“Non censire le particelle incendiate favorisce i piromani”

Secondo il dirigente del Dipartimento Azienda Foreste Demaniali, i roghi dei mesi scorsi hanno bruciato 500 ha (la metà superficie boscata) nella zona di Cassaro e 150 a Cavagrande del Cassibile. Fabio Morreale (Natura Sicula): “Forti ritardi sul Catasto incendi”

 

La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017

Un’estate calda, caldissima. E non solo per le temperature particolarmente elevate e la siccità implacabile ma anche per i tantissimi incendi, oltre le medie annuali, che quasi con effetto domino si sono rincorsi da un lato all’altro della penisola. E naturalmente anche in Sicilia e nella nostra provincia, con episodi che hanno rischiato di trasformarsi in tragedia quando le fiamme sono arrivate a lambire le case. Danni consistenti si sono registrati anche nelle riserve naturali sebbene “non con gli esiti di assoluta devastazione che qualche resoconto giornalistico ha prospettato – chiarisce il dottor Filadelfo Brogna, dirigente del Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali di Siracusa – UPA di Siracusa e responsabile delle riserve naturali siracusane gestite dall’Azienda Foreste: Vendicari, Cavagrande del Cassibile, Pantalica/Valle dell’Anapo -. Si è trattato di eventi gravi, certo, ma che siamo riusciti a contenere. I focolai sono stati tutti esterni al perimetro delle riserve: le fiamme, partendo da aree private, hanno poi interessato le zone protette, favorite certo dalla forte siccità di quei mesi. A Pantalica si sono registrati due eventi, il 22 e il 24 giugno: il fuoco è partito dalla zona di Cassaro e nel primo caso ci ha costretto a chiudere uno degli accessi alla riserva, nell’altro invece il viale parafuoco ha impedito che si estendesse ad altre aree coltivate. Sono bruciati 500 ettari, pari al 13% della superficie protetta ma di questi solo 250 ettari erano superficie boscata demaniale. Negli stessi giorni si sono verificati gli incendi che hanno interessato la riserva di Cavagrande del Cassibile e anche in questo caso hanno giocato un ruolo importante i viali parafuoco. Abbiamo perso 150 ettari, pari al 5,5% del totale della superficie protetta: 80 gli ettari a bosco. A Vendicari si è trattato invece di eventi secondari che hanno interessato la zona B non demaniale della riserva, aree vicine alla viabilità provinciale”. Ancora in fase di raccolta i dati per tutta la provincia, al momento fermi a giugno: “un lavoro lungo e complesso” ci ha spiegato Giuseppe Aliffi, funzionario del Comando del Corpo Forestale che provvede all’aggiornamento delle cartografie.

È noto che le cause degli incendi sono per lo più, se non quasi esclusivamente, di origine dolosa, o colposa, quindi non naturali bensì dovute, se non alla volontà o alla malattia, alla negligenza umana, ma è sulle norme finalizzate a contrastare il gravissimo fenomeno che abbiamo chiesto un contributo al presidente di Natura Sicula, Fabio Morreale.

“La legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353/2000 definisce divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco – ci ha detto Morreale -. I divieti sono davvero tanti e tutti volti a disincentivare quello che può definirsi un vero crimine contro l’ambiente. Si va dal divieto di dare al terreno bruciato una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni (sebbene sia comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente) a quello di inedificabilità per 10 anni, di rimboschimento e di ingegneria ambientale come di caccia e di pascolo per 5 anni.

Ma l’applicabilità di tali vincoli è legata all’esistenza del Catasto incendi, cioè di un elenco con planimetria delle particelle attraversate dal fuoco, elaborato dai Comuni avvalendosi dei rilievi effettuati dal Corpo forestale. Censimenti da aggiornare anno per anno, affiggendoli all’Albo Pretorio di ogni singolo Comune per 30 giorni, periodo in cui i cittadini interessati possano presentare un eventuale ricorso. Trascorsi 30 giorni senza alcuna obiezione, il vincolo risulta attivo a tutti gli effetti.

Il catasto è insomma uno strumento preventivo, un freno inibitore nei confronti delle motivazioni che tradizionalmente hanno armato la mano di incendiari interessati a svilire i pregi naturalistici di un’area per farne suolo da costruzione o terreno da pascolo. La legge è considerata tra le migliori d’Europa, un fiore all’occhiello, ma in Sicilia non è stata presa in seria considerazione. Purtroppo molte amministrazioni comunali non fanno i censimenti, quindi i vincoli rimangono inapplicabili e le speculazioni possibili.

Quasi a chiusura della rovente estate datata 2017, con un bilancio provvisorio di 90-100 mila ettari di superficie nazionale bruciata (un quarto della Val d’Aosta), ci sono ancora molti Comuni che trascurano l’obbligo, forse convinti che sia sufficiente, come strategia di prevenzione, limitarsi ad emanare puntuali, e spesso disattese dai proprietari, ordinanze sulla obbligatoria pulizia dei fondi incolti.

Da una veloce ricerca fatta sul web, nella provincia di Siracusa, su 21 Comuni esegue puntualmente i censimenti solo quello di Ferla. Se così fosse, 20 inadempienti sono troppi. E questo è il punto di partenza della “vera” lotta agli incendi”.

Questo certamente, ma non solo questo: l’oziosa petulante querimonia di politici e amministratori sull’opportunità di nuove leggi più severe, come se non lo fossero già quelle vigenti, svela la propria futilità, e falsità, di fronte alla considerazione che solo un anno fa i nostri legislatori hanno deciso di depenalizzare il reato di pascolo abusivo prima punito con la reclusione fino a due anni. Oggi, da mero illecito amministrativo, la pena pecuniaria prevista va da 10 a 100 euro, ammesso che si riesca a comminarla. Eppure tra i più probabili piromani gli allevatori senza scrupoli alla ricerca di pascoli verdi, rigenerati dalla cenere, ovunque si trovino, aree private o demaniali che siano, sono al vertice della lista. Bisognerebbe spiegarlo agli scrupolosi custodi del nostro paesaggio.

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