Da giovani siamo stati tutti spericolati, ma se c’era un rischio da correre riguardava noi stessi. Appello ai club service per un’analisi sociologica
La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017
Ci sono avvenimenti nella nostra comunità che una classe dirigente ha l’obbligo di esaminare per le conseguenti determinazioni. Viene subito da pensare alla classe politica , ma purtroppo non c’è coincidenza fra politici per lo più incolti e personalità di una comunità. Mi riferisco ad alcuni episodi inquietanti che riguardano la nostra gioventù.
Mesi fa un ragazzo dà un pugno ”al suo migliore amico” e il pugno è tanto violento da ucciderlo. Qualche mese dopo due ragazzi, che a quanto pare appartengono a una classe sociale elevata, cospargono di benzina un vecchio inerme e gli danno fuoco; il vecchietto morirà due mesi dopo.
Due settimane fa un’automobile con due ragazzi si affianca a un motoscooter con in sella due extracomunitari e il ragazzo a lato del pilota si affaccia e dà uno spintone ai due neri e li fa cadere a terra; fortuna ha voluto che i due neri se la cavassero con dei traumi e danni alla moto. Ma quel che è peggio, c’è una ragazza su un’auto appresso a quella dei due assalitori che riprende la scena e poi subito la immette nel circuito di facebook; per essere pronta alla ripresa doveva conoscere l’intenzione dei coetanei sull’auto che la precedeva.
Tutti questi episodi hanno in comune un elemento: disconoscimento del valore vita altrui. Mi sembrano atti che superano la normale goliardia.
Lo siamo stati tutti goliardi quando eravamo giovani, ma se c’era un rischio vita da correre riguardava la nostra vita personale, non quella dei nostri amici: chi da giovane, correndo il rischio di una polmonite, in una bella giornata di pieno inverno non si è buttato a mare per far vedere agli amici il proprio coraggio? Chi, da giovane, con una vecchia e sgangherata bicicletta, magari con freni assai lenti, non si è buttato giù a scendere per la ”panoramica” affrontandone le curve a pericolosissima velocità senza casco di protezione all’epoca non ancora inventato? Obbligavamo la nostra Santa Lucia ad intervenire per evitare le lacrime delle nostre sante madri.
Gli atti dei ragazzi di cui ho prima parlato sono espressioni di goliardia o sono atti di persone che non hanno rispetto della vita di un altro uomo?
Il susseguirsi di tali episodi obbliga al loro studio per la conseguente analisi. Non lo fa la classe politica, ma non lo fa nemmeno la classe amministrativa, mi riferisco alla categoria degli alti burocrati, quelli che occupano posti di responsabilità nelle Aziende Sanitarie o negli Enti Locali, che hanno il compito di seguire ed interpretare i fatti della comunità cui attendono: gli psicologi, gli assistenti sociali, i sociologi.
Queste manifestazioni sono collegate a carenze della scuola? dipendono dall’assenza della famiglia? sono causati dalla disgregazione del nucleo familiare di appartenenza? sono espressioni di violenza contro una società che nega a un giovane un avvenire che si fondi su un lavoro stabile?
Non basta la deprecazione dell’episodio dei ”neri” anzidetta; su facebook non ho trovato un solo messaggio di approvazione, fortunatamente; ma le invocazioni di carcere a vita non risolvono il problema perché se il disagio c’è resta con o senza carcere a vita.
Non basta l’invocato intervento di Polizia e Carabinieri; a una classe dirigente non importa la repressione, quel che vale è la prevenzione. Ci vuole un qualcuno che esamini queste espressioni anomale che si susseguono nella nostra comunità. Un appello non può essere rivolto a una classe politica incolta che oggi deve cominciare a pensare a ”tangentopoli”; né tanto meno alla colta burocrazia delle pubbliche amministrazioni, la cui pigrizia non la vince nemmeno un incentivo di stipendio: a volte sembrano quasi disamorati del mestiere che fanno.
Debbono colmare tali vuoti i corpi sociali intermedi, i club-service che si spendono sempre in atti di grande liberalità; potrebbero, a beneficio di tutti, commissionare uno studio a sociologi di una qualche università. I risultati di un siffatto studio andrebbero alle scuole, alle parrocchie, agli assistenti sociali e, perché no, anche ai giudici che si debbono occupare degli episodi di stramba goliardia.

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