Licei in 4 anni, la proposta d-istruttiva del ministro

Una riforma tendente al risparmio, filo conduttore di tutte le innovazioni di destra e di sinistra.L’ignoranza è forza” (Orwell “1984”), ma c’è chi dice no

 

La Civetta di Minerva, 20 ottobre 2017

“L’ignoranza è forza” recita uno dei tre motti del “Partito” nel romanzo “1984”di G. Orwell: l’ignoranza di chi è la forza di chi? È chiaro: l’ignoranza del popolo è la forza dei governanti. È sempre stato così, la storia insegna: chi vuole governare senza obiezioni si premura di chiudere le scuole o di far sì che esse seguano i dettami del potere.

Sembra la situazione dell’Italia negli ultimi 20 anni. Sebbene dopo l’Unità si sia fatto di tutto per favorire l’alfabetizzazione della popolazione tramite una diffusione capillare delle scuole, i governi degli ultimi decenni hanno iniziato una sistematica distruzione della scuola, avendo compreso che diffondere la cultura stava diventando pericoloso. Chi è colto impara anche a pensare con la propria testa ed è difficilmente raggirabile o manovrabile. Perciò, sistematicamente, i ministri della pubblica istruzione, sia di centrodestra che di centrosinistra e questi ultimi più degli altri, hanno varato riforme che, in nome di non meglio precisate “innovazioni didattiche”, hanno depotenziato e sminuito la funzione della scuola pubblica.

Alla proposta del centrosinistra di un riordino dei cicli (Legge 30/2000 con il ministro Berlinguer) ha fatto seguito quella del centrodestra di abolire il valore legale dei titoli di studio (come se valessero ancora qualcosa!), seguita da ben due tentativi di riforma dell’esame di stato; con la legge 53/03 la Moratti ha ridotto le ore settimanali della scuola primaria da 30 a 27, il suo successore Fioroni ha tentato di far fare un “concorsone” agli insegnanti di ruolo per stabilire le loro competenze, seguito dalla Gelmini che avallando le cosiddette “classi pollaio” (30 alunni circa per classe) ha tagliato sul personale scolastico riducendo il numero delle cattedre, ridimensionando ulteriormente il tempo scuola ed eliminando le sperimentazioni nella secondaria. Per non parlare del processo di dimensionamento prima verticale (Legge 142/90) e poi orizzontale (Legge 59/97) che ha fuso insieme istituzioni scolastiche diverse per natura e impianto ideologico, creando scompensi e confusione, e trasformando i presidi in “manager”.

Tra alterne vicende di leggi promulgate da un governo ed abrogate dal successivo si è creato il caos. Ed ecco che arrivano il governo Renzi, prima, e quello Gentiloni, poi, a completare la d-istruzione. I danni causati nel passato sono nulla comparati a quelli che gli ultimi due governi di centrosinistra hanno fatto e continuano a fare alla scuola. La legge 107/15, che sarà ricordata come la “Buona Scuola” di Renzi, che l’ha fortemente voluta nonostante le accese proteste di piazza, con l’introduzione dell’alternanza scuola/lavoro (200 ore nei licei e 400 ore negli istituti tecnici e professionali), ha ulteriormente ridotto il tempo scuola e i programmi. Tutto questo mentre i professori universitari protestano e, invece di attaccare le politiche scolastiche dei vari governi, accusano gli insegnanti della secondaria di secondo grado di non saper fare il loro mestiere.

Ma aspettate, non è ancora finita. Vedrete cosa accadrà tra 4 anni. La ministra dell’istruzione Fedeli, che una laurea non l’ha mai vista, riprendendo una proposta fatta già dal governo Monti, che aveva provato invano a costringere gli insegnanti a lavorare per 24 ore con lo stesso salario di 18 ore, ha deciso di dare anche lei il suo illuminato contributo alla scuola. Quando l’estate non è ancora finita, si diffonde la notizia che ben 100 scuole in tutta Italia hanno aderito alla sperimentazione dei licei di 4 anni. Il sottosegretario al MIUR Angela D’Onghia sostiene che “la sperimentazione del diploma delle scuole superiori in 4 anni può aiutare gli studenti ad affrontare meglio le sfide del mercato del lavoro sempre più dinamico e specializzato” e “il nostro obiettivo è quello di un maggiore investimento sulla formazione dei nostri ragazzi garantendo loro il raggiungimento di tutti gli obiettivi di apprendimento del percorso di studi scelto”.

La D’Onghia pone l’attenzione su aspetti non necessariamente economici: “Non si tratta solo di risparmiare ma piuttosto di un investimento serio e innovativo. Quello che conta è la qualità della formazione che deve essere continuativa”. Ma davvero? E invece si tratta SOLO di risparmiare! Questo è il filo conduttore che accomuna tutte le riforme sia di destra che di sinistra. Infatti nel caso dei licei in 4 anni non si capisce come studiare per meno anni possa fornire agli studenti più conoscenze e più competenze per inserirsi in modo più efficace nel mondo del lavoro.

Ecco le caratteristiche di una riforma che viene presentata come innovativa: il corso di studi quadriennale dovrà garantire, attraverso la flessibilità didattica e organizzativa, l’insegnamento di tutte le discipline previste dall’indirizzo di riferimento per assicurare ai ragazzi il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e delle competenze previste per i licei quinquennali. L’esame di Stato sarà lo stesso come pure il diploma finale conseguito. Il calendario scolastico dovrà essere rimodulato passando da circa 900 ore annue per 5 anni a 1.000-1.050 ore per 4 anni nei licei. Agli studenti del liceo quadriennale occorrerà garantire l’insegnamento di almeno una disciplina non linguistica con metodologia Clil – interamente in lingua straniera – a partire dal terzo anno e la valorizzazione delle attività laboratoriali, oltre che l’utilizzo di tecnologie didattiche innovative. Occorrerà inoltre aggiungere all’offerta disciplinare materie come Diritto e Storia dell’Arte e di conseguenza l’alternanza scuola-lavoro si dovrà svolgere soprattutto durante le vacanze estive e nelle pause pasquali e natalizie. Più lavoro, stessa retribuzione! Non vi sembra una proposta già sentita con il governo Monti?

Tuttavia l’entusiasmo per questa sperimentazione non ha contagiato proprio tutti e c’è chi ha detto No. Sono stati gli illuminati docenti dello storico e prestigioso Liceo “Terenzio Mamiani” di Roma (considerato persino dalla Fondazione Agnelli come uno dei migliori Licei d’Italia) che, riuniti in Collegio dei Docenti, proprio quell’assemblea che la legge 107/15 aveva cercato di esautorare, hanno bocciato all’unanimità la sperimentazione del “Liceo quadriennale” per l’anno scolastico 2017/18. Questi coraggiosi insegnanti hanno mostrato di aver ben compreso che la vera finalità di questa geniale trovata di una scuola versione supermarket, del tipo “paghi 4 e prendi 5”, è un’ennesima controriforma-truffa, finalizzata (come tutte le altre) a ridurre il diritto allo studio, spingendo gli studenti al lavoro precoce, e a risparmiare sulla pelle dei docenti.

Infatti, solo un idiota potrebbe credere che il fine ultimo di tutte queste “illuminate riforme” è quello di migliorare l’istruzione e la formazione dei nostri giovani. Abbreviando la durata dei corsi di studio (di ore o addirittura di anni), si ridurranno le cattedre e si risparmieranno soldi preziosi che potranno essere destinati a spese militari, salvataggio di banche, costruzione di stadi e “grandi opere”, pensioni d’oro e vitalizi. E poco importa, anzi ben venga, se si produrranno nuovi ignoranti, futuri uomini e donne facilmente manovrabili perché incapaci di pensare con la propria testa!

 

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