È dei giorni scorsi la notizia della restituzione all’INAIL dell’acconto di 70.144 euro ricevuto dal Comune di Siracusa per la realizzazione della scuola innovativa di Via Monsignor Gozzo. Un atto amministrativo dovuto che definisce il capitolo con l’Istituto, ma che lascia tutt’altro che chiusa una vicenda complessa, contrassegnata da ostacoli burocratici e da un contenzioso legale ancora aperto.
La vicenda affonda le radici nel 2016, quando il bando nazionale “Scuole innovative” (Legge La Buona Scuola) accende i riflettori sull’area di 20.000 mq di via Monsignor Gozzo dove realizzare un nuovo istituto in una zona della città caratterizzata, si chiarisce, da forte pressione scolastica.
Pronto ad erogare risorse per ben 6 milioni l’INAIL che avrebbe dovuto finanziare l’opera acquisendo la proprietà del terreno dal Comune, per poi concederlo in locazione con canoni però coperti dallo Stato centrale. Di fatto, un’arzigogolata operazione di finanza pubblica pensata per aggirare i rigidissimi limiti di bilancio degli enti locali.
Come si legge chiaramente nella determina dello scorso 7 luglio relativa alla restituzione delle somme all’Inail, l’avvio del programma si è come impantanato fin da subito in un ginepraio burocratico. Da un lato risulta che abbiano pesato non meglio precisate divergenze sulla stima economica del terreno (fissato a 767.280 euro, cifra su cui veniva calcolato il 20% di anticipo); dall’altro c’era il nodo, rimasto a lungo irrisolto, legato alla controversa ipotesi di affidare l’incarico ai vincitori del concorso di idee alla base della procedura.
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Sulla legittimità di un affidamento diretto l’ANAC aveva infatti evidenziato un vizio d’origine nei bandi ministeriali del 2016, ritenendo la documentazione nazionale priva dei requisiti essenziali richiesti dal Codice dei Contratti per procedere con l’assegnazione diretta ai vincitori (in particolare l’indicazione esplicita per i partecipanti di possedere capacità tecnico-professionale ed economica per gestire i livelli successivi di progettazione), e aveva quindi imposto ai Comuni l’espletamento di una gara pubblica ad hoc.
Potremmo supporre che, di fronte a questo quadro normativo certo non ‘lineare’, la macchina amministrativa non si sia mostrata all’altezza finendo in una paralisi procedurale.
Infatti già nei primi mesi del 2022 era stato avviato l’iter di definanziamento della scuola, culminato ufficialmente con l’archiviazione del progetto il 14 giugno successivo per poi arrivare a un repentino ripensamento il 5 luglio con una formale richiesta di revoca dell’esclusione all’Inail.
Ed è proprio in questo snodo temporale che la vicenda assume i contorni del grottesco e svela il caos politico-amministrativo in cui ha navigato Palazzo Vermexio.
Proprio nel bel mezzo della procedura di definanziamento della scuola, nel febbraio del 2022, la Giunta comunale nomina il RUP per realizzare un CCR proprio sulla stessa particella di Via Monsignor Gozzo.
Ma perché, se nel febbraio 2022 l’Ente aveva già avviato le procedure per insediare un CCR su quell’area, a luglio dello stesso anno ci si è affrettati a chiedere all’Inail la revoca dell’esclusione? Una volta imboccata la strada dell’abbandono, la logica non avrebbe dovuto suggerire di destinare definitivamente l’area ai rifiuti urbani e chiudere la partita?
Gli uffici hanno operato senza accordo alcuno? Ci si è accorti in ritardo dell’evidente incompatibilità dei due progetti, scuola e ccr, sulla stessa particella?
Da qui la decisione – che allora ci era apparsa inspiegabile – di ‘spostare’ il CCR sulla vicina particella di via Monsignor Lauricella, per altro assolutamente inadatta per dimensioni e viabilità come a suo tempo abbiamo scritto.
Sappiamo che poi il CCR non si è mai realizzato in quella zona, ma la scuola intanto?
Il suo iter riprende ma, quando a fine 2022 il Comune prova finalmente a sbloccare l’impasse – approvando la determinazione a contrarre l’11 novembre e aggiudicando il servizio alla Well Tech Engineering Srl nel giugno 2023 – la strada è ormai in salita.
Il cronoprogramma impone una scadenza perentoria e non prorogabile: il deposito del progetto esecutivo entro e non oltre il 31 dicembre 2023. Un traguardo mancato per un soffio, con la trasmissione ufficiale degli atti partita il 16 gennaio 2024 e all’Inail non è restato che applicare le regole ferree di un finanziamento i cui ritardi non sono nati a dicembre, ma affondano le radici nella precedente lunghissima fase di stallo burocratico e di tempi inspiegabilmente lunghi (anche da un anno all’altro).
Ma il danno per la città non si limita alla perdita dei 6 milioni di euro e nemmeno alle somme da restituire all’Inail per le spese pubblicitarie, i compensi della commissione e l’acconto iniziale alla progettazione con i conseguenti contraccolpi sul bilancio comunale. A questo si deve aggiungere il fronte giudiziario aperto dalla Well Tech Engineering Srl che, non avendo ricevuto il saldo a causa dello storno dei fondi, ha ottenuto dal Tribunale di Siracusa un decreto ingiuntivo da 114.063 euro.
Nel redigere il contratto, Palazzo Vermexio avrà quanto meno blindato la propria esposizione inserendo garanzie adeguate, come la subordinazione dei pagamenti all’effettivo accreditamento dei fondi esterni o penali per i ritardi inequivocabili? Una domanda a cui temiamo di rispondere. Tanto, qualunque sia la risposta, il risultato non cambia: altre spese legali da aggiungere al conto complessivo di un’opera sfumata. E a pagare sempre i cittadini.

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