Non è preferibile chiedere/proporre un riassetto economico/democratico/funzionale dell’UE? Cui prodest? A noi, alla Spagna, alla Grecia, al Portogallo, alla Francia… al popolo tedesco? Forse a quasi tutti i cittadini europei. Urge la resilienza
La Civetta di Minerva, 19 maggio 2017
In assenza di istituzioni politiche più forti l’Italia sarebbe condannata ad una sola scelta: uscire dall’euro. Lo afferma il belga Paul De Grauwe, docente della London School of Economics. E pare che sia uno che se ne intende, se il Nobel Paul Krugman ritiene che nessuno come De Grauwe sia stato in grado di fare luce sulla crisi dell’Eurozona. E cosa sostiene De Grauwe in un recente articolo pubblicato dal Sole24Ore? Lo riassumiamo in una premessa e in due possibili ed opposte alternative. Per la gioia dei lettori amanti della brevità.
Premessa: Le politiche italiane sono inadeguate. Di conseguenza: a) o si cambia registro e si adotta la svalutazione interna (riduzione salariale) nella stessa misura degli altri stati (30% rispetto al valore ante euro) o l’Italia (che ha svalutato il costo del lavoro solo del 10%) sarà sempre meno competitiva ed esporterà sempre meno; b) se non ci sarà una politica più forte (in grado di comprimere i salari e le retribuzioni in misura pari ad altri Paesi, cioè del 30% rispetto al ’99), l’Italia sarà costretta ad uscire dall’euro.
Domanda: qual è il vero suggerimento di De Grauwe? La soluzione a o la soluzione b? Il suo discorso non è infondato, ma qual è il vero obiettivo? Probabilmente il secondo. Probabilmente De Grauwe si fa interprete di una Inghilterra che soffia sulla brace più calda per far divampare il fuoco della dissoluzione in UE.
Noi obiettiamo: Tertium non datur? Per noi lo scopo della politica è trovare vie nuove.
Pertanto domandiamo all’insigne studioso, tanto apprezzato dal Nobel Krugman: è possibile puntare su una politica di espansione dei salari e delle retribuzioni in tutta la UE? È possibile puntare su un livellamento del sistema fiscale nei paesi UE? È possibile puntare su un costo del denaro uguale in tutta la UE? È possibile puntare su una decrescita indolore del debito attraverso la sua sterilizzazione o attraverso l’elisione del debito indebito? È possibile puntare verso un nuovo sistema di monetazione non a debito?
Riteniamo di sì. E vedremo presto quali prospettive possibili assumeranno i contorni della realtà.
A vantaggio di chi dovremmo chiedere una svalutazione interna (contrazione del valore del lavoro)? Per l’Italia o per l’uno per cento del popolo italiano? Per gli interessi di chi dovremmo, in alternativa, decidere di uscire dall’euro e svalutare la nuova moneta? I guadagni derivanti da una esportazione agevolata si ripartirebbero su tutti gli italiani? Forse no.
Siamo tutti nella stessa barca ma non tutti sottoposti alla fatica di remare. C’è chi si gode il sole. Crescerebbe il PIL ma non il benessere comune. E le importazioni di materie prime e di idrocarburi non sarebbero più costose? E non innalzerebbero le bollette di tutti? E questo non comporterebbe un disagio più grave per molti?
Non è preferibile chiedere/proporre un riassetto economico/democratico/funzionale dell’UE? Cui prodest? A noi, alla Spagna, alla Grecia, al Portogallo, alla Francia… al popolo tedesco? Forse a quasi tutti i cittadini europei. Non alla élite dominante, abbagliata dal pensiero dominante. Non alla casta di eurocrati ed euro-banchieri che governano questa UE. Ma a noi preme puntare alla dissoluzione della UE o rinnovarne la politica, la monetazione, gli orientamenti, il pensiero?
Propendiamo per questa linea di azione. E vorremmo che la sinistra italiana ed europea scegliessero lo stesso orientamento o un percorso molto simile. Perché dovremmo mangiare l’amara minestra della svalutazione interna (del valore del lavoro) o buttarci dalla finestra (scegliendo l’uscita dall’euro e la dissoluzione della UE)?
Non siamo affatto sicuri che la sinistra saprà scegliere la rotta giusta e tener ferma la barra del timone verso una Unione più salda, più democratica e più equa, eliminando dislivelli, spread, irrazionalità ed asimmetrie varie. Crediamo però che valga la pena di suggerire questo percorso. Meglio che tifare per la dissoluzione e per il peggio. Quello che accadrà non lo sa nessuno. Non vorremmo però contribuire a suggerire una pessima scelta. Preferiamo rimanere i suggeritori di quella che riteniamo la via migliore. E se rimarremo inascoltati, ciò che accadrà non deriverà da colpa nostra.

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