Via della seta, ridicole le accuse di aver trascurato Augusta

La Cina una piattaforma logistica ce l’ha già in Grecia, dopo l’acquisto di molti scali del Pireo.

Si omette di dire che il nostro porto non è ancora infrastrutturato e che, qualche anno fa,

gli imprenditori del sol levante persero i capitali investiti nella rada megarese

 

La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017

Alcuni giornali regionali, in questi giorni, commentando gli esiti della missione di Gentiloni in Cina, che prevedono, enfaticamente, la realizzazione nei traffici marittimi di una “via della seta”, lamentano che negli accordi sia stata trascurata Augusta in primis e conseguentemente la Sicilia. Sono gli stessi giornali che per sostenere l’ineluttabilità della sede dell’Autorità di sistema del mare Jonio a Catania evidenziavano la carenza infrastrutturale del porto megarese.

Nel sottolineare il disappunto rammentano le iniziative a suo tempo intraprese dall’autorità portuale parecchi anni fa nel tentativo di stabilire sinergie tra il porto di Augusta e una regione cinese. Ovviamente sorvolano sugli esiti di quel tentativo e su un successivo, rovinoso (per i cinesi n.d.r.), tentativo di insediare una testa di ponte ad Augusta: tentativo finito miseramente a causa di mancate risposte del sistema economico/politico/imprenditoriale del territorio e che si concluse con l’evaporazione dell’investimento iniziale effettuato dagli ospiti stranieri.

Oggi si ci lamenta che gli accordi raggiunti prevedono un corposo coinvolgimento dei porti di Genova e quelli di Venezia/Trieste per assicurare il flusso delle merci cinesi verso il nord Europa; fatto assolutamente naturale e che rappresenta un grosso risultato per la missione italiana in Cina. Si evidenzia che in questo accordo sia stata esclusa Augusta, trascurando che, nel frattempo, non avendo potuto realizzare alcunchè in Sicilia, i cinesi, approfittando della crisi greca, abbiano acquisito gran parte degli scali del Pireo, assicurandosi così una piattaforma logistica propria per supportare i traffici con l’Africa, tagliando fuori, almeno per ora, la Sicilia.

Altro non poteva fare Gentiloni che, a tutela degli interessi nazionali, offrire gli unici porti adeguatamente infrastrutturati, in grado di garantire un collegamento efficiente con l’Europa continentale e che, sfruttando il raddoppio del canale di Suez, consentisse le convenienze economiche nel costo dei trasporti che questi due porti sono in grado di garantire rispetto a quelli del nord Europa.

Quindi, ridicole recriminazioni rispetto a un governo che “trascura la Sicilia” a favore del nord, nella continua consuetudine che ricerca nelle responsabilità altrui l’arretratezza del nostro sud e delle sue inadeguate realtà infrastrutturali; ancora una volta si omette di mettere il dito nella piaga dell’inefficienza delle classi dirigenti meridionali che, in tanti anni, pur in presenza di cospicue risorse europee, non sono riuscite a realizzare, tra diatribe, incapacità gestionali e camarille varie, le strutture necessarie ad offrire pacchetti logistici efficienti ed economicamente convenienti agli operatori del settore. Certo, lo stato centrale non è molto attento ai nostri problemi, la questione meridionale è tutta in piedi e da decenni irrisolta, purtuttavia mai ci si è concentrati su quelle che sono le nostre responsabilità e su come noi meridionali e noi siciliani, in particolare, abbiamo sprecato il fiume di risorse che, nel tempo, abbiamo avuto a disposizione.

Anche oggi, l’esperto sui trasporti del giornale catanese, nell’officiare la solita tiritera di lamentazioni, dimentica quanto scritto pochi mesi addietro supportando la tesi del giornale sulla ineluttabilità che sede della port autority fosse Catania a causa della mancanza di infrastrutture nel porto megarese; oggi denuncia che sia Augusta ad essere stata trascurata, non Catania di cui, oltre ogni evidenza, si tessevano le lodi.

Mentre questi giornali si spingono a tentare una analisi (?) degli scenari internazionali inventando strategie fondate sul nulla, trascurano di osservare come, nel nostro piccolo, si continui ad operare con le logiche di sempre e, ad esempio, come nel costituire il comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale dello Jonio all’interno di una grande riforma che pretende una diversa gestione delle governances, ci si affidi a soggetti con scarse professionalità e si continui a fare designazioni selezionate sulla base della subalternità alla politica, con limitate capacità gestionali ma sicuri yesmen, candidandoli a misurarsi con problematiche di cui sono in larga parte digiuni.

Questa, purtroppo, ad oggi sembra essere la risposta delle classi dirigenti locali ai problemi del mondo globalizzato dove la concorrenza e l’efficienza sono gli unici parametri che segnano le differenze e garantiscono l’affermazione di un sistema portuale rispetto a un altro. Andando avanti così, poco cambierà e sarà una sconfitta annunciata; sui nostri giornali continueremo a prendercela col destino cinico e baro, chiameremo alla responsabilità assurdi convitati di pietra e ci scandalizzeremo che, pur essendo al centro del Mediterraneo, gli altri non ne prendano atto, trascurando che una zattera ovunque situata non sarà mai preferibile a un transatlantico.

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