“Se l’alternanza non funziona, la scuola cambi azienda”

Il sottosegretario P.I.: “Se non lo fa, resta un’opera incompiuta”. Il ministro del Lavoro, Poletti: “Da settembre avremo un tutor ogni cinque istituti superiori”

 

La Civetta di Minerva, 19 maggio 2017

Il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, parlando dell’alternanza scuola/lavoro ha affermato: “Per circa 50 anni in questo Paese abbiamo tolto ogni riferimento al mondo del lavoro nel percorso scolasticoattualmente, però, abbiamo 2.5 milioni di Neet (ragazzi che non studiano e non cercano lavoro) e il tasso di abbandono scolastico è attorno al 15%. Nei professionali, in alcune zone d’Italia si arriva al 30%”. Tutto ciò mentre “sono circa 60mila le aziende che cercano lavoratori da inserire subito ma non li trovano perché avrebbero bisogno di professionalità e competenze ben definite. Tutti i Paesi europei hanno un’esperienza concreta nel percorso scolastico. Noi siamo ancora indietro”. “Vogliamo fare entrare questo dialogo con la realtà  perché riteniiamo che faccia bene agli studenti. Vogliamo però che il ‘saper fare’ torni ad accompagnare il sapere puro. Bilanciare la pratica senza far venire meno la parte teorica. Non dobbiamo ritornare alla scuola tecnica del dopoguerra e neanche svendere la scuola alle aziende. Vogliamo solo far fare esperienza ai ragazzi”.

Un passaggio così importante da essere stato inserito anche all’interno della Maturità del futuro, quella che partirà nel 2019. “L’alternanzaè scuola a tutti gli effetti, quelle ore non devono essere perse, devono essere inserite (anche) durante le ore di scuola. Un momento da valutare, e il momento di valutazione massima è proprio la maturità” Certo, ci sono ancora molte cose da migliorare, non mancano le ombre. Ma i problemi vanno affrontati senza per questo tornare al punto di partenza. “La problematica maggiore riguarda la risposta, i soggetti che accolgono, le aziende: o si aprono più porte o difficilmente si potrà accontentare il milione e 400mila ragazzi che l’anno prossimo si dovranno cimentare con l’alternanza”.

Per incentivare le aziende, il Miur ha pensato di coinvolgere anche le piccole e medie imprese, quelle che trovano più difficoltà ad accogliere i ragazzi per ragioni strutturali, prevedendo “percorsi di alternanza in filiera, con la possibilità di unirsi (fino a un massimo di cinque) per avviare percorsi di alternanza con un tutor unico”.

Il tutor – scolastico e aziendale – è una figura centrale per dare un’accelerazione decisiva al processo, per avere un costante feedback dai ragazzi su ciò che va e ciò che non va: “Se un’esperienza di alternanza non va bisogna saperlo per regolarsi di conseguenza e capire dove sono le zone d’ombra. Deve essere un’esperienza utile ai ragazzi. Dire di aver svolto l’alternanza non significa averla fatta bene. Se l’alternanza non funziona la scuola deve attivarsi per trovare una nuova azienda. Altrimenti resta un’opera incompiuta”.

Fin qui il sottosegretario. Come si ricorderà, in alcuni numeri passati del nostro giornale abbiamo affrontato il tema evidenziandone le criticità, i limiti e, a volte, la genericità con cui alcune scuole affrontano il problema avviando esperienze inutili o inconcludenti che rallentano ed interferiscono negativamente sul percorso formativo. Da quanto detto sembra che ai piani alti del ministero abbiano avvertito il problema tanto che il Ministro del lavoro Giuliano Poletti, ospite di Corriere Tv, lunedì 8 maggio ha affermato: “A settembre partiremo con 300 tutor” scolastici e aziendali, il cui compito sarà quello di mettere in relazione direttamente le scuole e l’apparato delle imprese, l’operato dei tutor sarà fondamentale “per orientare i giovani e sostenere l’alternanza scuola-lavoro”.

Il responsabile del dicastero del Lavoro ha detto che l’iniziativa si attuerà in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e che questo progetto (in capo all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) prevede l’individuazione di un tutor ogni 5 scuole superiori e che l’obiettivo è arrivare a “mille tutor”. Rimane da capire quale sarà il ruolo aggiunto dei tutor indicati dal ministro rispetto agli attuali: da quasi vent’anni, infatti, ogni scuola assegna le attività di collegamento con il mondo del lavoro a delle figure interne (funzione strumentale, tutor di classe) ed esterne (tutor aziendale).

In merito si segnalano esperienze positive come il progetto promosso da Legacoop Veneto per far conoscere il settore cooperativo ai giovani studenti degli ultimi anni delle superiori come modello d’impresa e spazio di opportunità occupazionale. Laura Giacomini, responsabile del progetto per Generazioni di Legacoop Veneto, aggiunge: “Ora che l’alternanza scuola lavoro è obbligatoria, così come ha voluto la ‘Buona scuola’, stiamo valutando di includere nella progettualità anche percorsi di alternanza scuola lavoro e di simulazione d’impresa da svolgersi presso le nostre cooperative, così da far toccare con mano ai ragazzi cosa significhi lavorare in una cooperativa o avviarne una”. Il progetto, avviato l’ottobre scorso, ha visto anche la pubblicazione della guida “Fare cooperativa”, distribuita nelle diverse occasioni di incontro coi giovani per introdurli alla cooperazione, farne conoscere a loro i numerosi settori, ma anche il suo ruolo nell’economia locale, regionale e nazionale.

La speranza è che dalle chiacchiere pseudoideologiche si passi ad una azione critica e costruttivas della scuola “militante” per migliorare un’idea valida che solo la pigrizia mentale e la scarsa volontà di confrontarsi con nuove modalità di apprendimento può cestinare come inutile o dannosa.

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