Molti cinquantenni annaspano su domande e modelli; diventa difficile persino aggiornare il punteggio. Tra i richiedenti anche avvocati e ingegneri. Ancora una volta il Miur si è rivelato confusionario e quasi votato a scatenare ricorsi
La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017
Archiviata la lunga fase che ha visto impegnati sindacati e segreterie scolastiche con le pratiche relative all’inserimento e aggiornamento delle graduatorie d’istituto a livello nazionale e provinciale, continua la brevissima e intensa sequenza di inserimento delle stesse nel sistema SIDI, con un tempo ristretto: dal 24 al 30 giugno. La richiesta delle segreterie, che con insistenza domandavano una proroga della data di scadenza dei termini, è stata finalmente accolta, e tuttavia, nonostante il termine al 13 luglio, gli uffici annaspano e segnalano diverse difficoltà.
Facciamo qualche esempio: per gli aspiranti che dovevano aggiornare il punteggio, sarebbe stato meglio rivolgersi alle scuole del precedente aggiornamento (2014) in quanto il sistema, all’apertura della posizione dell’aspirante e in via del tutto autonoma, azzera il punteggio dei titoli culturali già inseriti in precedenza. Risulta quindi impossibile, non avendo la precedente domanda, ricostruire tale punteggio a meno che i titolari della gestione domanda non siano i precedenti. Poi, all’inserimento dei nuovi titoli, il sistema ricalcola di nuovo il punteggio del titolo di accesso anche per i P.I. (precedente inclusione). La soluzione data dal Service desk è di sottrarre, in ogni graduatoria della prima schermata, dal punteggio precedente quello del titolo di accesso dopo averlo visto nello storico: un’operazione che rallenta le procedure.
Gli aspiranti docenti, di ogni ordine e grado, che sperano in una supplenza, sono stati circa 600: docenti, la cui età media si aggira intorno ai 50 anni, che incontrano ovvie difficoltà nella compilazione delle domande – spesso per alcuni è la prima volta – dato il sistema farraginoso e formale che presumeva l’attenta lettura del D.M. 374 del 1 giugno 2017, per fortuna di sole 20 pagine.
Ancora una volta il Miur si è rivelato confusionario e quasi votato, come ormai molto spesso accade, a scatenare ricorsi di ogni genere, escludendo però di fatto i laureandi poiché la scadenza della domanda ha anticipato le sedute di laurea di solito a luglio.
Complicati sono stati dunque i modelli: A1 per i docenti abilitati Pas, Estero, Tfa e i diplomati magistrale ante 2001-2002; A2 per i nuovi inserimenti e A2 bis per aggiornare ulteriori classi di concorso. Tantissime le maestre che, in possesso dei titoli necessari, hanno chiesto aiuto per la compilazione del modello composto da 16 pagine con relative note. Sovente il compilatore si è trovato di fronte alla interpretazione del modulo in quanto il MIUR, di giorno in giorno, pubblicava le FAQ, a volte anche modificando le proprie risposte e contraddicendo se stesso. In altri casi, la stranezza della richiesta ha generato fraintendimenti: per esempio, la dichiarazione del titolo d’accesso non era prevista per gli aggiornamenti, ma increduli gli aspiranti, nel dubbio, hanno egualmente voluto inserirla, sebbene la norma prevedesse l’esclusione della domanda stessa.
Sovrana è regnata la confusione, grazie anche al “tamtam” dei social, cosicché spesso l’“ho sentito dire” ha avuto una precedenza e un peso maggiore rispetto a quanto effettivamente, pur se in maniera quasi incomprensibile, normato.
Al di là dell’alto numero dei richiedenti, da rilevare lo status degli stessi: architetti, ingegneri, avvocati solo adesso vedono una possibilità di lavoro certo, sebbene meno remunerativo della libera professione, e soprattutto finalizzato alla pensione. Sintomo questo di una condizione un tempo privilegiata e invece oggi in affanno; la crisi infatti porta ad aggrapparsi al posto fisso: la rivisitazione di una pellicola cinematografica.
Un altro importante dato da considerare è stato la scelta delle province su cui gli aspiranti hanno gettato la “monetina”. In particolare è stata stilata una lista con le dieci località più gettonate che hanno ricevuto più modelli di adesione. Ovviamente bisogna tenere conto anche della grandezza della città, nonché del numero delle scuole e dei posti disponibili. Torino è la città con più domande pervenute, seguita da Milano e Brescia, soltanto Roma rientra nelle speranze di quelli che vorrebbero rimanere al sud, per evitare disagi che la lontananza e il distacco possono provocare.
Certo una riflessione a questo punto corre d’obbligo in relazione alle recenti dichiarazioni di un certo Iannelli che in un post in un noto social ha scritto: i docenti hanno più di 4 mesi di vacanza all’anno e se li facessimo partecipare agli esami di maturità molti di loro non li supererebbero. In realtà, fra scrutini, esami di stato, corsi di recupero, le ferie effettive si riducono a poco più di un mese, con qualche giorno da sottrarre per preparare magari tutto il necessario che porti alla tanto agognata supplenza, lontano da casa e dagli affetti, il tutto non per mera velleità di spostamenti ma soltanto per dare luogo e valore al “pezzo di carta” del quale neanche l’attuale ministro conosce la reale valenza.

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