a completare l’opera difensiva. Le mura cinsero per intero Siracusa ed Ortigia entro l’anno successivo (395). E si trattò della più vasta e possente opera difensiva di tutto il mondo classico. E voi ne andaste giustamente fieri. E vi sentiste a ragione più sicuri.

<Quando dall’Eurialo, dall’avamposto torreggiante sopra il poggio, s’alzava forse un fil di fumo, i vostri pargoli vi chiamavano a gran voce per i campi e vi annunciavano il segnale convenuto. E forse voi, prima ancora di sollevare la schiena dolorante, domandavate: «Di che colore»? «Bianco». Allora, benedicendo la fortuna, lasciavate mogli e bambini, per recarvi tutti insieme, come per assestare un colpo di remi ben cadenzato (enì pitùlo ένί πιτύλῳ), al luogo designato per le esercitazioni militari d’attacco (pitulos /πίτυλος) simulato e di difesa della città murata. E i vostri pargoli sapevano ch’eravate accorsi al pitùlo (πιτύλῳ) e mostravano col dito il rilievo turrito che d’allora cominciò a chiamarsi appunto con tal nome, che ancora oggi sopravvive nel toponimo dialettale “pitollu”. Mentre, per converso, il termine eurialo (da ερί-άλος, “grosso chiodo o arci-chiodo”) o euriélo (da ευρυήλος“grossa borchia, grosso chiodo o arcichiodo”), che propriamente doveva designare il poggio turrito svettante verso il cielo come un grosso chiodo poggiato sulla capocchia, essendosi ormai persa coscienza del suo significato, è stato attribuito come nome alla fortezza dalle sei porte (exapilon), quattro delle quali erano state inizialmente concepite per la funzione monumentale di porte urbiche).

<Ma se invece un pericolo reale incombeva su Siracusa e sulle sue terre (per esempio, una flotta nemica, avvistabile dal torrione sul poggio un’ora prima che fosse visibile da vedette disposte in altri luoghi), allora forse il fumo era reso nero con l’aggiunta di qualche resina già nota ai costruttori di navi. Un tale funesto segnale non chiamava alle esercitazioni consuete. Annunciava un pericolo imminente e comandava di portare al sicuro, dentro le mura, tutta la famiglia e le vettovaglie ammassabili sui carri.

<Ecco perché questa fortezza e queste mura appartengono, come patrimonio comune, a voi cittadini di Siracusa e dintorni. Quest’opera incorpora il vostro ingegno, la vostra fatica, il ricordo della vostra collaborazione alla difesa comune. Espresse allora, ed esprime oggi, un senso di appartenenza.

Per troppo tempo l’ignoranza collettiva, non imputabile a nessuno come colpa, ha lasciato nella dimenticanza e nell’abbandono questo patrimonio non compreso e declassato a castiddazza, cioè ad inutili rovine; dalle quali era possibile prelevare blocchi da tagliare e da utilizzare per la costruzione di nuove case.

<Oggi l’ignoranza non è più scusabile. E meno ancora è perdonabile l’incuria che lascia alle erbacce e ai rovi il monumento o l’insipienza di amministratori che non sanno valorizzarlo nel giusto modo e presentarlo con orgoglio ai turisti>.

Così parlò quella guida. Oggi nessuno può farlo. Oggi il patrimonio sopra citato è sequestrato a tutti e chiuso. E i responsabili non solo non si curano di inserirlo come merita nei percorsi turistici più degni di promozione, ma non si prendono neanche cura di segnalare lo scempio della chiusura. I pochi turisti “fai da te” che giungono alla fortezza posta alla confluenza delle mura dionigiane trovano la sorpresa di un cartello che ne annuncia, pleonasticamente, la chiusura. Al di là di un cancello chiuso!

 

In tre siti internet ecco gli orari di visita

 

Anche in www.regione.sicilia.it/beniculturali il sito risulta aperto. Ma c’è chi si schermisce (o ci schernisce): “Orari indicativi”. Una beffa per i turisti ma anche per i siracusani

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

Pubblichiamo, sotto, le informazioni sugli orari di apertura ricavate da tre siti diversi. Una beffa per i turisti! Non intendiamo polemizzare in nessun modo contro i gestori dei siti di informazione, probabilmente inconsapevoli della chiusura del monumento, ma rileviamo l’obiettiva gravità della situazione. È così che vogliamo invogliare i turisti a venire a Siracusa?

Orario di apertura del Castello Eurialo secondo il sito:

https://www.google.it/search?q=castello+eurialo+siracusa+orari&oq=Castello+Eurialo&aqs=chrome.1.69i57j0l2j69i60j0l2.8872j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Indirizzo: 96100 Siracusa SR Telefono: 0931 711773 Orari:

domenica Chiuso
lunedì14–18:30
martedì09–12:30
mercoledì09–12:30
giovedì09–12:30
venerdì09–12:30
sabato09–12:30

Informazioni circa l’orario delle visite secondo il sito: https://www.regione.sicilia.it/beniculturali/museopaoloorsi/parchi/eurialo.htm

Orari ingresso: tutti i giorni 9,00-18.00
Biglietto singolo intero: 4,00 €
Biglietto singolo ridotto: 2,00 €
 
  

Altre informazioni offerte dal sito https://teatriemusei.ovest.com/it/castello-eurialo-di-siracusa.php che però prudentemente aggiunge: “Le informazioni riportate sono puramente indicative. In caso di contestazione sul posto di differenze sia negli orari che nelle tariffe, l’agenzia Ovest non potrà essere ritenuta in nessun caso responsabile”.

Come dire: è possibile che le informazioni qui segnalate non coincidano con la verità dei fatti; il monumento dovrebbe risultare visitabile, ma… non si sa mai. Non garantiamo.

Orari di apertura

Periodi e giorniOrari di apertura
Da Novembre a Gennaio 
Tutti i giorni09h00 – 16h30
Febbraio 
Tutti i giorni09h00 – 17h00
Marzo 
Tutti i giorni09h00 – 17h30
Da Aprile a Settembre 
Tutti i giorni09h00 – 19h30
Dall’1 al 15 ottobre 
Tutti i giorni09h00 – 18h30
Dal 16 al 30 ottobre 
Tutti i giorni09h00 – 17h30

 

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